1979, avevo dieci anni. Mio fratello quindici, e in casa entra un album. Già, di quelli neri, di vinile, che sembravano supporti per la pizza. Sopra c'era scritto Banana Republic con la foto di due tizi, barbuti con cappello e occhiali scuri, Lucio Dalla e Francesco De Gregori. E' l'anno in cui papà ci compra anche lo stereo, un mitico Sansui dalle manopole grandi come bicchieri. Come spesso capitava con i fumetti - che custodiva gelosamente il mio fratellone (ah, gli Zagor) - anche gli LP venivano trafugati, regolarmente in sua assenza. Volevo come tutti i bambini essere grande, fare le cose dei grandi. E' così che "Ma come fanno i marinai", "Santa Lucia", "4 marzo 1943", "Quattro cani"... non andranno più via. 

Avevamo già trattato le difficoltà "biologiche" nella comunicazione uomo-donna e ritorno. Ci eravamo lasciati nei due post dedicati salutandoci con "non è colpa di nessuno" siamo fatti così, è tutta natura. Il cervello femminile è più empatico, più incline all'emozione, più viscerale nelle sue reazioni, quello maschile tendenzialmente le fugge, le emozioni. Meno preparato ad affrontarle, spesso non sa che farne, quindi razionalizza, le evita e se non può cerca una soluzione. Ovvio, tutti i distinguo soggettivi.

Le ultime notizie circa gli emendamenti al decreto liberalizzazioni prevedono una marcia indietro del Governo sull'obbligo dei professionisti di fare il preventivo in forma scritta laddove richiesto dal cliente. Pare che l'ultima versione preveda che il compenso debba essere reso noto al cliente da parte del professionista con un preventivo "di massima". E fin qui c'era da aspettarselo. Premesso, tra l'altro, che molti moltissimi professionisti già comunicano di prassi al proprio cliente un preventivo di massima - laddove possibile - penso che

E' nervosa, proprio come sua mamma! E' lento, lento, così come lo era suo papà! Sono fatti così di famiglia...!

Avete mai detto, o vi siete mai sentiti dire cose del genere? Sarà poi vero? Il temperamento di una persona scorre nelle genealogie, per dirla alla LeDoux (uno dei più grandi studiosi di neurobiologia)? Beh gli studi sulla genetica del comportamento ci dicono che vi sono tratti emotivi che vengono trasmessi geneticamente di generazione in generazione.

"Abbiamo apprezzato molto il suo lavoro, ma non abbiamo quest'anno soldi a budget per premiare i collaboratori". Quante volte abbiamo sentito una frase simile? Oppure: "sei davvero un bravo ragazzo, ma non sei il mio tipo". O ancora: "sono d'accordo con te, però questa cosa non si può fare". Ecco questi sono tutti modi comuni di parlare. Che effetto hanno? Sono efficaci per relazionarci con l'altro?

Due ragazzi di fronte a me parlano. Anzi, uno parla mentre l'altro ascolta. Sono in treno e si va veloci. Una frase attira la mia attenzione nel concitato discorso che il giovane fa all'altro mentre a tratti, distrattamente, guarda fuori dal finestrino il paesaggio. "A morire per sempre lì..., ma almeno è al sicuro". Parla, parla tanto questo ragazzo. Sopraccigli aggrottate, sguardo preso. Racconta di un amico, giovane pure lui, che ha trovato un posto di lavoro. Non capisco bene di che azienda si tratti, ma da come ne parla nulla di che. "A morire per sempre lì...", sento. Come una calamita questa espressione mi tiene incollato lì.

Nel precedente post abbiamo affrontato il tema del pagamento delle parcelle. Obiettivo dei vari step proposti era quello di migliorare la propria relazione col cliente e quindi far percepire al proprio interlocutore il valore dell'attività consulenziale. In ogni processo di vendita un momento di passaggio fondamentale è la trasformazione del processo di vendita in processo di acquisto da parte del cliente. La chiave di volta è rappresentata dalla creazione di buone ragioni per acquistare.

Per i professionisti la crisi ha significato principalmente un aumento delle difficoltà di pagamento delle parcelle. Infatti per molti il lavoro non è diminuito in termini di volume di attività, anzi in alcuni casi è addirittura aumentato. È cambiata la qualità del lavoro e soprattutto la redditività. La sensazione per i più è di produrre una ingente quantità di lavoro senza vederne i risultati in termini economici. Meno clienti ma soprattutto meno soldi. Dunque che fare? Posto che nessuno ha la ricetta pronta o la formula magica che molti vorrebbero, ecco un breve percorso per fare il punto della situazione ed elaborare le opportune strategie.

Modernità. Tutti prima o poi abbiamo pronunciato questa parola, molti ne hanno fatto un cavallo di battaglia, ma che vuol dire, oggi? 

Sono come al solito in libreria (uno dei posti preferiti dove passare del buon tempo in compagnia) è domenica pomeriggio, di questo fine gennaio ghiacciato. Le mani ancora intorpidite dal freddo cominciano a sfogliare l'ultimo libro di un autore che conosco bene, di quelli che quando parlano, o scrivono, i neuroni si mettono sull'attenti. E' Zygmunt Bauman, sociologo e uomo di buon senso, professore a Leeds e Varsavia. Il titolo in copertina non lascia dubbi sul contenuto: "Modernità liquida". Parla di noi, parla di oggi, parla di dove viviamo e soprattutto come.

Chi dorme non piglia pesci, dice il proverbio. Ma chi non dorme, dopo un po', non riesce più neppure a trovarla la canna da pesca! Vediamo quanto è importante il riposo nella gestione dello stress quotidiano.

Nel nostro viaggio quotidiano durante le 24 ore il nostro organismo affronta principalmente due cicli, la veglia e il sonno. L'orologio biologico che madre natura ci ha fornito alla nascita come kit per affrontare il viaggio ha dunque questi due cicli che compongono il cosiddetto ciclo circardiano (circa diem, cioè "circa un giorno"). La regolarità e la costanza nell'alternanza di questi due cicli risultano importanti per mantenere in equilibrio l'organismo e garantirgli sempre prestazioni eccellenti. Ormoni e mediatori chimici hanno la funzione di garantire all'organismo il dovuto stato di veglia durante il giorno e di riposo durante la notte.

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