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Errori? Impariamo a relativizzare. Ecco come possiamo fare

Prendiamo spunto oggi dall’intervista su Donna Moderna dedicata alla creatività e le condizioni per nutrirla. Alle domande della giornalista ho risposto, in buona sostanza, che la condizione per essere creativi è la leggerezza d’animo con cui si affrontano le sfide. Prendere troppo sul serio i risultati e i relativi rischi di fallimento è sicuramente un fattore di “irrigidimento” che non aiuta.

Voler essere “certi che”, cercare sicurezze non fa altro che alzare l’asticella della sfida che abbiamo davanti.

Ma qual è il giusto approccio alle sfide?

La cosa migliore è partire dall’idea che la vita è un tentativo, che ogni nostra azione non è altro che un tentativo verso un risultato. Impegnarsi per cercare di fare il nostro meglio per raggiungerlo è un’ottima cosa, ma muoversi solo se si è “certi che” non è un buon approccio.

Ciascuno di noi sa che più cerchiamo certezze e più non le troviamo, innescando un circolo vizioso che porta all’inattività e, alla lunga, alla demotivazione. Non parliamo poi della quantità di stress collegato all’atteggiamento del perfezionista.

La creatività, il trovare soluzioni innovative, il “buttarsi” nelle nuove situazioni richiede una certa “filosofia” di vita legata al relativizzare le situazioni e alla capacità di abbassare l’asticella del salto in alto nelle sfide, invece di alzarla come spesso facciamo.

Cosa fare dunque per aiutarci?

Sicuramente possiamo diventare i migliori alleati di noi stessi nel momento in cui prendiamo con filosofia le sfide e già in partenza ci prepariamo ad imparare dai nostri errori, invece di giudicarli. Due sono gli elementi magici di un sano approccio alle sfide:

dare il nostro meglio e viverle come un’esperienza che comunque ci arricchirà, anche se sono stati fallimenti o abbiamo commesso errori.

Cosa non fare?

Vediamo cosa non ci aiuta di certo:

  1. Cercare certezze abbiamo visto che non aiuta (ed è di fatto inutile, perché non esistono).
  2. Il perfezionismo irrigidisce le cose e rende più pesanti le esperienze vissute.
  3. Il giudizio non serve a nulla e ci fa solo del male, sia dal punto di vista dell’autostima, sia dal punto di vista delle performance.

Allora? In concreto come possiamo migliorare l’approccio alle sfide?

Impariamo ad allenare l’approccio alla vita come un meraviglioso esperimento, dove nessuno nasce “imparato” e dove nessuno mai ci ha garantito risultati o che sia facile. Roosevelt quando diede inizio al News Deal nel 1933 la definì  come un’ostinata sperimentazione!

Diamoci dentro senza timore di sbagliare e ricordiamoci sempre di coltivare la felicità ogni giorno!

felicità

Scarica il pdf dell’intervista su Donna Moderna

Mario Alberto Catarozzo

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