Come costruire un buon team in Studio

Abbiamo visto nel post di ieri quali siano le fasi del cambiamento che ciascuno deve attraversare per giungere dall’inesperienza inconsapevole, alla perizia inconsapevole.
Conoscere queste fasi è importante per poter supportare correttamente la crescita dei propri collaboratori, per esempio.
I primi due step verso un team ideale

Nei miei corsi sono solito focalizzare l’attenzione su due aspetti che ritengo fondamentali per creare team affiatati e performanti:

  1. Scegliete i migliori collaboratori;
  2. Supportate al meglio la loro crescita.

Prima condizione, dunque, è la selezione accurata dei collaboratori. Vedo spesso invece che i collaboratori sono scelti con selezioni approssimative, che indagano solo gli aspetti professionali e non quelli caratteriali, valoriali. A differenza di ciò che si crede, le competenze professionali, tecniche, sono quelle che possono essere apprese e modificate più facilmente, se c’è volontà, determinazione, chiarezza di intenti e un buon mentore che ci sappia seguire nel nostro percorso di crescita. Seguo molti studi nella fase di colloqui dei praticanti o dei professionisti junior per supportarli nella scelta della squadra che andrà a “giocare il campionato”. Quasi sempre l’accento nei colloqui è posto sulle competenze tecniche del candidato: quali studi ha fatto, quali lingue conosce, le esperienze pregresse, le aspirazioni professionali e poco è lasciato alle domande sui valori che guidano l’azione della persona, sullo stile con cui ritiene di affrontate le sfide, sul l’approccio alle situazioni problematiche, sulla gestione dello stress, sulle leve motivazionali e così via.

Vi sono poi circostanze in cui la scelta del collaboratore è determinata da logiche distanti dalla meritocrazia e dalle reali capacità: segnalazioni, favori, fretta, l’accontentarsi di quel che il mercato offre ecc.
Ricordate sempre che scelte poco oculate in questa fase avranno un prezzo spesso molto alto in termini di perdita di tempo, stress, delusioni.

Il supporto alla crescita dei collaboratori
Una volta selezionati i migliori candidati e formata la squadra, la dovrete supportare dando il vostro meglio. Prendere ottime leve e poi abbandonarle a se stesse sarebbe un vero peccato.
Che siano praticanti alle prime armi, oppure professionisti junior che necessitano di inserimento nel nuovo ambiente, andranno sostenuti, supportati nella crescita, affiancati nel percorso fino al raggiungimento della piena autonomia.
Ciò vuol dire creare un percorso di tutorship in Studio, dedicare tempo al confronto sulle pratiche, sullo studio delle questioni, sul confronto di opinioni. Significa creare momenti di formazione, momenti di ascolto e di occasioni di affiancamento.
Uno degli errori più frequenti è pensare che, poiché sappiamo fare noi una certa cosa, la dovrebbe imparare a fare velocemente anche il nostro collaboratore, altrimenti vuol dire che non si impegna abbastanza.
Ora, con tutti i limiti delle generalizzazioni, ricordiamoci sempre che ciò che per noi è facile non significa che lo sia anche per il nostro collaboratore. Come dice il grande allenatore Julio Velasco “non esistono cose facili, esistono cose che io so fare e che cose che non so fare; una cosa che per me è facile non ė detto che lo sia anche per un altro”; facilità o difficoltà dipendono quindi dal grado di perizia, più che dalla cosa in sé.
Nella prossima puntata vedremo quale metodo seguire per aiutare in concreto i collaboratori nel percorso di crescita.
Buon lavoro!
Bye bye
Mario Alberto Catarozzo



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