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Il libero professionista in una App

Scrivanie affollate di libri, codici, riviste. Segnalibri sparsi tra le pagine a ricordare la sentenza interessante, il comma da citare, il commento da approfondire. Librerie scalate, stile parete attrezzata in montagna, per prendere quel manuale o quella raccolta di giurisprudenza. Ecco, a tutto questo possiamo dire addio. Ad alcuni dispiacerà, ad altri invece piacerà. Fatto sta che i tempi segnano una svolta e della buona vecchia carta rimane sempre meno. Soprattutto sempre meno il tempo di leggerla. Di abbonamenti alle riviste rimane soprattutto la pila sulla scrivania degli ultimi dieci numeri da leggere (averne il tempo).

Già l’editoria elettronica aveva dato una prima scossa a questo mondo professionale, poi i new media con siti specializzati, riviste on line, servizi pay per use, motori di ricerca gratuiti. Insomma la prima svolta eccola lì, dieci anni fa o giù di lì. All’orizzonte, all’epoca, non si parlava ancora di tablet.

Poi la vera rivoluzione arriva anche per i liberi professionisti. Arriva in sordina, attraverso tavolette che sembravano destinate ai giochi dei nostri figli, a facilitare la navigazione sul Web e niente più. Accanto ad essi tavolette ancora più piccole, ibridi tra telefono, playstation e tablet: gli smartphone.

L’iPad apre le danze, seguito da altri tablet e i professionisti, inizialmente in sordina, cominciano a prendere confidenza non solo con i giochi dei figli, ma anche con le numerose App che cominciano ad essere sfornate. Sempre più mirate per avvocati, commercialisti, notai, consulenti del lavoro, solo per citare le professioni dell’area legale (si veda l’articolo di Nova de Il Sole 24 Ore), trovano spazio nel mondo professionale.

E così la tavoletta, o tablet, prende posto sulla scrivania del commercialista, nella ventiquattrore dell’avvocato, accanto al quotidiano per il notaio. Non la si lascia certo in ufficio alla sera, ma la si porta con sé a casa. Poi la domenica mattina la si vede accanto al  caffè al bar, fino al comodino in camera da letto, a riposare sul divano di casa e di questi tempi è lì a prendere il sole sotto l’ombrellone in spiaggia. Uso professionale o pseudo tale. Si va dal quotidiano on line sui rispettivi siti, piuttosto che con le applicazioni dedicate per chi ha sottoscritto l’abbonamento. E così i vecchi codici ritrovano vita in formato elettronico su schermi lucidi e accanto a loro riviste che della loro immaterialità (cartacea) stanno ora puntando per rinnovarsi nei contenuti e nella fruizione.

Ma chi fa davvero la parte del leone sul nostro nuovo amico di viaggio a trecentosessanta gradi sono le App.

Cos’è – direbbe mio padre se fosse ancora qui tra noi a condividere il tempo che passa – roba che si mangia? Non proprio.

App è l’abbreviazione di “application”. Inglese, neanche a dirlo. Sono applicazioni software appositamente sviluppate per i device mobili (tablet e smartphone). Vi sono tre i grandi piattaforme (sistemi operativi) su cui “girano” queste applicazioni: iOS di Apple (iTunes permette di scaricarle per iPad e iPhone), Android di Google (scaricabili sull’Android Market) e per Blackberry (scaricabili su App World).

I vari produttori, per farla breve, hanno creato la piattaforma e lasciato “aperto” a terzi la possibilità di sviluppare applicativi con i più svariati contenuti, alcuni gratuiti, altri a pagamento, che su di essi possono “girare” e quindi svolgere le funzioni per cui sono nati. Sui rispettivi Store (negozi on line) si possono effettuare ricerche di App per categorie, novità, popolarità e così via.

Troviamo così App professionali sviluppate da editori con riviste, codici e leggi sempre aggiornate, integrate da mille funzioni di ricerca ipertestuale; App con agende legali, organiser delle attività di studio, scadenziari fiscali; App per il calcolo dell’IMU, del codice fiscale, dei cap, degli interessi legali; app per trovare colleghi domiciliatari, cap, leggi, sentenze, articoli di dottrina e potremmo continuare a lungo sulle innumerevoli funzionalità oggi disponibili in App.

Oltre alle App di contenuto, strumenti di lavoro, è possibile che ciascun professionista poi sviluppi la propria App di Studio, come già accade in particolare nel mondo anglosassone delle Law Firm. Un’App per far conoscere il proprio Studio, le aree di attività, i profili professionali dei collaboratori, per fornire consulenze, informazioni e rimanere in contatto. App che i clienti dell’avvocato, del notaio, del commercialista e del consulente del lavoro possono scaricare per avere direttamente sul proprio device mobile scadenziario, informazioni e approfondimenti su novità normative e fiscali. App che permettono di mantenere un filo diretto col proprio consulente legale.

Insomma le App possono diventare un valido strumento per farsi conoscere, per risparmiare tempo e per fidelizzare i propri clienti. Alternativa alla vecchia newsletter, alla email, allo scadenziario fiscale. Non solo: personalizzandole con username e password per ciascun cliente possono diventare anche un utilissimo strumento per lo scambio di documenti tra cliente e Studio.

Insomma sono praticamente infinite le applicazioni pratiche che potranno avere.

È arrivato il momento di conoscerle dunque e saperne sfruttare appieno le potenzialità in ambito professionale oltre che di utile (a volte indispensabile) intrattenimento di figli piccoli nei viaggi in auto e per leggere il quotidiano in santa pace la domenica mattina.

A presto!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

@MarAlbCat



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