Comunicare con gli altri sembra semplice, ma non lo è affatto. La PNL (Programmazione Neuro Linguistica) ci insegna che ciascuno ricostruisce la realtà in base ad una serie di filtri che gli permetteranno di comporre un sua personalissima “mappa” della realtà. Relazionarsi e comunicare vuol dire far incontrare queste mappe, metterle grado di scambiarsi informazioni possibilmente capendosi. Tutt’altro che semplice, se provate a considerare al vostra esperienza che, come quella di tutti, sarà ricca di incomprensioni, equivoci, non detti che creano malumori, dissidi, conflitti.

La "psicogeografia" indica la relazione che si viene ad instaurare tra i componenti di un gruppo in relazione alla disposizione geografica degli stessi. Robert Dilts nel suo libro Il manuale del coach (Alessio Roberti editore, 2003) spiega come la disposizione geografica delle persone incida profondamente sulla loro interazione e, quindi, sull’efficacia comunicativa e sulla qualità dei rapporti.

I concetti della psicogeografia nello Studio professionale possiamo applicarli dalla disposizione delle persone negli uffici dello Studio alla disposizione del desk di segreteria, fino all’organizzazione su più piani degli uffici dello Studio.

L’occasione mi è utile per riprendere quanto abbiamo già affrontato più volte nei nostri post, vale a dire l’importanza della crescita dei collaboratori di Studio per la crescita dell’intera organizzazione professionale.

E’ di qualche giorno fa (giovedì 5 luglio) l’intervista pubblicata su Italia Oggi alla Vicepresidente di Fondoprofessioni Rosetta Raso, in cui si spiega l’importanza della formazione all’interno degli Studi professionali. Tale formazione - sottolinea nell'intervista - unita alla condivisione degli obiettivi si pone alla base della crescita professionale dei dipendenti di Studio e nello stesso tempo dell’aumento di qualità dei servizi professionali degli Studi stessi.

Il Public Speaking è l'arte di parlare in pubblico. Che il pubblico sia un'audience ampia, piuttosto che un ristretto gruppo di persone (collaboratori o clienti) poco conta. Sempre di public speaking si tratta.

E' stata in questi giorni appena varata la tanto agognata Riforma del lavoro. Molti professionisti specializzati in materia sono ora in movimento per organizzare eventi di aggiornamento con i propri clienti, piuttosto che chiamati da società di formazione, Ordini e associazioni per tenere interventi di approfondimento sul tema per colleghi e altri professionisti.

Il coach è un facilitatore del cambiamento. Un alleato con cui fare chiarezza, pianificare e attuare. Ben presto tra coach e professionista si instaura una partnership, un vero e proprio apporto di fiducia potenziante e funzionale al percorso intrapreso.

Il coach affianca gli studi professionali nei processi di cambiamento, di sviluppo e di rinnovamento velocizzandoli e fornendo strumenti e competenze nuove per il mondo professionale.

Tempo di maturità. Tempo di esami. Il primo di una lunga serie che scandirà la vita delle giovani generazioni così come ha scandito la vita dei quarantenni e cinquantenni d'oggi. Uno dei temi proposti quest'anno sull'attualità, tra crisi, lavoro e soluzioni innovative riguarda Montale, i giovani, la crisi e un frammento del famoso intervento di Steve Jobs all'Università di Stanford nel 2005 conclusosi col "siate affamati, siate folli" (stay hungry, stay foolish).

I grandi manager conoscono bene le biografie dei più famosi strateghi della storia. Uno per tutti fu Napoleone. Non lasciò mai nulla al caso. Capì che la fortuna poteva essere inglobata nella strategia e diventare forza propulsiva controllata e non casuale. La sfortuna, a sua volta, poteva essere gestita se non evitata. La sua forza consisteva nel saper adattare in corso d’opera le proprie scelte. Niente scuse, niente alibi. Solo mutate condizioni che grazie ad un’attenta pianificazione conseguente ad un accorto studio del territorio, delle condizioni climatiche e dell’avversario gli permettevano di non essere colto di sorpresa, non completamente, almeno.

Si nasce in una famiglia. Bella o brutta è la nostra e a poco a poco ci si abitua. Quegli schemi, quei modi di comportarsi, di parlare, di relazionarsi diventano per osmosi i nostri. Cominciamo così, sin da piccoli a ripeterli, a diventarne abili esecutori, fino a diventarne orgogliosi. È il nostro "programma". Il software è installato ora. In futuro, in ogni circostanza, sarà lui a guidarci, come un navigatore. E come ogni navigatore, se non verrà aggiornato costantemente diverrà presto obsoleto di fronte al territorio su cui ci muoveremo: cambieranno gli scenari, rimarrà il vecchio programma ad affrontarli. Nuove strade, nuove opportunità, nuove esperienza passeranno veloci accanto a noi senza scalfirci. È il nostro dna familiare, è la scheda forata che ci accompagnerà a lungo, se non per sempre.

È con viva soddisfazione che oggi scrivo questo post. Già, perchè sono passati i mesi e molti lettori sono diventati autori, co-autori, ispiratori, commentatori. Gli ultimi post hanno suscitato risposte simpatiche, argute e soprattutto empatiche. Si scrive perchè si è vissuto, si legge e si commenta perchè si condivide. Bello.

Ricevo e pubblico alcuni stralci di una mail che ieri sera mi ha accompagnato con alcuni minuti di ilarità... ma che dico, mi ha fatto schiattare dalle risate!!!

Palestra, spogliatoio ore 20. La giornata ha prodotto i suoi frutti e volge al termine, almeno la sua parte lavorativa. È arrivato il momento per dicarsi al relax e scaricare un po' di tensione accumulata. Fuori le scarpe da corsa, maglietta e calzoncini. Eccoci una decina di reduci dalla giornata in ufficio, ciascuno davanti al proprio armadietto come a militare, prepararsi alla fase B: un po' di salutare movimento.

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