Due passi nello stress

Nei post precedenti abbiamo parlato di come lo stress, se protratto nel tempo, sia nocivo per l’organismo sotto più aspetti: psicologico, cognitivo, fisico. Per quest’ultimo i disturbi possono riguardare l’apparato gastrointestinale, quello cardiocircolatorio, il sistema immunitario fino a diventare concausa di conseguenza anche gravi per la salute.

Nell’introdurre i metodi e le tecniche per la gestione dello stress va premesso che esistono metodi per la gestione sul lungo periodo,

il che equivale a dire che diventano stili di vita, abitudini che hanno la funzione di prevenire lo stress cronico e metodi di gestione immediata dello stress, che quindi hanno la funzione di porre rimedio ad una condizione di stress dell’individuo protratta nel tempo.

Va inoltre considerato che l’obiettivo non è tanto quello di eliminare lo stress, in quanto abbiamo visto come esso sia una reazione fisiologica importante dell’organismo e assolutamente utile a fini di garantirne la sopravvivenza e il benessere. L’obiettivo è quindi la gestione dello stress per evitare che una eccessiva intensità e durata possano diventare stati costanti e quindi abitudini di vita, sotto cui l’organismo non riuscendo più a riportare l’omeostasi interna alla fine cede “ammalandosi”. Il cliclo dello stress, infatti prevede una modificazione dello stato di equilibrio causata da un agente esterno, il processo di coping, quindi di adattamento allo stesso nel tentativo di riportare equilibrio, la reazione e quindi la tensione, l’esaurimento e il conseguente ritorno ad una situazione di omeostasi (il che non vuole necessariamente dire alla situazione precedente, ma comunque ad una nuova situazione di equilibrio).

Infine la gestione dello stress va intesa come un processo e non come un risultato. Cosa vorrà dire? Che dobbiamo apprendere il processo dinamico di gestione, cioè come giorno per giorno far sì di ridurre, alleviare le situazioni stressanti per noi, ritagliarci momenti di relax e di ripresa, dedicarci il tempo necessario a cogliere i sintomi della tensione prima che sia troppo tardi e dover a quel punto correre ai ripari. Come dire, dobbiamo imparare ad evitare che l’incendio si sviluppi, piuttosto che imparare a fare i pompieri e spegnerlo forzatamente con ingenti getti d’acqua.

Il risultato naturale sarà uno stato di benessere ed equilibrio psicofisico. Così come ci si adatta ad una vita stressante di cui non ci accorge più dopo un po’ di tempo, salvo quando il fisico comincia a lanciare segnali sempre più evidenti, allo stesso modo ci si deve riabituare ad uno stato di benessere che non sia relegato al momento della sauna, della palestra o delle ferie estive, ma che sia uno stile di vita che accompagna e sorregge i nostri impegni e sforzi della quotidianità frenetica in cui ciascuno, suo malgrado, si trova a navigare.

Per sintetizzare il procedimento di gestione possiamo considerare tre momenti fondamentali:

1. Il prendere consapevolezza di se stessi, delle proprie emozioni e dei sintomi dello stress;

2. Soffermarsi a identificare le cause (fonti) dello stress ed i momenti nell’arco della giornata in cui siamo più esposti agli agenti stressogeni;

3. imparare ad ascoltare i propri desideri e definire con metodo gli obiettivi che ci impegniamo a raggiungere.

A questo punto con pianificazione e necessaria flessibilità dovremo agire in modo che determinate vecchie abitudini pian piano vengano abbandonate facendo posto a nuovi schemi di pensiero e di azione in linea con il nostro benessere (fare regolarmente attività fisica, nutrirsi con consapevolezza, godere dei momenti di relax, coltivare amicizie, condividere le emozioni, ecc.).

E con questo andiamo a dedicarci un po’ di meritato relax.

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

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