Benessere e coaching: perché è così difficile rompere le cattive abitudini

Quando si parla di allenamento si pensa subito all’allenamento fisico, dimenticando che anche quello mentale è una forma di allenamento. Le abitudini sono proprio l’effetto di azioni e pensieri ripetuti (quindi allenati) che ad un certo punto diventano automatismi.

La ragione per cui ciò accade è legata ad un meccanismo del cervello che si chiama “plasticità neuronale” e indica la caratteristica per cui più esercitiamo (utilizziamo) un circuito neuronale – che è alla base di un pensiero o un comportamento – più tale circuito si rinforza. Di conseguenza l’impulso elettro-chimico, alla base del pensiero, viaggerà sempre più veloce quanto più il circuito sarà stabile e utilizzato. Poiché il nostro cervello utilizza anche un altro principio per funzionare, e cioè il “principio di economia”, ecco che tenderemo ad utilizzare prevalentemente i circuiti più veloci e cioè quelli abitudinari di fronte agli stimoli esterni. Detto in altro modo, è facile entrare in un circolo vizioso ed è difficile uscirne. Alla base, oltre alle motivazioni psicologiche ed emotive (la paura del nuovo, la pigrizia etc.), troviamo soprattutto ragioni neurologiche: più di fronte ad uno stimolo esterno utilizzeremo un modo di pensare o di agire, più questo diventerà abitudinario e più sarà abitudinario più sarà veloce l’automatismo stimolo-risposta e sarà difficile vederlo (esserne consapevoli) e uscirne (fare diversamente).

Dove interviene il coaching

Questo è uno dei compiti del coach: rappresentare un terzo occhio che dall’esterno aiuti l’interessato a vedere cose che ai propri occhi risultano oramai scontate e aiutarlo a diventarne consapevole, per poter elaborare nuovi schemi di azione e di pensiero allenando questi più funzionali, a discapito di quelli disfunzionali.

La consapevolezza è il primo passo del cambiamento intenzionale.

Come avviene il cambiamento?

Cambiare non vuol dire agire su ciò che non va, come molti pensano; bensì agire su ciò che vogliamo che funzioni in alternativa. Detto in altre parole, per introdurre nella nostra vita cambiamenti dobbiamo decidere prima cosa vogliamo ottenere e impegnarci dopo per allenare questo nuovo modo di pensare e di agire, finchè diventerà una nuova abitudine (più funzionale della precedente).

Ricordiamoci, infine, che il cambiamento è una samba: un passo avanti, un passo indietro, un passo a lato. Cambiare non vuol dire non sbagliare più e non ricadere nella vecchia abitudine; non è possibile introdurre cambiamenti improvvisi, repentini e senza errori o ricadute. Ciò che avviene con queste dinamiche si chiama trauma. Il cambiamento è un percorso durante il quale una volta si riesce, una volta si ricade e una volta si riesce a metà, ma tutto all’interno di un trend di crescita, che ad un certo punto produrrà i suoi effetti, come l’acqua sul fuoco che bolle, che fino a 99 gradi sembra non subisca alcun cambiamento per poi all’improvviso cominciare a bollire.

Chiarezza di intenti, costanza e determinazione sono i veri ingredienti del cambiamento.

Mario Alberto Catarozzo

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