Un buon futuro professionale? Attenti a non fare questo errore

I presupposti da cui partiamo nei nostri ragionamenti sono fondamentali. Se partiamo da una premessa sbagliata, anche il ragionamento più coerente sarà inficiato alla base.

Il mercato professionale è cambiato, lo sappiamo

Che il mercato professionale stia cambiando lo abbiamo detto e analizzato più volte, per cui chi si è perso le puntate precedenti può recuperarle inserendo nel Blog la ricerca per tag cliccando su “Marketing” e troverà tutti gli articoli con cui abbiamo spulciato l’argomento.

Chi si deve occupare di tutte le attività manageriali dello studio?

L’altra premessa di cui, invece, non abbiamo mai parlato è sul CHI deve occuparsi di certi argomenti in studio. Poiché mi sento spesso rispondere dai miei clienti (avvocati, commercialisti, notai, consulenti del lavoro) che “allora oggi devono cambiare lavoro e occuparsi di comunicazione, invece che fare i professionisti“, mi sorge il dubbio che anche qui vi sia una premessa sbagliata da cui muove ogni altro ragionamento. La premessa è che debba imparare il professionista a fare marketing per il proprio studio, a gestire il sito internet, a fare SEO etc. Non è, ovviamente, così.

Il professionista non può e non deve saper fare tutto, deve saper scegliere a chi affidarsi

Il professionista oggi deve conoscere e avere una alfabetizzazione di base di questi argomenti (le soft skills) per poter poi operare scelte a ragion veduta e non al buio. Deve saper parlare la lingua dei propri consulenti informativi, quantomeno per capirsi, per poter chiedere e controllare ciò che fanno. Non deve, invece occuparsene in prima persona.

Come scegliere a chi affidarle?

Esistono molte scelte a riguardo sul chi può seguire le varie attività comunicative e manageriali in studio:

  1. affidarsi ad una società di comunicazione
  2. prendere un free lance
  3. assumere una persona in studio dedicata
  4. far specializzare un proprio collaboratore (segretaria o giovane di studio).

Tutto parte da un cambio di mentalità

Il professionista deve innanzitutto cambiare la propria mentalità nella gestione della professione. Se finora ha agito con la sindrome “dell’eroe” (= faccio tutto io), oppure con la sindrome del tuttologo (= so tutto io), si deve arrendere all’evidenza dei fatti. Il mondo di oggi è diventato troppo complesso per fare tutto da soli, per occuparci di tutto, per sapere tutto. Così, il professionista-manager-imprenditore dovrà diventare più un aggregatore di cervelli (collaboratori interni ed esterni allo studio), che non un tuttofare.

Sfatiamo un altro mito: chi fa da sé fa per tre e risparmia. Non è così!

Il vero risparmio si ha quando scegliamo le persone giuste, competenti e necessarie. Non dobbiamo spendere un euro più del necessario, ma neppure andare ad ogni costo al risparmio affidandoci ad improvvisati, oppure a strutture sovradimensionate per le nostre esigenze.

 Ora siete pronti

Fatto questo “aggiornamento” del proprio software mentale e cambiato approccio al modo di gestire le cose in studio, ecco che ci saremo finalmente incamminati sulla strada giusta per vivere bene ed avere buoni risultati professionali in futuro. Possiamo ora partire alla conquista del meglio che deve ancora venire!

A presto!

Mario Alberto Catarozzo

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