Tempo di maturità. Tempo di esami. Il primo di una lunga serie che scandirà la vita delle giovani generazioni così come ha scandito la vita dei quarantenni e cinquantenni d'oggi. Uno dei temi proposti quest'anno sull'attualità, tra crisi, lavoro e soluzioni innovative riguarda Montale, i giovani, la crisi e un frammento del famoso intervento di Steve Jobs all'Università di Stanford nel 2005 conclusosi col "siate affamati, siate folli" (stay hungry, stay foolish).

I grandi manager conoscono bene le biografie dei più famosi strateghi della storia. Uno per tutti fu Napoleone. Non lasciò mai nulla al caso. Capì che la fortuna poteva essere inglobata nella strategia e diventare forza propulsiva controllata e non casuale. La sfortuna, a sua volta, poteva essere gestita se non evitata. La sua forza consisteva nel saper adattare in corso d’opera le proprie scelte. Niente scuse, niente alibi. Solo mutate condizioni che grazie ad un’attenta pianificazione conseguente ad un accorto studio del territorio, delle condizioni climatiche e dell’avversario gli permettevano di non essere colto di sorpresa, non completamente, almeno.

Si nasce in una famiglia. Bella o brutta è la nostra e a poco a poco ci si abitua. Quegli schemi, quei modi di comportarsi, di parlare, di relazionarsi diventano per osmosi i nostri. Cominciamo così, sin da piccoli a ripeterli, a diventarne abili esecutori, fino a diventarne orgogliosi. È il nostro "programma". Il software è installato ora. In futuro, in ogni circostanza, sarà lui a guidarci, come un navigatore. E come ogni navigatore, se non verrà aggiornato costantemente diverrà presto obsoleto di fronte al territorio su cui ci muoveremo: cambieranno gli scenari, rimarrà il vecchio programma ad affrontarli. Nuove strade, nuove opportunità, nuove esperienza passeranno veloci accanto a noi senza scalfirci. È il nostro dna familiare, è la scheda forata che ci accompagnerà a lungo, se non per sempre.

È con viva soddisfazione che oggi scrivo questo post. Già, perchè sono passati i mesi e molti lettori sono diventati autori, co-autori, ispiratori, commentatori. Gli ultimi post hanno suscitato risposte simpatiche, argute e soprattutto empatiche. Si scrive perchè si è vissuto, si legge e si commenta perchè si condivide. Bello.

Ricevo e pubblico alcuni stralci di una mail che ieri sera mi ha accompagnato con alcuni minuti di ilarità... ma che dico, mi ha fatto schiattare dalle risate!!!

Palestra, spogliatoio ore 20. La giornata ha prodotto i suoi frutti e volge al termine, almeno la sua parte lavorativa. È arrivato il momento per dicarsi al relax e scaricare un po' di tensione accumulata. Fuori le scarpe da corsa, maglietta e calzoncini. Eccoci una decina di reduci dalla giornata in ufficio, ciascuno davanti al proprio armadietto come a militare, prepararsi alla fase B: un po' di salutare movimento.

Twitter è il microblogging del momento. Partito nel 2006 a San Francisco (se fosse un bimbo non andrebbe neppure alle elemenari non avendo ancora compiuto 6 anni di età!) il social network dai 140 caratteri è oggi una vera rivoluzione nel modo di comunicare tra le persone. Nel business, come nell'informazione e nelle relazioni personali, la parole tweet, è entrata oramai nell'uso comune.

Esiste un principio in base al quale è il 20% delle attività che svolgiamo a generare l’80% dei risultati. Specularmente, il rimanente 80% di attività produrrà solo il restante 20% di risultati, qualificandosi dunque come attività ben poco redditizie. Questa regola è nota come Legge di Pareto o principio 80/20. 

La conseguenza pratica dunque quale potrà essere? Che su 100 attività solo 20 sono quelle realmente produttive e redditizie.  Quindi, una gestione oculata del nostro tempo e delle nostre energie dovrebbe portare ad individuare quali sono le attività altamente produttive che rientrano in quel 20% da cui discendono gran parte dei nostri risultati.

Abbiamo parlato in più occasioni dell’importanza di costruire una relazione con il proprio cliente improntata all’empatia. Per avvocati e commercialisti la capacità di entrare “in contatto”, emotivamente parlando, col proprio assistito è importante, tanto quanto il saper gestire con professionalità e competenza le richieste. Spesso infatti i professionisti dell’area legale sono chiamati a svolgere per il proprio cliente la funzione del medico: viene loro sottoposta una situazione “patologica” per trovare la "cura" più adatta. Solitamente sono situazioni poco piacevoli per l’assistito; sicuramente non lo è la cura, né la sua necessaria applicazione per evitare conseguenze più spiacevoli.

Fare il professionista vuol dire anche questo. Vuol dire dedicare una quota-parte del proprio tempo a creare un clima in studio positivo, di collaborazione e condivisione. Vuol dire sapere quando intervenire e come nelle situazioni di tensione tra i collaboratori. Vuol dire essere consapevoli che le emozioni, anche in studio, possono fare la differenza tra un gruppo performante e uno dispersivo e conflittuale. E i clienti? Percepiscono, statene certi, se uno studio è un’organizzazione compatta e sincronica, oppure se ciascuno va per la sua strada e alla prima occasione non perde tempo a sfogarsi su ciò che non va.

Prendiamo il caso di uno studio legale di dimensioni medio-grandi. Parliamo di oltre trenta collaboratori tra professionisti e personale di segreteria e amministrativo. Una start up partita due anni prima da alcuni professionisti che dopo l’esperienza pluriennale in grandi studi legali decidono di “mettersi in proprio” e realizzare il sogno professionale per il quale hanno studiato una vita. 

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