È un buon periodo o un pessimo periodo questo?

Chissà tra 20 anni, guardando indietro cosa diremo di questo periodo. Il nostalgico dirà che si stava meglio oggi, l’ottimista, che il meglio deve ancora venire, lo scettico che è una schifezza sempre, ieri e oggi.

Ok, ma proviamo per una volta ad uscire da questi cliché. Proviamo a guardare il nostro tempo con occhi distanti, come se fossimo spettatori non coinvolti. Prova a fare questo esperimento insieme a me e vediamo cosa succede. Proviamoci e partiamo dalle frasi più frequenti che leggiamo sui giornali e che oramai siamo a abituati a ripetere tutti.

Che periodo viviamo?

Oggi c’è una corruzione spaventosa in Italia – Vero, fa schifo. Se allarghiamo lo sguardo con una visione storica, tuttavia, non penseremo mica che negli anni ’60 in Italia le cose fossero poi così diverse?! Se prendete su YouTube un discorso di un politico dell’epoca e chiudete gli occhi sembra di sentire i discorsi di oggi. Provate! Se poi allarghiamo in ottica mondiale, non penso che negli Stati Uniti degli anni ’50 e ’60 le cose andassero molto meglio, né oggi  in Paesi come la Cina o il Giappone, o il Messico. Dunque la corruzione è una porcheria che va combattuta ma, haimé, fa parte della natura umana e non è un tratto caratteristico di oggi. Forse oggi ci sono più mezzi di comunicazione che permettono di venirne a conoscenza. Chissà all’epoca dei romani cosa non doveva avvenire e la storia ci racconta storie torbide, corruzioni e complotti da Bruto in poi (quoque tu Bruto…).

Non c’è meritocrazia in Italia – Vero. Anche questo fa schifo! Ma anche questa non è una novità o una caratteristica dei nostri tempi. Volete forse dirmi che nell’epoca di marchesi, duchi, conti, nobili dal seicento in poi esisteva la meritocrazia? No, dai. Certo, in altri Paesi c’è n’è di più, e in altri non c’è n’è per nulla!

Siamo sfortunati per la crisi economica che stiamo vivendo – Vero, fortunati proprio non siamo. Ma chi è stato più fortunato di noi? Chi ha vissuto la rivoluzione industriale di fine settecento? Chi ha vissuto il lavoro in fabbrica tailoristico dell’Ottocento? Chi ha vissuto a cavallo della prima o seconda guerra mondiale? Chi ha ricostruito l’Italia degli anni 50 e 60? Forse il ventennio 70-80 effettivamente ha visto una prosperità che oggi non c’è più, ma se andate a prendere negli archivi discorsi dell’epoca…anche allora ci si lamentava per la crisi e per l’occupazione…

Potremmo continuare, ma quali considerazioni genera tutto ciò? Che certi leitmotiv sono presenti in tutte le epoche e in tutte le culture, fanno parte della natura umana che non sempre brilla di generosità, altruismo, correttezza, trasparenza.

E’ un periodo pieno di opportunità oggi!

Delle novità però oggi effettivamente ci sono rispetto al passato. Oggi chiunque ha la possibilità di accedere alla cultura, se davvero lo vuole. Oggi chiunque può aprire un’attività se ha determinazione, costanza, volontà, preparazione. Ricordiamoci che le più grandi fortune della storia dell’ultimo secolo sono nate da chi aveva le toppe al sedere, non dalle dinastie ereditarie. Oggi tutti hanno accesso alle informazioni, cosa che solo quarant’anni fa non era scontato e che ancora oggi in alcuni Paesi del mondo non lo è (basti pensare alla condizione femminile in molte culture).

Oggi con pochi soldi si può metter in piedi un’impresa, basta un sito internet, una buona idea e tanta volontà. Oggi il web abbatte barriere geografiche e culturali. All’epoca dei nostri genitori dove nascevi determinava con buone probabilità il tuo futuro. C’è crisi? C’è un cambiamento di cultura epocale? Sta saltando buona parte di quello che conoscevamo? Bene, così come crea ovviamente disagio, può essere un’ottima opportunità di emergere, di rinnovarsi, di innovare, di cambiare migliorando.

Tra 20 o 30 anni ricorderemo questo momento storico come un momento di passaggio epocale, come un momento dalle mille risorse. Chi. Vuol costruire, creare, oggi può farlo. Certo che se procede con la vecchia mentalità del posto fisso, del lavoro per sempre, della relazione padrone-dipendente (e non uso a caso questo termine), ovvio che non si trova, che appare tutto sbagliato. Sta affrontando con una chiave inglese il tentativo di dare un senso ad una vite, cioè usa lo strumento sbagliato. In un precedente post ho consigliato la lettura del libro di Spencer Jhonson Chi ha spostato il mio formaggio.

Più cerchiamo di rimanere ancorati, più cerchiamo vecchie sicurezze, più soffriamo non trovandole. So che molti storceranno il naso, ma questo è forse uno dei periodi storici più ricchi di opportunità e strumenti fino ad oggi mai visti. Pensate nel medioevo, dove la cultura era in mano al clero e basta, oltre a qualche notaro. Oppure ad un paesino di inizio 900 dove non sapevi cosa accadeva a 50 km di distanza. Meglio, diranno alcuni. E non ho motivo di contraddirli. Una vita più “naturale” quella. Ma se parliamo di opportunità, quali opportunità aveva un ragazzo di un paesino isolato? Oggi chiunque può studiare le lingue, nuove culture, viaggiare, scambiare e contaminarsi di nuove idee in tutto il mondo. Non sono queste opportunità?

È una bella epoca questa, altro che. Godiamocela, è un nostro diritto e una nostra responsabilità.

Mario Alberto Catarozzo

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