Tariffe minime e massime sparite. Obbligo di "contrattualizzare" il cliente. Obbligo di preventivare l'attività specificando tempi, mezzi, modalità operative. Obbligo di avere e comunicare l'assicurazione professionale. Insomma, molta più informazione, molto più coinvolgimento del cliente, molta più chiarezza. Lo so, già sento molti indignarsi: "ma come si fa nella professione", "non vendiamo oggetti", non si può fare", "è assurdo", "non siamo commercianti", ecc. ecc. Si può, si può. E' solo questione di abitudine, di volerlo e saperlo fare.

Storicamente, si sa, il professionista non vende nulla, non promuove nulla. Avvocati, commercialisti, architetti, notai, consulenti del lavoro, ingegneri sono professionisti, cazzo! (per rimanere in tema marinaro del momento). In quanto tali offrono prestazioni di alto livello, non beni e neppure servizi; prestazioni professionali e basta! Non sono commercianti, non sono imprenditori. Non vendono scatolette di pomodori o affettati all'etto. Almeno questo è quello che ho sempre sentito, da tutti i professionisti, nessuno escluso. Ma è proprio così? Soprattutto, lo è ancora oggi? Mi spiego meglio.

Abbiamo parlato nel nostro ultimo post di come iniziare bene la giornata dal punto di vista dell'autostima. Oggi, sempre nell'ottica di introdurre piccoli, costanti miglioramenti nella nostra vita, parliamo di come dare avvio alla giornata con buone abitudini alimentari e non solo. In sostanza, cosa fare dal momento in cui apriamo gli occhi per aiutarci ad ingranare con la marcia giusta e, perché no, con piacere il nostro viaggio quotidiano tra mille avventure. Poichè non sono un nutrizionista, lascio a loro il compito di specificare gli alimenti più adatti, a noi qui interessa capire quali sono le sane abitudini per star bene e sentirci in forma, in modo da poter dare il meglio di noi durante il giorno.

 Ti stimo fratello!  Avete presente? Sì, fuochino, l'avete sentito mille volte, lui è Jonny Groove, al secolo Giovanni Vernia, comico di Zelig. Esatto, l'allampanato giovanotto  che ripete dietro gli occhialoni e il sorriso un po' perso "Ti stimo fratello". Simpaticissimo.

Al di là della risata qualcosa da imparare l'avremmo: se ci dicessimo una volta al giorno "ti stimo fratello" la nosta autostima ringrazierebbe e ne uscirebbe un tantino rinforzata. 

 Immaginate una torta. Bene, ora rewind e torniamo al momento in cui tutti gli ingredienti sono pronti sul tavolo da lavoro: farina, latte, uova, burro, zucchero eccetera eccetera. Fatto cento la torta, il suo risultato finale dipenderà non solo dagli ingredienti usati, ma anche dalla quantità di ciascun ingrediente, dalle dosi, appunto. Con gli stessi ingredienti, miscelati in modo diverso, posso ottenere risutati molto diversi. Potrei passare dalla torta paradiso alla pasta frolla solo per le combinazioni diverse di pesi e misure.

 

In un post precedente abbiamo parlato della paura del fallimento che frena le nostre scelte più di quanto non le supporti il desiderio del successo. Ora possiamo fare un passo avanti per vedere che ancora di più a frenarci è la paura di apparire dei falliti agli occhi degli altri, il timore di fare la figura del cretino, dell'incapace. Questo è il vero timore che si agita nei nostri animi quando siamo lì lì per fare una scelta e titubiamo. Insomma apparire dei perdenti non piace a nessuno ed è sul crinale di questo timore che la vera natura di ciascuno salta fuori.

 

Il 2011 sarà ricordato per una parola: crisi. Penso che sia stata la più utilizzata in assoluto. Dalla colazione al pranzo alla cena questa parola ha scandito le nostre giornate. Ma che vuol dire? Etimologicamente crisi viene dal greco crìsis=separo. Indica la situazione che separa un modo di essere da un altro, o più in generale, un cambiamento improvviso, veloce. Di solito lo stato di crisi crea disagio proprio per la velocità con cui si verifica il cambiamento a cui l'organismo fa fatica ad adattarsi per riportare l'omeostasi, l'equilibrio. Lo stato di crisi è ciò che precede decisioni importanti e importanti cambiamenti. E qui ci spostiamo su un altro termine: cambiamento.

 

Cresciamo con delle convinzioni, poi scopriamo d'un tratto che non sono vere. Gli uomini preferiscono le bionde. Ma sarà proprio così? Ebbene questa è una delle false credenze più diffuse. Vari studi, infatti, hanno riportato risultati ben diversi, dove al primo posto nelle preferenze maschili quanto al colore dei capelli delle donne vi è il castano/nero, al secondo il biondo e al terzo i capelli rossi. Ma la cosa più sorprendente è che quando lo stesso test è stato somministrato alle donne dove la domanda era quale pensano che sia il colore dei capelli femminili preferiti dagli uomini, le donne hanno risposto nettamente mettendo al primo posto il biondo poi il castano/nero e per ultimo il rosso.

 

A volte basta una parola. A volte una piccola espressione è sufficiente e funzionale a rappresentare un evento, con tutta la sua storia al seguito.

La notte dei cristalli fu quella tra il 9 e il 10 novembre 1938, in cui i nazisti distrussero oltre 7500 negozi ebraici, bruciarono templi e sinagoghe. La ferocia antisemita che avrebbe condotto alla “soluzione finale”, frutto della follia dell’olocausto, aveva avuto inizio.

 

Ve lo ricordate Haward Cunningham di Happy Days? Siamo negli anni Sessanta e il papà di Richard e Jonie ("Sottiletta", come la chiamava Fonzie) era solito andare alla Loggia del Leopardo, con tanto di mitico cappello in stile, per fare quello che allora era il marketing: esserci e far parlare di sè. Ok, eravamo oltreoceano, a Milwaukee, ma da noi non andava molto diversamente. Si coltivavano amicizie con il notaio del posto, con il direttore di banca, con il titolare dell'agenzia di assicurazione. Tutto era funzionale al nostro network di lavoro. Lo si faceva e non lo si chiamava marketing, ma di fatto anche quello lo era.

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