Business plan: questo sconosciuto negli studi

Eccoci giunti ad una delle tappe fondamentali per organizzare e gestire il business di studio: il business plan. Dopo aver trattato nella puntata precedente il business model, che ci servirà a tenere la rotta dopo aver deciso in che direzione investire e con quali priorità, sarà ora utile valutare la sostenibilità delle nostre scelte. L’analisi di fattibilità e di sostenibilità, economica e non solo, è compito di questo documento chiamato business plan.

Quando stilare il business plan

Cominciamo da qualcosa che dovrebbe essere semplice ed intuitivo, ma che spesso viene trascurato del tutto o fatto ex post. Per poter effettuare scelte strategiche ponderate dovremo prima di tutto fare previsioni, di spesa, di incasso, di come andranno le cose dal punto di vista del mercato e del nostro posizionamento in esso. Partire senza un business plan in una attività è come partire per un viaggio senza la cartina stradale, su cui abbiamo appuntato almeno le risorse che ci serviranno e quelle che abbiamo al momento disponibili e prevedibilmente ottenibili nell’esercizio dell’attività.
Quindi la risposta è: subito! Il business plan dev’essere redatto prima di partire, non in corsa o dopo. Per chi è titolare di uno studio, quale migliore occasione dell’inizio dell’anno per mettere mano a questo piano di business per il 2016?
Spesso si crede che se non vi è la necessità di interfacciarsi con intermediari finanziari (banca e finanziarie) allora non vi è neppure la necessità di stilare il business plan, volto a dimostrare la sostenibilità del nostro progetto. Niente di più sbagliato! Il business plan non serve solo per poter accedere a forme di finanziamento, ma anche per poter capire quali mosse compiere per avere maggiori probabilità di centrare il nostro obiettivo di business.

Analisi del mercato

Per valutare la sostenibilità economica del nostro progetto di studio non possiamo soffermarci esclusivamente su di noi. Si renderà pertanto utile fare un’accurata analisi di mercato per capire dove ci posizioniamo, dove vogliamo posizionarci in futuro e capire quali servizi il mercato cerca e quali competitors abbiamo. È da questa analisi che ci verranno in mente nuovi servizi, nuove modalità di fornire i servizi attuali e nuovi strumenti per promuovere la nostra attività.

Strategie di marketing

Nel business plan dello studio rientrano anche le strategie di comunicazione e marketing. Queste da un lato prevedono un budget da mettere a disposizione per portarle avanti internamente, quindi con personale addetto dedicato, sia esternamente in outsourcing con società e consulenti. Nel business plan pertanto dovrà essere compreso il costo legato alle spese vive di consulenze, il costo delle persone dedicate e anche il costo di strumenti ad hoc (abbonamenti a banche dati, iscrizioni ad associazioni etc.). Questo vale tanto per le scelte di comunicazione off line (eventi, sale convegni, sponsorizzazioni etc.), sia il mondo del web (canoni per i domini, gestione ordinaria e straordinaria del sito, attività SEO, etc.).

Gli aspetti finanziari

Ed eccoci ai soldi. Sempre qui si va a parare! Fare un business plan vuol dire innanzitutto verificare la fattibilità e la sostenibilità economica del progetto. Potremo utilizzare un classico file excel (di modelli su Internet ne trovate molti) dove inserire le voci nelle righe e i mesi nelle colonne. Potremo poi prevedere tre diverse pagine (sheet): una per la previsione delle spese con conseguente budget da allocare, una per la previsione degli incassi, una riassuntiva per fare un bilancio di preventivo.

Abbiamo quindi fornito una prima guida alla redazione del business plan riferendoci agli studi già in essere e che non lo hanno mai fatto prima. Laddove, invece, ci trovassimo di fronte ad una startup, allora il business plan potrebbe arricchirsi di un executive summary, riportante in sintesi i punti di forza, gli obiettivi e il mercato in cui il progetto si inserisce. Il focus è stato condotto su un business plan per lo studio professionale di piccole-medie dimensioni, non certo di grandi dimensioni. In questo secondo caso ci troviamo di fronte ad una vera e propria struttura imprenditoriale organizzata stile azienda, che pertanto avrà centri di costo, necessità di reperire finanziamenti etc.

Mario Alberto Catarozzo

Leggi la sesta puntata dell’ebook “L’ORGANIZZAZIONE DELLO STUDIO PROFESSIONALE

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