Il rosa della professione

Oggi dedichiamo il nostro post alle donne. E’ la loro festa, commerciale o meno che sia, è una buona occasione per rivolgere un pensiero alla dolce metà del mondo. Negli ultimi venti anni nel mondo delle professioni le donne hanno giustamente conquistato importanti fette. Secondo recenti stime, le donne nel mondo forense corrispondono ad oltre il 40% degli avvocati oggi in attività, con la percentuale che sfiora il 60% nella fascia di età tra i 25 e i 30 anni. Il dato più significativo è che negli anni Ottanta la percentuale femminile tra gli avvocati era decisamente inferiore al 10% e solo negli anni Novanta è arrivata al 20% per poi toccare quota 40% nel 2005. Se i numeri parlano chiaro, di un trend in crescita per la professione forense al femminile, non altrettanto si può dire per i trend retributivi che restano decisamente inferiori in relazione ai colleghi uomini, fino a raggiungere il 50% in meno di retribuzione a parità di funzioni e attività. Se consideriamo poi la donne titolari di studio legale, ecco che solo un quarto degli studi legali fa capo ad un avvocato donna. Poiché la ricerca (Fonte: Il Sole 24 Ore) parla di tassi di abbandono della professione pari al 31% per le donne, contro il 18% dei colleghi maschi, alcuni hanno parlato di minor resistenza allo stress di una professione così competitiva, piuttosto che di scelte in ottica familiare. Beh, sul primo punto possiamo senza problemi affermare che le donne sono resistenti quanto se non di più degli uomini allo stress, considerando poi che accanto allo stress lavorativo si aggiunge spesso anche quello familiare. Invece per ciò che riguarda le scelte in ottica familiare, le ricerche ci dicono che il matrimonio non rappresenta più un impedimento all’esercizio della professione, tanto quanto per gli uomini. Il discorso cambia leggermente quando ci spostiamo sulla maternità. Qui gli impegni e la pressione della responsabilità decisamente fa la sua parte. Ma anche su questo oggi le nostre compagne di viaggio hanno trovato rimedi utili a non dover rinunciare a scelte e soddisfazioni.

E’ di qualche mese fa l’incontro con una mia cara amica avvocato che ha saputo coniugare intelligentemente professione e maternità. Come ha fatto? Beh si è ingegnata! Ha adibito una parte dello studio a nursery dove il piccolo potesse schiacciare i suoi pisolini post poppata e stare vicino alla mamma, che intanto porta avanti le sue attività quotidiane tra clienti e pratiche. Poi c’è chi ha tate, nonne e sostegni vari. Insomma là dove c’è un problema l’ingegno femminile ha ben capito che c’è sempre una soluzione adeguata.

Sono convinto per questo che sarà proprio dal mondo femminile della professione che verranno le migliori soluzioni a questo periodo di cambiamenti e rinnovamento delle professioni. Lo vedo nei corsi che tengo per professionisti: il 70% dei partecipanti sono donne, più sensibili a questi temi e più coraggiose di mettersi in gioco e rinnovarsi. Basti dare uno sguardo poi all’uso dei nuovi strumenti digitali e di internet. E’ vero che è ancora l’uomo ad essere più tecnologico, ma altrettanto vero è che quando le donne si mettono a far qualcosa lo fanno bene e fino in fondo! Se pensiamo al networking, cioè alla capacità di creare relazioni professionali su internet sono decisamente fatti meglio, più curati e completi i profili femminili di quelli maschili. Su LinkedIn, Facebook e Twitter, sono molo più attive le donne degli uomini – anche se non in termini di numeri assoluti – quantomeno nella capacità di gestire e coltivare relazioni professionali. Nicole Williams, Connection Director di LinkedIn, spiega in che cosa le donne nei social hanno un maggior senso pratico: “le donne sanno gestire meglio i gruppi a cui appartengono, sanno richiedere e dare segnalazioni, riuscirebbero con gran maestria a siglare accordi e ad acquisire contatti“.

Infine addentriamoci nel percepito dai clienti. Sono sempre maggiori i clienti di avvocati e di commercialisti – ma potremmo allargare il discorso ai pazienti dei medici – che dichiarano di preferire le donne agli uomini come professionisti a cui rivolgersi. Perché? Perché le donne sanno instaurare rapporti più empatici con gli interlocutori, sanno ascoltare di più e spesso sono anche più preparate dei colleghi. Sanno dare maggiori spiegazioni e così il cliente si sente più “seguito”, più curato e quindi più tranquillo.

Questo a riprova di quanto abbiamo più volte sostenuto sui cambiamenti culturali in atto tra i clienti dei professionisti. Sempre meno clienti che vogliono il professionista aggressivo col coltello in mezzo ai denti e sempre più esigenza di partecipare alla propria vicenda, di sentirsi “tranquilli” non solo per le capacità “tecniche” del professionista – che indubbiamente deve avere – ma anche per il rapporto umano che si instaura. E su questo la maggior parte delle donne ha solo da insegnarci.

Una mimosa, quindi, a tutte le compagne dell’uomo, ma soprattutto un GRAZIE per quello che dentro e fuori l’ufficio, dentro e fuori casa, fate tutti i giorni per rendere questo mondo migliore!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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