Il “sequestro emozionale”: che cos’è e come agisce nella comunicazione

Vi è mai capitato di arrabbiarvi davvero tanto da sentrvi travolti da questa emozione? La sensazione è quella di essere sopraffatti dall’emozione, di non riuscire a controllarla con la ragione. Ebbene durante uno stato emotivo intenso si parla di “sequestro emozionale”. Con questo termine si intende proprio la situazione in cui l’emotività prende il comando e la ragione deve cedere il timone, salvo poi recuperare terreno e introdurre correttivi comportamentali.

In questa fase l’emotività ha il sopravvento e il cervello non riesce a ragionare con lucidità. Si parla anche di periodo refrattario o tempo di recupero durante il quale l’unica cosa da fare è recuperare l’equilibrio emotivo e non sforzarsi di ragionare ad ogni costo. Questo vale tanto nel dialogo interno con noi stessi (quando per esempio ci arrabbiamo con noi stessi per un errore), quanto nelle relazioni con gli altri.

Provate a pensare l’ultima volta che un vostro collega vi ha mandato su tutte le furie, oppure quando in macchina un automobilista vi ha tagliato la strada facendovi incazzare come bisce tanto che se l’aveste avuto tra le mani lo avreste ammazzato. Oppure ancora provate a pensare ad una lite con il vostro consorte dove non vi siete sentiti minimamente capiti e più cercavate ragione più i toni si alzavano in un escalation di reazioni. Magari, poi, mezz’ora dopo, eravate lì a scusarvi per aver usato quella parola, per aver alzato eccessivamente la voce, per aver tirato in ballo parenti e amici che non c’entravano nulla. Ecco, avete provato situazioni di sequestro emozionale, dove una parte del nostro cervello chiamato amigdala (luogo delle nostre emozioni più profonde) ha preso il sopravvento perché ha ritenuto che fossimo in pericolo e quindi che fosse opportuno attivare schemi difensivi, salvo poi intervenire altre aree del cervello più “raffinate” che hanno ponderato meglio (a mente fredda, si dice solitamente) la situazione, e hanno introdotto correttivi per riequilibrare la reazione. Sarebbe quindi opportuno non cercare di relazionarsi con le altre persone durante questa fase di picco (cercando per esempio di far capire o di sistemare le cose) in cui l’amigdala (la parte del cervello che conserva la memoria emotiva) prende il sopravvento e ci “gestisce” secondo schemi ancestrali attacco/fuga utili alla nostra sopravvivenza. In parole povere si dice che in queste situazioni perdiamo il controllo di noi stessi che verrà recuperato man mano quando le altre strutture cerebrali apporteranno correttivi ai nostri comportamenti che risulteranno più “ponderati”.

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

 @MarAlbCat

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