La mattina del 1° dicembre 1955, a Cleveland Avenue, Rosa Louise Parks sale su un autobus di Montgomery in Alabama e si siede. Un gesto apparentemente insignificante, comune, quotidiano. Quello però era un posto per bianchi e Rosa Parks non lo era. Quel gesto cambierà l’America. Il conducente, che la sorte volle che si chiamasse nientemeno che James Blake, la invitò ad alzarsi e a cedere il posto ad un bianco. Rose lo guardò e, stanca di arrendersi, rispose ne più ne meno come sessantadue anni prima (nel 1893) aveva risposto il giovane avvocato Mohandas Karamichad Gandhi, invitato a spostarsi in treno dalla prima alla terza classe (riservata agli indiani come lui) e per questo sbattuto sulla banchina dalla polizia. Quella notte cambiò la storia della più grande colonia inglese, l’India. Cinquanta anni dopo, il 15 agosto 1947, ne fu proclamata l’indipendenza. Il sogno del Mahatma Ghandi si era avverato.

MahatmaGrande Anima” così lo definì il poeta indiano R. Tagore. Nacque a Portbandar in India il 2 ottobre 1869 Mohandas Karamchard Gandhi. Per tutti il simbolo della “non violenza” (satyagraha), della lotta senza armi, della libertà. Ghandi fu capace di muovere masse con la sola forza delle convinzioni e della parola. “La mia vita è il mio messaggio” disse negli ultimi anni della sua esistenza terrena. Piccolo, gracile e pacato, impacciato nel parlare in pubblico negli anni giovanili, riuscì a muovere masse enormi di indiani verso l’indipendenza dal Regno Unito colonizzatore.

Così non va bene! Non capisci nulla, quante volte te lo devo ripetere! Di te non mi posso fidare! Do you remember? Sicuramente vi siete trovati qualche volta dalla parte della vittima e qualche volta dalla parte del carnefice. Questo spesso viene scambiato per un "feedback". Mmhh, non è proprio così. Che cos'è allora un feedback? E' uno strumento utile per acquisire maggior consapevolezza, trarre insegnamento e migliorare.

Il nostro benessere passa necessariamente dalla realizzazione degli obiettivi che ci siamo posti, piccoli o grandi che siano.

La realizzazione dei sogni può avvenire laddove abbiamo la capacità di trasformare questi in obiettivi concreti, così da poter formulare un piano di azione personale che sarà la nostra strategia per poterli raggiungere.

Quando un sogno cullato a lungo si trasforma in un obiettivo? Quando un vago desiderio, una speranza, cambia pelle e diventa qualcosa su cui lavorare, per cui val la pena di investire tempo, energie e denaro?

Dal sito ai social come stanno cambiando le abitudini dei professionisti?

Ve lo ricordate il professionista sommerso da carte polverose e scrivanie disordinate? Che si muoveva lento in studio con aria di chi la sapeva lunga? Che aspettava i clienti che, quasi timidamente, entravano chiedendo se il dottore o l’avvocato era libero e poteva scambiare due parole perché avevano un problema. Storia! Tutto archiviato nei libri di storia. Restano le statuine di Capodimonte a parlarci del vecchio Azzeccagarbugli o del notaio panciuto. E non è mica passato poi così tanto tempo, a ben vedere.

Dove si creano le informazioni? Dove vengono memorizzate e immagazzinate? Ogni qual volta noi facciamo un’esperienza nuova, creiamo fisicamente nuove connessioni (migliaia) tra neuroni ed è in questi circuiti che viene costruita e conservata l’informazione. Più utilizziamo questi circuiti ripetendo l’informazione, più le vie neuronali dedicate a quell’informazione si consolidano e ingrandiscono

Comunicare e parlare non solo la stessa cosa. Molti di noi pensano che il semplice fatto di avere detto una cosa, di averla, appunto, comunicata, sia sufficiente. Preoccuparsi di verificare se effettivamente il nostro interlocutore ha recepito ciò che volevamo trasmettergli...neanche a parlarne. E se non ci siamo capiti la colpa non è certo mia, bensì sarai tu che non capisci ciò che ti dico, che non ascolti abbastanza. Per citare Renato Zero "chissà se basterà mettere insieme le parole per consentirci di poter comunicare...".

Vi siete mai chiesti a cosa servono le emozioni? Ci sembra tutto così ovvio, scontato che non ci siamo probabilmente mai posti questa domanda. Ci sono e...ci convivo. Saranno qualcosa di psicologico? Sono di intralcio alle mie attività? Sono il propulsore della mia vita? Insomma ste cose che si "muovono" dentro, che sento di tanto in tanto perché ci sono? Se la natura le ha previste è perché avranno una funzione?! Di inutile non ha previsto nulla, ogni cosa è lì perché serve e perché senza non si potrebbe vivere.

"Delegare: investire qualcuno di un potere o di una funzione" si legge nel Sabatini Coletti, Dizionario della lingua italiana. Oppure ancora "Delegare: affidare ad altri l'esecuzione di qualcosa". Di cosa stiamo parlando? Della delega fiduciaria, nel primo caso, e della delega esecutiva, nel secondo. Riportanto il tutto alla dimensione professionale, delegare per un professionista dovrebbe essere la principale attività su cui puntare per "allargare" i propri orizzonti temporali.

È mattina, dopo una notte agitata mi sento poco lucido ma ho mille cosa da fare in ufficio, mi serve un caffè per carburare. Tarda mattinata, fatta l’udienza, incontrato il cliente, ora vado in banca, ma prima mi serve un caffè per riprendermi. Ho mangiato troppo a pranzo, mi sento pesante e mi viene l’abbiocco, per fortuna che esiste il caffè che mi tiene sveglio. Caspita è tardissimo e devo ancora preparare le carte per domani, farò notte fonda anche oggi, vabbeh mi berrò un altro caffè.

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