L’importanza della comunicazione dell’avvocato in udienza

Quanta importanza assume la comunicazione in udienza? Oltre all’udienza penale, dove l’oralità è predominante, la comunicazione efficace può essere così determinante anche nell’udienza civile, del lavoro, tributario? In udienza, tutti i tipi di udienza, la comunicazione assume un’importanza decisiva. Ciò vale tanto nell’udienza civile (più per la ristrettezza dei tempi a disposizione e spesso la confusione in cui ci si trova ad operare), quanto nell’udienza penale. Mentre nella prima assume decisamente maggior rilevanza la comunicazione scritta, nella seconda la comunicazione verbale riprende la sua centralità. Nell’udienza penale, e più in particolare nell’esame e nel controesame dei testimoni, così come nell’interrogatorio delle persone indagate o dell’imputato, grande attenzione viene posta al body language, al linguaggio del corpo (espressioni facciali, contatto visivo, prossemica, paraverbale, vestemica) per cogliere ogni aspetto “latente” di comunicazione interpersonale. 

Il Metamodello per generare maggior consapevolezza

Il Metamodello, quindi la tecnica di porre domande di precisione al fine non solo di raccogliere informazioni, ma anche di saggiare la veridicità di ciò che viene detto, e più in generale far aumentare la consapevolezza nostra e del nostro interlocutore, è centrale per esempio nel controesame dei testimoni. Continue domande, brevi, precise, sintetiche, con un ritmo incalzante, in modo da dare poco tempo per riflettere e quindi rispondere istintivamente, riformulazione di quanto detto dall’interlocutore, inserimento di negazioni nella costruzione della frase, uso delle avversative, reframing sono tutte tecniche e comportamenti strategici per instaurare una comunicazione efficace (che quindi porti con buone probabilità a raggiungere il risultato sperato).

Gli skills dell’avvocato in udienza

Più in generale la cross examination è una forma di comunicazione processuale utile al giudice e non solo. Quanto è importante per l’avvocato conoscere le regole del metamodello per condurre le domande in profondità? Quanto conta saper leggere il linguaggio del corpo dell’esaminato: come tiene le mani, i piedi, le espressioni del volto, i movimenti oculari, le variazioni del tono di voce? Quanto è importante per l’avvocato in udienza, civile o penale che sia, controllare la gestualità in funzione di ciò che vuole trasmettere, saper modulare opportunamente l’intonazione e il volume della voce? Quanto è importante saper strutturare in modo efficace la frase, usare un linguaggio utile per entrare in sintonia con il giudice piuttosto che con le parti (basti pensare al processo del lavoro in cui da un lato abbiamo l’azienda datrice e dall’altro il lavoratore)? Molto, moltissimo. 

Lo stile comunicativo dell’avvocato

Se l’obiettivo è raggiungere il risultato, non si tratterà di avere UNO stile come avvocato, bensì di averne TANTI da usare in funzione delle circostanze. Fondamentale poi sarà la capacità dell’avvocato di spostare l’attenzione (focusing) su un punto piuttosto che su un altro della questione, spostando così il focus con domande di precisione, ripetute, brevi e mirate.

Certo, capacità di retorica, ma anche linguistiche, di prossemica, cinesiche. Capita spesso, invece, che il legale confonda le proprie capacità linguistiche (sa parlare bene, domina la lingua italiana) e l’arte della retorica e dialettica (l’arte di argomentare e di supportare le proprie tesi) 

Gli obiettivi comunicativi dell’avvocato in udienza

Qual è in definitiva il ruolo dell’avvocato? Convincere (con-vincere=vincere insieme) i propri interlocutori del fondamento della propria tesi attraverso le diverse argomentazioni prodotte e quindi ottenere ragione agli occhi degli giudice o dell’autorità in virtù del principio di ragionevolezza. Ci muoviamo qui tra l’arte della retorica e della dialettica.

Come diceva Cicerone, ancor più importante dell’arte dell’oratoria è saper creare le condizioni perché l’ascoltatore sia ben disposto nei confronti dell’oratore e da questo coinvolto emotivamente. L’empatia sarà il miglior terreno che potremo creare per rendere più probabili questi risultati. Troppo spesso, invece, l’atteggiamento scelto dall’avvocato (in udienza e fuori) è mostrare i muscoli, essere aggressivo, spianare le armi per far paura o per misurare il rapporto di forza, convinto che questa sia sempre e l’unica strategia utile per impostare le relazioni professionali. Invece, come tutte le strategie, questa potrà essere utile in alcuni casi e non in altri, mai utilizzarla in modo flat, sempre.

Buon lavoro!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

 



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