Capita spesso che i partecipanti ai miei corsi per i professionisti dell'area legale mi chiedano indicazioni bibliografiche per conoscere meglio la PNL (Programmazione Neuro Linguistica). Sia per chi non ha alcuna preparazione in PNL, sia per chi ha le basi, un ottimo testo che consiglio per iniziare e avere già una buona panoramica su tale disciplina è PNL al Lavoro, di Sue Knight, edito da Alessio Roberti editore.

Ci siamo di nuovo: il Natale è alle porte. Come tutti gli anni si metterà mano di fretta e in modo un po' distratto ai consueti auguri da inviare ai clienti. Già, gli auguri. Dovrebbero essere un momento in cui ci si dedica al cliente, in cui si fa mente locale su cosa è accaduto nell'anno appena passato e si fa una sorta di bilancio, per ripartire con ancora più vigore e determinazione insieme.

Vi siete mai chiesti perché alcune persone hanno una marcia in più nel comunicare con gli altri? Vi siete mai dati una risposta sul perché alcuni politici, per esempio, riescono ad arrivare con grande efficacia al pubblico, mentre altri risultano distanti, su un altro pianeta quando parlano? Perché alcuni coinvolgono, motivano, emozionano, mentre altri nulla?

Parlare in pubblico è la miglior occasione che abbiamo come professionisti (ma anche manager e imprenditori) per valorizzare la nostra immagine e promuovere la nostra attività. A differenza di uno scritto (un articolo di quotidiano, piuttosto che una pubblicazione), nel public speaking sono coinvolti tutti e tre i canali della comunicazione: VERBALE (cosa dico), PARAVERBALE (come lo dico) e NON VERBALE (linguaggio del corpo).

Il saldo della parcella professionale è diventato un momento critico per la maggior parte dei professionisti. È forse questo aspetto il più trasversale alle diverse professioni: avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro sono tutti oggi afflitti da questo problema. Si lavora tanto, con ritmi sostenuti e stress a go go e si incassa poco, sicuramente meno di qualche anno fa.

Esisteva un tempo il professionista che sceglieva i praticanti e i collaboratori tra amici o parenti (o parenti di amici). Esisteva poi il professionista che aveva poca scelta (o così almeno pensava) in quanto si doveva accontentare di ciò che la sua cittadina offriva. Esisteva poi il professionista che sceglieva intenzionalmente praticanti non troppo svegli perché potenziali concorrenti che in futuro avrebbero potuto distrarre clienti allo studio.

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