Chiunque abbia avviato un'attività professionale ha come obiettivo principale lo sviluppo del business. In quest'ottica ha fatto scelte logistiche, organizzative, comunicative. Così lo Studio legale, del commercialista, del consulente del lavoro negli anni misura il proprio livello di efficacia sia nella soddisfazione dei propri clienti per l'attività prestata, sia per il numero degli stessi. Da un lato, dunque, il business development risulta legato all'implementazione del parco clienti, dall'altro alla fidelizzazione degli stessi.

Provate a scorrere i vostri contatti nelle rubriche dei social a cui siete iscritti. Si apre a volte uno scenario non sempre all’altezza del target professionale con cui siete in contatto. Avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro…a volte per leggerezza, noncuranza, senso dello humor (?), pigrizia, hanno utilizzato nel proprio account social fotografie non sempre “professionali”.

La comunicazione sul web ha le sue regole. Tuttavia per utilizzare con efficacia questo strumento straordinario e potentissimo non è necessario essere dei profondi conoscitori di Internet o esperti di social media.  È necessario invece avere (almeno in una prima fase) buon senso, rispetto degli interlocutori (potenzialmente una platea immensa) e conoscere alcune regole base.

In generale le regole fondamentali per la scrittura sul web riguardano:

Oggi la creazione della reputazione (reputation) per il libero professionista è una questione più complessa di un tempo. Se in passato l'immagine e la reputazione dell'avvocato, del commercialista, del consulente del lavoro, del notaio, viaggiavano dall'ufficio al tribunale, dalla riunione col cliente alle relazioni tenute insieme dai caffè, dalle cene e dalle relazioni intessute con colleghi e conoscenti, oggi tutto ciò non basta più. Restano importanti, certo, ma non sufficienti.

In tutte le squadre sportive i giovani rappresentano la linfa vitale delle squadra. Sono il futuro, quella ventata di innovazione che permette di non essere sempre uguali a se stessi. Il cambiamento parte da qui, per evolversi e adattarsi meglio ai mutamenti ambientali. Cosa strana, invece, tutto ciò non accade negli Studi professionali. Ci riferiamo a quelli nostrani, perché se ci affacciamo oltreoceano la musica cambia, e anche molto.

La Corte dei Conti ha da pochi giorni licenziato il regolamento che disciplina il nuovo modello di società tra professionisti (Regolamento in materia di società per l'esercizio di attività professionali regolamentate nel sistema ordinistico). Ultimo atto sarà la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale e poi le Stp, sui blocchi di partenza da oltre un anno, partiranno. A più riprese abbiamo affrontato in precedenti post di questo Blog come la professione forense (e non solo) stia attraversando una profonda fase di cambiamento su più fronti: mentalità, rapporto con la clientela, competitività, comunicazione, nuove tecnologie e, non da ultimo, organizzazione.

Parliamo oggi di personal branding per i liberi professionisti. Il tema è già stato oggetto di altri post in questo Blog e passo dopo passo affronteremo i vari aspetti di interesse per un avvocato, commercialista e consulente del lavoro che intenda costruirsi un brand utile a distinguersi nel mercato professionale.

Quali sono oggi i veri ostacoli che incontra oggi il libero professionista? Prima di addentrarci in disquisizioni tecniche di marketing o di scelte strategiche, è utile sgomberare il campo da un presupposto (convinzione limitante) tipica della mentalità del libero professionista (quantomeno tradizionalista): “se sono bravo non è necessario farlo sapere, va da sé che i clienti lo sappiano e vengano  da me”.

94, tanti sono gli anni passati dalla prima volta che le donne e le libere professioni si sono incontrate. Dal lontano 1919, anno in cui furono ammesse le donne alle libere professioni, il numero delle professioniste è sempre cresciuto, non sempre portandosi con sé diritti e opportunità che potessero parificare il lavoro femminile a quello maschile.

Con la Riforma forense del dicembre 2012 il tema delle specializzazioni è stato ufficialmente introdotto nell’Avvocatura come un ulteriore elemento di diversificazione e di attestazione competenze per il giurista. A dire il vero il tema non è certamente nuovo, tant’è vero che nel 2010 già il CNF aveva emanato un regolamento (poi oggetto di sentenza del Tar Lazio nel 2011) indicante le 11 aree di specializzazione forense, chiarendo il percorso necessario per ottenere tale qualifica specialistica (“avvocato specialista”), legato ad una formazione ad hoc presso scuole riconosciute dalla stesso CNF, oppure all’anzianità di “servizio”. È solo tuttavia con l’art. 9 della legge di Riforma forense che viene introdotta tale figura specialistica, rimettendo ad un successivo regolamento le regole per il suo conseguimento.

I liberi professionisti, si sa, non amano abbinare la propria attività professionale ad un prodotto. La professione di avvocato, commercialista, consulente del lavoro, notaio (solo per citarne alcuni) è un’attività intellettuale, una prestazione di servizi e non un prodotto. Così, tradizionalmente, le professioni intellettuali a differenza delle attività commerciali si sono pressoché disinteressate di tutto ciò che avrebbe portato ad aumentare la propria visibilità, al di fuori dei canali classici quali scritti su riviste, libri, docenze e la classica attività di pr svolta one to one.

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