Fino a un paio di anni fa non avremmo mai pensato che  un avvocato, un commercialista, un consulente del lavoro, un architetto, potessero  avere una vita professionale fuori dal proprio studio, se escludiamo la classica attività di public relations in circoli, club o presso le classiche figure del direttore di banca, assicuratore, imprenditore. In due anni anche nel Bel Paese abbiamo assistito ad una vera e propria rivoluzione dei costumi dei clienti e di conseguenza dei professionisti.

Siamo a Parigi questa volta. È il 1771 e un ecclesiastico, l’abate Joseph AntoineToussaint Dinouart, pubblica un libretto (ora edito da Sellerio), L’arte di tacere. Sapete quei testi che nascono in sordina e poi col tempo come una valanga di neve cresce sul suo cammino fino a travolgere chiunque lo legga. Eccolo, lo avete ora tra le mani. Non vi aspettate toni eclatanti o solenni. Non vi aspettate dichiarazioni a stelle e strisce che ciò che leggerete vi cambierà la vita in 7 giorni, in 7 mosse o in 7 passi. Niente di tutto ciò. Si insinuerà e farà capolino nei vostri pensieri di tanto in tanto, come un ospite che vi eravate dimenticati di avere con voi.

Fare o "provare a fare"? Già, questa prima scelta può fare la differenza nei risultati. Acquisire un nuovo modo di organizzare il tempo nelle attività professionali, cambiare le modalità di comunicazione dentro e fuori lo studio, conquistare nuove fette di mercato. Questi potrebbero essere solo alcuni obiettivi che un professionista oggi si può porre, insieme alla diminuzione dello stress. E così posso decidere nell'arco della giornata di inserire la passeggiata di mezzora post pranziate; oppure un'ora di palestra la sera prima di rientrare a casa, o ancora una regolata all'alimentazione per perdere qualche chilo. In tutti questi progetti, grandi o piccoli che siano, c'è un primo passo. Come dice un detto orientale "ciascuno parte da dove è".

Composta da almeno 27 ossa e con terminazioni nervose direttamente collegate al cervello, la mano riveste una funzione molto importante nella comunicazione. Ciò vale tanto nel public speaking, quanto nella comunicazione one to one. Può rinforzare e sottolineare quanto abbiamo detto, piuttosto che contraddire il significato delle nostre parole e creare confusione nel percepito del nostro interlocutore. Non a caso gli oratori, i politici, gli attori, i comici (l’ordine non è casuale) hanno dedicato tempo allo studio della gestualità. 

Il grande Zygmunt Bauman nel suo "Modernità Liquida"  scrive: "Il consulente di maggior successo è quello cosciente  del fatto che ciò che i potenziali fruitori dei suoi servizi desiderano ottenere è una lezione esemplificativa. Dato per scontato che la natura dei problemi è tale che possono essere affrontati solo su base individuale e superati solo tramite sforzi individuali, ciò di cui abbisogna chi chiede consiglio è un esempio di come altri uomini e donne alle prese con un problema simile, affrontano tale compito"  (Laterza Editori, 2011, p. 66).

Avete mai provato a soffermarvi su un discorso di un grande personaggio? Pensiamo a Martin Luther King, a Ghandi, a John Kennedy, Ronald Reagan o, per venire ai nostri tempi, a Barack Obama o ad Angela Merkel. Già, se lo fate e vi prendete in mano un loro discorso per analizzarne la struttura e poi vederne comodamente in poltrona il loro intervento con tanto di video e di audio vi sarebbe subito chiaro cosa c’è di più nei loro discorsi. Le parole usate, il tono di voce, il ritmo, le pause, lo sguardo, i gesti sono tutti orientati, come i fiati, gli archi, le percussioni in un’orchestra verso l’unico obiettivo: emozionarvi, coinvolgervi, rendervi parte di.

Diceva Steve Jobs nella sua famosa intervista nel 1995 alla Stanford University che solo dopo uniremo ciò che abbiamo fatto come i puntini su di un foglio e solo così prenderà così forma la strada intrapresa. Prima possiamo avere un'idea di massima, una direzione e soprattutto la fiducia che se il vento che ci spinge nelle nostre giornate è quello della passione verso ciò in cui crediamo, beh allora questi puntini disegneranno una rotta decisamente piacevole.

Pochi di noi, tuttavia, hanno mantenuto l'abitudine giovanile di scrivere. Già, da bambini tutti abbiamo avuto un diario dove scrivevamo qualcosa della nostra giornata, dei nostri desideri e dove ogni tanto ospitavamo pezzetti di vita altrui, amici, fidanzate, ricordi. Eravamo giovani, quindi giustamente si guardava al futuro, lo si immaginava, ci si prendeva le misure e l'orizzonte sembrava davvero lontano, soprattutto lontano dai nostri pensieri. Tutta la vita è qui ora, pensavamo. Davanti a noi mamma e papà, insomma i fari come nello Stretto di Gibilterra a segnare le acque chete dall'oceano aperto. Poi il tempo passa e quello stretto, ora alle spalle, lo vediamo allontanarsi sempre più mentre navighiamo in quell'oceano immenso. Per strada amici, fidanzate, ricordi, studi, sogni restano tra le onde.

Le mezze misure non servono a nulla. Lo sappiamo, ma spesso con questo principio non ci facciamo i conti abbastanza. E così un progetto, un'idea a cui teniamo resta lì, parcheggiata in cantiere o a metà percorso, monca di quella parte di coraggio o di convinzione che mancava sin dall'inizio. Napoleon Hill, uno dei più grandi pensatori del XX secolo, autore del celebre "Pensa e arricchisci te stesso" (Think and Grow Rich) pubblicato nel 1937, afferma che "la mente umana può realizzare tutto quanto può concepire...con autodisciplina" a condizione che si focalizzi sul proprio obiettivo rendendolo un "ardente desiderio" senza possibilità di ritirata. Questo è nucleo del successo, nel senso etimologico di far accadere le cose che si desiderano. Qualcosa di simile la ritroviamo anche 2500 anni prima nel più grande stratega, Sun-Tzu, conosciuto per la sua opera "L'arte della Guerra". Anche qui ritroviamo il capo (dell'esercito) come colui che è salito così in alto ed ha poi gettato via la scala dietro di sé con un calcio: indietro non si torna. La mente deve essere proiettato verso il successo, verso il cambiamento, verso l'obiettivo. Niente vie di fuga, niente distrazioni, niente vie di mezzo. Tutta l'energia deve bruciare in quella unica direzione.

Oggi parleremo di due principi, utili nelle relazioni umane, professionali e con noi stessi. Il primo è il principio di reciprocità che spinge gli altri a ricambiare ciò che hanno ricevuto. Il secondo è il principio dell'impegno scritto, utilissimo per chiarire gli impegni e gli obiettivi. Annotarsi un risultato che vogliamo ottenere, formularlo per iscritto, cambia il nostro atteggiamento, rendendo quella che era un'idea di massima, un pensiero, in una meta prefissata verso la quale abbiamo preso, anche con noi stessi, un impegno nero su bianco che tenderemo a rispettare di più e a ricordare meglio.

Il semplice gesto di mettere per iscritto un obiettivo fa sì che il nostro atteggiamento cambi da "passivo" ad "attivo" verso la meta stessa. Questa è anche la ragione per cui molti accordi vengono messi per iscritto, contratti o meno: per chiarirne i contorni, delimitarne il perimetro, ricordarli in futuro e assumersi attivamente l'impegno a portarli a termine. Lo stesso principio che vale con noi stessi vale anche con gli altri.

Avete mai osservato attentamente i felini intenti alla caccia? I loro corpi sono tesi verso un unico obiettivo, la preda. Gli occhi sono fissi sull'obiettivo. Quasi legati ad esso da un filo invisibili. Un attimo prima dell'attacco ogni muscolo è teso, pronto all'esplosione in tutta la sua potenza. Come una gigante molla di muscoli sembra ridursi su se stesso, compattarsi per poi dare sfogo a tutta la sua forza, spesso, devastante per la preda. Nulla viene sprecato, energia, tempi, concentrazione. La strategia è scelta e ora l'azione farà la sua parte. Obiettivo? Raggiungere il risultato, portarsi a casa la preda. Questione di vita o di morte, spesso. Tranne la testa e gli occhi del felino, incollati alla preda come un missile Tomahawk che non molla il bersaglio finchè non lo ha raggiunto, il resto del corpo è una squadra dove ogni muscolo, ogni nervo, tendine, unghia, ha una funzione, sa cosa fare e lo farà per il bene di tutti, dell'organismo intero, della squadra. La natura ci ha messo del suo, il felino sceglierà la strategia secondo le circostanze. Le due cose faranno la differenza tra la riuscita o meno del progetto: portarsi a casa il cibo.

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