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I paradossi della professione legale per gli avvocati oggi

.Un mondo a due velocità. Questa potrebbe essere la sintesi delle realtà con cui si trovano oggi a confrontarsi gli avvocati. Spinti dalle esigenze di stare al passo con i tempi, di sfidare le 24 ore per farci stare dentro tutte le incombenze da assolvere e frenati dalla burocrazia più assurda. Per tutti i professionisti forensi, e in particolare  per gli avvocati tradizionali che svolgono attività giudiziale, costretti a confrontarsi ogni giorno con un mondo fermo al “Maestro di Vigevano” del grande Mastronardi (interpretato da un altrettanto grande Mastroianni). L’avvocato salta (letteralmente) dalle tecnologie all’avanguardia come le APP, i tablet, i gestionali in Cloud, agli strumenti anni ’70 dei Tribunali.

Siamo entrati nell’epoca del processo telematico (probabilmente già obsoleto per la lunga gestazione) e ancora si richiedono depositi di copie di ogni tipo, code, timbri, sigilli in ceralacca.

A volte il povero legale penserà di essere una comparsa del film “Non ci resta che piangere” alle prese – come i due mitici protagonisti Benigni e Troisi – con spiegazioni sul funzionamento del semaforo o della corrente elettrica ad un confuso Leonardo da Vinci.

Nei miei scritti su questo Blog sono propulsore del cambiamento per il professionista, spiego l’importanza di fare un salto di mentalità, il valore della comunicazione efficace, ma non posso non condividere l’imbarazzo che si prova di fronte ad un sistema giustizia tecnologicamente fermo all’epoca del fax e delle fotocopie.

A questo scenario della giustizia che ricorda l’Havana ferma all’epoca coloniale e oramai fatiscente (meno romantico, si intende) si sommano i clienti appartenenti ad una generazione e ad una mentalità ancorata a vecchie abitudini come la telefonata a tutti i costi, la carta a cui appigliarsi, l’incontro in studio imprescindibile. In un mondo che verso la materializzazione ci si scontra ancora con la materialità burocratica.

Difficile in questo scenario sposare le novità, capisco. Oltre a dover lavorare su proprie abitudini, vanno considerate anche quelle dei clienti e i gap degli interlocutori istituzionali. Cancellieri old style, consiglieri ancora carta e calamaio, segreterie con i lucchetti agli armadi…

Che fare dunque? Aspettare ancora? Andare al passo di chi va più piano o è addirittura è fermo?

Penso che uno dei compiti del legale oggi sia anche quello di svecchiare certi meccanismi, di dare impulso ad un cambiamento che sia sinonimo di miglioramento per tutti: per l’avvocato, per i clienti, per il sistema giustizia. Il futuro è già qui, e anche chi oppone resistenza prima o poi dovrà farsene una ragione e adeguarsi se vuole rimanere in partita.

Buon lavoro a tutti.

Mario Alberto Catarozzo

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