Il colloquio di selezione nello Studio professionale: cosa verificare nella scelta dei nuovi collaboratori

Esisteva un tempo il professionista che sceglieva i praticanti e i collaboratori tra amici o parenti (o parenti di amici). Esisteva poi il professionista che aveva poca scelta (o così almeno pensava) in quanto si doveva accontentare di ciò che la sua cittadina offriva. Esisteva poi il professionista che sceglieva intenzionalmente praticanti non troppo svegli perché potenziali concorrenti che in futuro avrebbero potuto distrarre clienti allo studio.

Già esistevano, ed esistono in alcuni ancora oggi molto spesso. Anzi, oggi potremmo dire che si aggiunge ai criteri di scelta anche il costo del collaboratore: chi costa poco (o magari nulla), è preferito. Così praticanti, stagisti, tirocinanti, collaboratori alle prime armi che non possono pretendere più di tanto economicamente entrano in studio e cominciano da lì a poco i problemi. 

Una una sua logica, economica, organizzativa, di opportunità indubbiamente c’è sempre stata. E fin qui nulla quaestio. Domandiamoci però se ora, allo stato dei fatti, con il mercato in cui bisogna competere e i servizi che necessariamente bisogna imparare ad offrire a clienti sempre più esigenti, sia oggi ancora strategico operare scelte di collaboratori guidati da questi “vecchi” criteri. Oggi, abbiamo detto più volte nei nostri post, bisogna fare squadra, essere (più che avere) un team. Per essere competitivi, dobbiamo avere al nostro fianco quanto di meglio possiamo permetterci e il mercato può offrirci. Dobbiamo pensare in grande (ragionevolmente) e dobbiamo porci mete sfidanti, obiettivi che ci generino passione e passione interiore; traguardi che ci invoglino a fare sacrifici e a svegliarci al mattino e andare in studio per realizzare il nostro progetto fantastico! Ecchecavolo!!!

Dunque non possiamo più permetterci di navigare in solitaria e la “ciurma” (meglio, il team) che dobbiamo selezionare per il viaggio deve avere caratteristiche potenzianti per noi e per il nostro progetto.

È dunque importante fare colloqui di assunzione mirati ed efficaci e non accontentarci di niente di meno di ciò che abbiamo in testa. Dobbiamo imparare a fare colloqui ai praticanti e tirocinanti con domande efficaci, che tengano conto non solo degli aspetti legati alla preparazione (importanti), ma anche di aspetti caratteriali, umani, relazionali, di gestione dello stress. Le domande dovrebbero far emergere i valori portanti del nostro collaboratore, dovrebbero far emergere le passioni che lo animano, le aspettative che lo guidano. Fatevi dire perché vuole quel posto, cosa pensa di trovare, come pensa di potersi integrare e cosa pensa di poter dare al team in cui entra. Fatevi raccontare perché vuole cambiare, cosa non ha trovato in passato e cosa vorrebbe trovare oggi. Fatevi dire cosa potrebbe demotivarlo e cosa motivarlo. Fatevi raccontare dei suoi genitori, del rapporto che ha con loro, del perché ha scelto quel tipo di studi, di cosa lo spaventa del futuro e di cosa lo appassiona.

Non fermatevi qui. Fate role playing, quindi giocate con lui durante il colloquio con lo scambio di ruoli e fategli domande del tipo:

  • se fossi tu a selezionare me come praticante, cosa vorresti trovare in me?
  • se fossi tu il titolare dello studio, che tipo di collaboratori ti piacerebbe avere?
  • se ti trovassi a dover scegliere di licenziare un collaboratore, quali criteri seguiresti nella tua scelta?
  • uno studio per te ideale quali caratteristi dovrebbe avere?
  • tra dieci anni dove ti vedi?
  • cosa non sopporti di un capo?
  • cosa ti ha spinto nella tua vita a dare più di quanto ti saresti immaginato?

La premessa di tutto ciò è ovviamente che voi abbiate le idee molto chiare su quali sono i vostri valori guida, su quali sono gli obiettivi che vi ponete, qual è la vision che volete condividere con i collaboratori e quali competenze e ruoli necessita la vostra organizzazione. Se questo vi è chiaro, allora saprete con calma, prendendovi il tempo necessario a selezionare i migliori, trovare chi farà al caso vostro. Niente fretta, niente scelte a spanne, niente “ho poco tempo”. Un buon team parte dalla selezione dei componenti, poi dalla loro formazione e dalla gestione di buone relazioni e un’alta motivazione.

Buon lavoro!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

@MarAlbCat



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