"Abbiamo apprezzato molto il suo lavoro, ma non abbiamo quest'anno soldi a budget per premiare i collaboratori". Quante volte abbiamo sentito una frase simile? Oppure: "sei davvero un bravo ragazzo, ma non sei il mio tipo". O ancora: "sono d'accordo con te, però questa cosa non si può fare". Ecco questi sono tutti modi comuni di parlare. Che effetto hanno? Sono efficaci per relazionarci con l'altro?

Due ragazzi di fronte a me parlano. Anzi, uno parla mentre l'altro ascolta. Sono in treno e si va veloci. Una frase attira la mia attenzione nel concitato discorso che il giovane fa all'altro mentre a tratti, distrattamente, guarda fuori dal finestrino il paesaggio. "A morire per sempre lì..., ma almeno è al sicuro". Parla, parla tanto questo ragazzo. Sopraccigli aggrottate, sguardo preso. Racconta di un amico, giovane pure lui, che ha trovato un posto di lavoro. Non capisco bene di che azienda si tratti, ma da come ne parla nulla di che. "A morire per sempre lì...", sento. Come una calamita questa espressione mi tiene incollato lì.

Nel precedente post abbiamo affrontato il tema del pagamento delle parcelle. Obiettivo dei vari step proposti era quello di migliorare la propria relazione col cliente e quindi far percepire al proprio interlocutore il valore dell'attività consulenziale. In ogni processo di vendita un momento di passaggio fondamentale è la trasformazione del processo di vendita in processo di acquisto da parte del cliente. La chiave di volta è rappresentata dalla creazione di buone ragioni per acquistare.

Per i professionisti la crisi ha significato principalmente un aumento delle difficoltà di pagamento delle parcelle. Infatti per molti il lavoro non è diminuito in termini di volume di attività, anzi in alcuni casi è addirittura aumentato. È cambiata la qualità del lavoro e soprattutto la redditività. La sensazione per i più è di produrre una ingente quantità di lavoro senza vederne i risultati in termini economici. Meno clienti ma soprattutto meno soldi. Dunque che fare? Posto che nessuno ha la ricetta pronta o la formula magica che molti vorrebbero, ecco un breve percorso per fare il punto della situazione ed elaborare le opportune strategie.

Modernità. Tutti prima o poi abbiamo pronunciato questa parola, molti ne hanno fatto un cavallo di battaglia, ma che vuol dire, oggi? 

Sono come al solito in libreria (uno dei posti preferiti dove passare del buon tempo in compagnia) è domenica pomeriggio, di questo fine gennaio ghiacciato. Le mani ancora intorpidite dal freddo cominciano a sfogliare l'ultimo libro di un autore che conosco bene, di quelli che quando parlano, o scrivono, i neuroni si mettono sull'attenti. E' Zygmunt Bauman, sociologo e uomo di buon senso, professore a Leeds e Varsavia. Il titolo in copertina non lascia dubbi sul contenuto: "Modernità liquida". Parla di noi, parla di oggi, parla di dove viviamo e soprattutto come.

Chi dorme non piglia pesci, dice il proverbio. Ma chi non dorme, dopo un po', non riesce più neppure a trovarla la canna da pesca! Vediamo quanto è importante il riposo nella gestione dello stress quotidiano.

Nel nostro viaggio quotidiano durante le 24 ore il nostro organismo affronta principalmente due cicli, la veglia e il sonno. L'orologio biologico che madre natura ci ha fornito alla nascita come kit per affrontare il viaggio ha dunque questi due cicli che compongono il cosiddetto ciclo circardiano (circa diem, cioè "circa un giorno"). La regolarità e la costanza nell'alternanza di questi due cicli risultano importanti per mantenere in equilibrio l'organismo e garantirgli sempre prestazioni eccellenti. Ormoni e mediatori chimici hanno la funzione di garantire all'organismo il dovuto stato di veglia durante il giorno e di riposo durante la notte.

 

Felicità "Vurria sapè ched'è chesta parola, vurria sapè che vvo' significà" dice Totò in una sua poesia. La felicità è "fatta di momenti di dimenticanza", continua il Principe della risata. Già, la felicità, l'emozione che tutti cerchiamo come meta del nostro fare. La felicità è come un animale, più cerchi di afferrarla per la coda e più ti sfugge, più lasci che venga da te e più ti girerà intorno scodinzolando, insegna un maestro zen ai suoi allievi. Ma cosa influisce su questo sentimento, che cosa può aiutare ad avvicinarsi a questa emozione?

Tornate con la mente all'ultima volta che siete entrati in un negozio per comprare un televisore. Davanti a voi si paravano decide e decine di televisori. Diverse dimensioni e tecnologie: plasma, oled, lcd. E poi: Hd full, hd ready, 3D. Tabelle sintetiche sotto ciascuno descrivevano prestazioni, tempi di risposta al secondo, numero di pixel, porte di ingresso a lettori esterni. Insomma ce n'era abbastanza da poterci rimanere lì, piccoli piccoli, ore intere a cercare di capire. Il più delle volte che cosa è accaduto? Dopo qualche timido tentativo di informarci sull'unico parametro alla nostra portata, il prezzo, tra le mille offerte non siamo stati in grado di prendere una decisione. Abbiamo desistito e siamo usciti dal negozio più confusi di prima. Almeno prima di entrare sapevamo di non sapere ma speravamo; ora, una volta usciti, sappiamo di non sapere e non sappiamo cosa sperare.

 

"Abituate la vostra mente ad accettare obiettivi sempre più ambiziosi". Questa frase, ad una prima lettura tutto sommato banale, è di Donald Trump. Sì, lo so, molti lo odiano, molti lo considerano l'americano arrogante, lo squalo. Rileggendo la frase, ciò che attrae l'attenzione è "abituate la vostra mente". Già, perché cresciamo esattamente coltivando l'abitudine opposta, cioè a non osare troppo, non crederci troppo, non montarsi la testa di sogni che poi non si realizzeranno. I nostri genitori, insegnanti, la società ci ha "abituato" a pensare così, limitatamente.

Una sera di fine 2009 mi capitò tra le mani in libreria “La fortuna non esiste” di Mario Calabresi, oggi direttore de La Stampa. Dopo poche righe della quarta di copertina avevo già capito che mi sarebbe piaciuto, e mi avrebbe fatto bene. E così fu. La sera stessa, tutto d’un fiato ne consumai le pagine riga per riga. Tante storie per raccontarne una: la fortuna non esiste. La fortuna, la tua fortuna, la crei tu. È  nelle tue mani più di quanto tu non creda.
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