Esistono tanti modi per fuggire. Non è questo il punto. Ma da che cosa e ancor di più verso che cosa, ecco questo è il vero problema. La fuga è un atto di viltà o di coraggio, è la presa di coscienza o al contrario il rifiuto della conoscenza? Si fugge per disperazione o si fugge per speranza? Si fugge per non vedere o si fugge perché si ha visto? Letteratura cinema e musica ci restituiscono capolavori assoluti su questo tema. Perché si può fuggire nei sogni, nei ricordi, nelle vite altrui, su piccole strade o su grandi distanze, senza un progetto  o verso un obiettivo, da soli o in compagnia. Unico costante compagno di viaggio, sempre e comunque, alleato e bussola della fuga esistenziale è la libertà, quel senso di affrancamento che la distanza del viaggio ci dà.

Cosa diceva Steve Jobs? Stay hungry stay foolish? Siate affamati, siate folli? Sì è sempre quello il tema conduttore di una vita che valga la pena di essere vissuta: la passione ardente che per molti rasenta la follia o la maniacalità. Già, quella benzina che si accende al mattino dentro di noi e ci riscalda, dà carica e fa correre a mille. Prima con la mente e poi con il corpo. Altro che il cuore oltre l'ostacolo. Ci sono passioni dove gettiamo tutti noi stessi oltre l'ostacolo e poi ci rincorriamo per recuperarci e alla fine sentirci di nuovo intatti, pieni e soddisfatti in quella totalità di sentimenti che da il senso a tutta la nostra esistenza. Sentite questa storia, fa tanto bene di questi tempi sentire storie, ancorarci a gesta epiche poi trasformate in business colossali.

Correva l'anno 1957 e in piena Guerra fredda l'allora URSS parte alla conquista dello spazio con una navicella, lo Sputnik I a cui seguì a distanza di circa un mese lo Sputnik II. Quell'autunno l'allora Presidente americano Eisenhower ebbe giustamente di che preoccuparsi e avviò il progetto che prese il nome di ARPA, a cui solo dopo si aggiunse il suffisso NET, che significa "rete". Ma cos'era ARPA?

Crisi, paura, mancanza di vision, oggi sembra che il mondo intero abbia perso una direzione, sembra che quel benessere a cui molti (troppo pochi a dire il vero rispetto all’intera umanità) si erano abituati possa venir meno e questo terrorizza. Ci si focalizza su ciò che si può perdere. Ci si concentra su ciò che non si potrà più avere, forse. Si parla solo in negativo. Si usano parole pesanti, echi di animi appesantiti. Ma com’è stato in passato? Cosa avevano davanti i nostri nonni e bisnonni? E se andiamo ancora più indietro cosa ha fatto in modo che la civiltà progredisse se non le crisi, o meglio, le soluzioni alle crisi?

Il carattere o le competenze, qual è la dote più importante nella vita di un leader? Per Winston Churchill non vi erano dubbi, il carattere certamente! Nel suo discorso alla Camera dei Comuni il 19 settembre 1950, a guerra ormai conclusa, Churchill sa che è tempo di guardare avanti e di lasciare il suo segno negli anni a venire ponendo le basi per la costruzione dell’Europa post bellica. È un ricordo ancora recente la conferenza di Jalta (1945), in cui Churchill, Roosevelt e Stalin gettano i semi dell’Europa moderna, e la nascita della NATO (1949). L’ormai settantaseienne statista inglese pronuncia uno dei suoi tanti discorsi rimasti storici “The first duty of a university is to teach wisdom, not a trade; character, not a technicalities”.

Cervello giovane, cervello veccchio. Sarà un fatto di età anagrafica? Mmhh...non proprio. Escludendo patologie da quanto diremo, vedremo che l'età del cervello è più che altro un fattore di allenamento e di utilizzo, più che di vecchiaia in senso cronologico del termine. Certo gli anni pesano come su tutti gli altri organi, ne riducono elasticità e funzioni, ma in relatà quella scatola che abbiamo sopra il nostro collo ha talmente tante potenzialità che non sarà certo l'annetto in più a rappresentare un problema.

La mattina del 1° dicembre 1955, a Cleveland Avenue, Rosa Louise Parks sale su un autobus di Montgomery in Alabama e si siede. Un gesto apparentemente insignificante, comune, quotidiano. Quello però era un posto per bianchi e Rosa Parks non lo era. Quel gesto cambierà l’America. Il conducente, che la sorte volle che si chiamasse nientemeno che James Blake, la invitò ad alzarsi e a cedere il posto ad un bianco. Rose lo guardò e, stanca di arrendersi, rispose ne più ne meno come sessantadue anni prima (nel 1893) aveva risposto il giovane avvocato Mohandas Karamichad Gandhi, invitato a spostarsi in treno dalla prima alla terza classe (riservata agli indiani come lui) e per questo sbattuto sulla banchina dalla polizia. Quella notte cambiò la storia della più grande colonia inglese, l’India. Cinquanta anni dopo, il 15 agosto 1947, ne fu proclamata l’indipendenza. Il sogno del Mahatma Ghandi si era avverato.

MahatmaGrande Anima” così lo definì il poeta indiano R. Tagore. Nacque a Portbandar in India il 2 ottobre 1869 Mohandas Karamchard Gandhi. Per tutti il simbolo della “non violenza” (satyagraha), della lotta senza armi, della libertà. Ghandi fu capace di muovere masse con la sola forza delle convinzioni e della parola. “La mia vita è il mio messaggio” disse negli ultimi anni della sua esistenza terrena. Piccolo, gracile e pacato, impacciato nel parlare in pubblico negli anni giovanili, riuscì a muovere masse enormi di indiani verso l’indipendenza dal Regno Unito colonizzatore.

Così non va bene! Non capisci nulla, quante volte te lo devo ripetere! Di te non mi posso fidare! Do you remember? Sicuramente vi siete trovati qualche volta dalla parte della vittima e qualche volta dalla parte del carnefice. Questo spesso viene scambiato per un "feedback". Mmhh, non è proprio così. Che cos'è allora un feedback? E' uno strumento utile per acquisire maggior consapevolezza, trarre insegnamento e migliorare.

Il nostro benessere passa necessariamente dalla realizzazione degli obiettivi che ci siamo posti, piccoli o grandi che siano.

La realizzazione dei sogni può avvenire laddove abbiamo la capacità di trasformare questi in obiettivi concreti, così da poter formulare un piano di azione personale che sarà la nostra strategia per poterli raggiungere.

Quando un sogno cullato a lungo si trasforma in un obiettivo? Quando un vago desiderio, una speranza, cambia pelle e diventa qualcosa su cui lavorare, per cui val la pena di investire tempo, energie e denaro?

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