Come cambia la comunicazione degli studi professionali sul web

Dal sito ai social come stanno cambiando le abitudini dei professionisti?

Ve lo ricordate il professionista sommerso da carte polverose e scrivanie disordinate? Che si muoveva lento in studio con aria di chi la sapeva lunga? Che aspettava i clienti che, quasi timidamente, entravano chiedendo se il dottore o l’avvocato era libero e poteva scambiare due parole perché avevano un problema. Storia! Tutto archiviato nei libri di storia. Restano le statuine di Capodimonte a parlarci del vecchio Azzeccagarbugli o del notaio panciuto. E non è mica passato poi così tanto tempo, a ben vedere.

Solo 5, al massimo 10 anni e tutto è cambiato. Che piaccia o no la realtà oggi è profondamente diversa da solo pochi anni fa. Concorrenza tra colleghi ai massimi livelli, innovazione tecnologica e studi in mobilità, Internet e visibilità senza confini, crisi economica e difficoltà nei pagamenti, clienti fedifraghi che cambiano consulente con la velocità con cui si cambiano i calzini. Ormai della vecchia attività resta ben poco in termini di abitudini, insomma la professione ha cambiato pelle. E parliamo di tutte le professioni, dall’avvocato al commercialista, dall’architetto all’ingegnere. Persino le categorie più coriacee ad ogni cambiamento come i notai hanno dovuto abdicare a vecchie formule organizzative riempiendosi lo studio di gestionali, aprendo un sito internet e partecipando a forum on line. E con questo, come direbbe Peppino de Filippo, ho detto tutto.

Il sesto continente, il web è davvero un’occasione troppo ghiotta anche per i più restii al cambiamento per rimanerne indifferenti. Poter avere uno studio virtuale (mica tanto) sul web aperto 24 ore al giorno, poter dialogare potenzialmente con migliaia di persone, poter essere contattati idealmente da ogni parte del Globo, beh è decisamente allettante (per certi versi anche un po’ ansiogeno) per chiunque. In un giorno potresti raggiungere più persone di quante tu ne abbia mai conosciute in tutta la tua vita. Che esplosione di opportunità! Ormai tutti lo hanno capito e ciascuno, a modo suo, fa la propria comparsa sul nuovo continente informatico.

Ecco così che pian piano sono nati a punteggiare il web italiano siti improvvisati di studi legali, di geometri e architetti, di consulenti del lavoro e di commercialisti. Spesso poco più che curricula on line dove l’ego del professionista poteva trovare sfogo senza limiti. Altre volte siti in cambio merce con un cliente poco solvibile, oppure richiesti come favore al cugino che su Internet sa smanettare in qualche modo; l’importante è farlo a basso costo o, meglio, senza costi.

E poi è arrivata la moda degli ultimi anni, da quando Facebook è diventato il social network più famoso al mondo: perché non aprire una pagina o un profilo gratuito qui? Tanto è tutto grasso che cola, non costa nulla…e allora eccoci. E tra un post che parla di calcio, uno che propone un servizio di consulenza legale e uno che commenta il nuovo Esecutivo si mischia un po’ tutto e non si capisce più bene con che “cappellino” ti stai presentando: come avvocato, come amico di click, come appassionato di calcio, come membro di un gruppo di discussione.

Arriviamo poi ai più intraprendenti con il proprio profilo infilato qua e là in qualche abbozzata directory, in qualche apparizione su un forum di casalinghe che chattano amabilmente o veloci su Twitter dove non si sa mai chi potrà leggere le nostre 140 righe (rigorosamente gratuite) postate di tanto in tanto per far vedere che ci siamo anche noi.

Di strategie di comunicazione, neanche parlarne. Di valutazione sull’opportunità di essere presenti oppure no, non ci preoccupiamo minimamente, se è gratuito.

Di loghi fatti in economia e siti tristissimi è oggi pieno il web. Ma siamo sicuri che tanto è solo “grasso che cola”? Che così facendo non ci stiamo in realtà tirando la zappa sui piedi? Andreste mai ad una riunione di lavoro con le macchie di sugo sulla camicia? No?! E allora perché presentarci con siti orribili, confusi, che dovrebbero essere il nostro primo biglietto da visita, il meglio che abbiamo da presentare di noi e della nostra attività, ciò che deve creare affidabilità, interesse e appetito nell’utente?

Oggi, nella società dell’informazione, dove le notizie corrono velocissime, siamo tartassati da input di ogni tipo. Internet consente di consultare, chiarire, trovare e scegliere come non mai. Anche per i professionisti dunque la comunicazione sul web è divenuta un asset centrale della propria attività. Ma bisogna saperci essere e non esserci a caso. Perché non è vero che non ci costa nulla. Ci può costare molto in termini di immagine, di reputazione, di clienti, vecchi e nuovi. Sul web, teniamolo presente, ciò che viene affidato alla Rete diventa “eterno”, nel senso che comincerà a viaggiare in modo “virale” tra siti, utenti, messaggi e motori di ricerca. Ecco perché gli appelli, soprattutto ai giovani, di fare attenzione a cosa postano sui social network, sui blog e sui forum. Perché anche dopo anni, vecchie immagini di quando eravamo ubriachi in vacanza, oppure frasi poco felici sul datore di lavoro o sul collega possono tornarci contro; magari in un colloquio di lavoro dove il direttore del personale prima di incontrarci ha fatto “un giro” sul web per vedere cosa avrebbe trovato su di noi… Anche il professionista deve fare questa attenzione e prima di scrivere, metterci la firma e la faccia è utile che ponderi bene a che pro, con che finalità e verso chi impostare una comunicazione che abbia un ritorno di immagine positivo. Il passaparola, per intenderci, viaggia anche sul web, anzi sul web viaggia decuplicato come velocità, intensità e numeri. E, come si sa, far parlar bene richiede tempo, ma la critica si allarga a macchia d’olio, anche se informatica.

Una comunicazione mirata, professionale, pianificata è un investimento, non è una spesa. Quanto conta per voi il vostro nome nella professione? Quanto è importante la reputazione, quella che fino ad oggi vi ha portato clienti con il passaparola? Ebbene cosa state facendo oggi per essa? Che piani avete? Che progetti per il futuro? Come pensate di far fronte a questi cambiamenti, per esserci ed esserci bene?

Avete mai pensato di investire in una figura nello studio che si occupi di social media? Che gestisca i clienti attuali e i prospect, cioè i potenziali? Che invii periodicamente la newsletter dello studio? Che si occupi di curare un blog dello studio? Che carichi ogni giorno le notizie che i clienti possono trovare sul nostro sito? Che lo tenga aggiornato e così via. Oppure avete mai pensato di fare dei corsi di formazione per capirne di più? Di entrare a far parte di directory serie e a numero chiuso (per esempio www.professionisti.it). Oppure di affidare ad una società specializzata la gestione della vostra comunicazione?

Non è più come un tempo miei cari professionisti, i clienti non vi aspettano più in studio. Oggi dobbiamo farci conoscere noi, avere qualcosa da dire di nuovo, qualcosa da offrire di diverso, che faccia la differenza rispetto ai colleghi. In questo contesto non conta esserci, conta esserci al meglio, tra i primi. Oggi la concorrenza richiede di essere i migliori, i più veloci, i più mirati, i più moderni, i più efficaci. Il cliente si informa, valuta e sceglie. Bisogna allora fare in modo che, a maggior ragione sul web, dove il primo contatto è impersonale, si fidino di noi e poi si fidelizzino.

È così. Cari professionisti, benvenuti nel web2.0!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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