Desiderio o paura, chi prende le decisioni per noi?

Vi è mai capitato di trovarvi di fronte ad un dilemma, un bivio a cui dovete dare una direzione? Per esempio, accetto un’offerta di lavoro che potrebbe farmi fare un salto professionale importante, oppure mi fermo di fronte alla preoccupazione delle rinunce che tale scelta comporterebbe? Uno studio professionale importante vi ha chiamato, ma questo comporterebbe lavorare con orari incompatibilicon i vostri affetti. Oppure, la società in cui lavorate si è accorta di voi e vi offre un posto da boss ma all’estero e quindi lontani dalla famiglia. Oppure ancora, avete l’opportunità di fare il salto e passare da dipendente a libero professionista o imprenditore di voi stessi. Che fare?

Qui sono in gioco due forze che si sfidano nel tiro alla fune. Cederemo all’attrazione del desiderio verso il nuovo, verso la conquista, oppure cederemo alla preoccupazione e alla paura di perdere anche quello che si ha già? Desiderio di vincere o paura di perdere? Quale dei due avrà l’ultima parola?
Beh, qui di nuovo torna il tema dei tre “cervelli” che abbiamo in testa. Come tre? Sì, abbiamo già visto nei post precedenti come nell’evoluzione del mammifero uomo si è formato dapprima il cervello rettile (Old brain) comune a tutti i vertebrati, sede degli istinti di sopravvivenza, poi il cervello limbico (Middle brain) sede delle emozioni e infine la neocorteccia (New brain) sede del pensiero. Il primo decide, il secondo sente e il terzo pensa.
L’uomo di oggi si crede razionale e logico. Quindi, in un caso tra quelli di cui sopra, di fronte al bivio ciò che immaginiamo accadere nel nostro cervello è più o meno questo: ho davanti due opzioni, quindi attivo una serie di valutazioni dove considero i pro e i contro di una scelta piuttosto che dell’altra. Quindi grande lavoro di logica affidata al pensiero razionale: probabilità, peso delle conseguenze, valore del guadagno ecc. ecc. fino ad arrivare al bilancio definitivo costi/benefici, di fronte al quale prenderemo la nostra decisione. Giusto?
E invece….no! Non funziona proprio così. Cosa accade realmente nel nostro cervello? Quali sono i meccanismi che si attivano per farci prendere una decisione?
Ecco qui: innanzitutto, il nostro cervello produce immagini, come tanti fotogrammi che compongono vari filmati. Ciascun filmato corrisponde ad un ipotetico scenario, cioè prova ad immaginare cosa potrebbe accadere in seguito alla scelta A piuttosto che alla scelta B. Chi è il regista  di questi film? Il New brain, la parte del cervello sede del pensiero, la corteccia cerebrale, la parte più recente, abbiamo visto. Ma questo regista, come nelle migliori trasmissioni, non è isolato, comunica costantemente con gli attori, che in questo caso sono gli altri due cervelli, il Middle brain e l’Old brain. Questi due non restano certo indefferenti davanti alla visione dei vari filmati, si emozionano! Il Middle brain, la sede delle emozioni per eccellenza, vibra di fronte ai fotogrammi proiettati e provoca sensazioni fisiche, che percepiamo alcune come piacevoli e altre come sgradevoli. A sua volta queste sensazioni continuano a risuonare provocando l’attivazione dell’Old brain, la sede degli istinti di sopravvivenza, che come un radar non va molto per il sottile nel distinguere i segnali. Lui ha lo scopo di catalogare un segnale come “pericoloso” per la nostra incolumità oppure no. Nel primo caso attiva uno stimolo di fuga per evitare il pericolo; nel secondo caso, invece, non attiva tale reazione perchè non registra pericolo incombente. Nel caso specifico, il cervello rettile invierà un messaggio di pericolo e di rifiuto verso il film relativo alla scelta A, considerata pericolosa. Tale messaggio raggiungerà il cervello limbico che ha registrato le sensazioni negative alla visione del film A. Il messaggio ora carico di impulso al rifuto e sensazioni spiacevoli giungerà alla neocorteccia che quindi prenderà ufficialmente la decisione di  non perseguire l’alternativa A, bensì la B. In sostanza, fa più paura il rischio di perdere che il desiderio di vincere. Ma poichè i processi dei due cervelli più antichi non sono percepiti a livello conscio, ciò che alla fine percepiamo è la decisione finale, quella apparentemente frutto della ragione presa dalla neocorteccia sede del pensiero, come se fosse tutta farina del suo sacco. Quindi ci diciamo che abbiamo valutato e poi deciso. Questo è il processo decisionale percepito. Ora invece sappiamo che non è andata proprio così. Tutto questo non solo non è negativo per noi, ma è ciò che ci ha tutelato nei millenni e oggi ancora ci permette di effettuare scelte in maniera piuttosto rapida riducendo al minimo le perdite e i rischi.
Ah, mamma natura non sbaglia mai!
Baci a tutti.
Mario Alberto Catarozzo



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