I liberi professionisti, si sa, non amano abbinare la propria attività professionale ad un prodotto. La professione di avvocato, commercialista, consulente del lavoro, notaio (solo per citarne alcuni) è un’attività intellettuale, una prestazione di servizi e non un prodotto. Così, tradizionalmente, le professioni intellettuali a differenza delle attività commerciali si sono pressoché disinteressate di tutto ciò che avrebbe portato ad aumentare la propria visibilità, al di fuori dei canali classici quali scritti su riviste, libri, docenze e la classica attività di pr svolta one to one.

Si parla molto ultimamente di leadership come della capacità di chi è capo di un gruppo, di un’organizzazione, di indicare la strada e condurre fuori dalla crisi. Il leader è colui che vede la strada dove gli altri non riescono ancora a vederla; colui che sa trovare le soluzioni più indicate al contesto per giungere a risultati. Il vero leader positivo è colui che non impone le scelte, ma le condivide con la giusta assertività e determinazione, spiegandone le ragioni e soprattutto i benefici futuri; è così che i leader generano vision nei loro followers.

Perché una struttura organizzata possa crescere e possano con essa crescere i livelli qualitativi dei servizi e le performance, un momento centrale è rappresentato dai feedback. Fondamentale è che tutti i componenti del team di Studio crescano costantemente, in modo che la crescita sia equilibrata e costante. In caso contrario, la crescita riguarderebbe solo alcuni settori dello Studio, alcune seniority o figure. È come se un aeroplano volasse inclinato, invece che con un assetto aerodinamico in equilibrio.  Mancanza di aerodinamicità corrisponde a maggior attrito e quindi maggior fatica nel percorso e inefficienze. La stessa cosa accade anche per lo Studio professionale la cui crescita avviene a scacchiera, invece di coinvolgere l’intero team.

Che siate avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro o notai, vi siete mai fermati a fare una verifica settore per settore degli sprechi che durante la giornata lavorativa si generano in Studio? Attività ripetute da più collaboratori, procedure ferraginose o mai chiarite, attività improvvisate, problemi ingigantiti dai collaboratori senza un barlume di problem solving, cattive abitudini riprodotte a nastro, riunioni fiume, gestione del cellulare randomica, scadenza cadute nel dimenticatoio fino all'urgenza assoluta...e potremmo continuare attingendo all'esperienza di ciascuno.

Il tema della leadership è entrato a far parte del mondo dei professionisti, esattamente come da decenni fa parte del mondo aziendale. Una leadership positiva, di ispirazione per i collaboratori, lungimirante e solida è quantomai oggi determinante per le sorti dello Studio professionale. Crisi economica, cambiamenti culturali, evoluzione dell’organizzazione di Studio, aumentata competitività sono solo alcuni dei fattori che richiedono una forte e positiva conduzione dei team e dello Studio professionale.

I liberi professionisti dell’area legale potranno anche essere divisi quanto ad opinioni su riforme ed evoluzione della professione, ma sicuramente saranno tutti d’accordo sul fatto che l’attività professionale stia vivendo un momento di passaggio cruciale. Del “vecchio” modo di fare l’avvocato, il commercialista, il consulente del lavoro (solo per citare alcune delle professioni impegnate nel settore) resta sempre meno. Abbiamo avuto modo di scrivere più volte di questo cambiamento epocale, che vede diradarsi rapporti fidelizzati, aumentare la concorrenza, velocizzare tempi e ritmi di lavoro, creare organizzazioni di studio più specializzate e articolate.

La maggior parte dei convegni o seminari ci hanno abituato a vedere il relatore saldamente seduto al suo posto dall’inizio alla fine della relazione. Se ciò poi si accompagnava ad un andamento mono-tono del paraverbale ecco che, a prescindere dalla bontà dei contenuti, l’evento risultava in salita. Difficile, infatti, mantenere alta l’attenzione in tali condizioni (che è poi ciò che permette di memorizzare i contenuti).

Sarà capitato a tutti di partecipare ad un seminario o ad un convegno e trovarsi davanti proiettate slide piene di testo. A questo punto ci siamo trovati di fronte ad un bivio: decidere di ascoltare la relazione dello speaker e non leggere il testo, oppure optare per la lettura e sacrificare ciò che il relatore stava per dirci. I più diligenti hanno cercato di fare entrambe le cose…perdendo necessariamente spezzoni dell’uno e dell’altro.

L’email è diventata compagna onnipresente delle nostre giornate. Siamo talmente abituati ad interagire con questo strumento che se per un po’ non ne riceviamo una sorge una sorta di disagio, di preoccupazione che il client di posta non funzioni, che non vi sia connessione Internet…insomma notiamo un qualcosa di strano rispetto alla “normalità”. E già questa considerazione parla da sé...

Ore 18, riunione plenaria in studio. Si comincia in ritardo, tanto per non perdere le buone abitudini e il via vai di chi è richiamato, come un pesce all’amo, dal telefonino scandisce buona parte dell’incontro. Dalla mia posizione defilata ho il privilegio di poter osservare ciò che accade. Lo schema è in fondo molto semplice: far prevalere la propria opinione su quella degli altri. Tutto qui. Energie, toni di voce, tempo, dialettica, insomma tutto focalizzato strategicamente verso un’unica meta: avere ragione sugli altri, imporre la propria opinione e, quindi, visione delle cose.

Più di una volta durante lo sviluppo dei botta e risposta tra i partecipanti mi rimbalza in testa come una pallina da ping pong una domanda: ma è saggio tutto questo? Intendo, è utile a qualcuno, anche solo a chi la spunta volta per volta come in una partita a carte dove vince chi cala il jolly al momento giusto. Mah, la pallina in testa continua a fare il suo dovere e mantiene vivo il dubbio che tutto ciò non abbia senso, ma proprio per nessuno.

Ad un certo punto mi sovviene una scena di un film appena visto e che apparentemente non dovrebbe centrare nulla con il contesto in cui sono inserito. La pellicola che mi sovviene è quella di Batman 2, dove il mitico eroe si inventa un espediente per poter ricostruire tridimensionalmente l’ambiente in cui si troverà ad agire e che non conosce. In sostanza utilizza i cellulari dei presenti come sonar che grazie all’emissione di onde radio dalle diverse posizioni in cui si trovano (punti di vista, appunto) fanno sì che il risultato sia la ricostruzione di un ambiente tridimensionale.

0
Connecting
Please wait...
Invia un messaggio

Scrivi qui la tua richiesta, ti risponderemo in giornata.

* Nominativo
* Indirizzo e-mail
* Richiesta
Login now

Serve aiuto? Invia subito un messaggio.

Nominativo
* Indirizzo E-mail
* Richiesta
Invia un messaggio.
Feedback

Help us help you better! Feel free to leave us any additional feedback.

How do you rate our support?