Il temperamento è un fatto genetico? Si può cambiare?

E’ nervosa, proprio come sua mamma! E’ lento, lento, così come lo era suo papà! Sono fatti così di famiglia…!

Avete mai detto, o vi siete mai sentiti dire cose del genere? Sarà poi vero? Il temperamento di una persona scorre nelle genealogie, per dirla alla LeDoux (uno dei più grandi studiosi di neurobiologia)? Beh gli studi sulla genetica del comportamento ci dicono che vi sono tratti emotivi che vengono trasmessi geneticamente di generazione in generazione. Alcuni tratti del comportamento difensivo (reazione alla paura) per esempio pare siano proprio frutto di una selezione genetica che, in ottica evolutiva, ha permesso alla specie umana di sopravvivere. Ecco perché tutti reagiamo praticamente allo stesso modo di fronte a determinati stimoli e situazioni che vengono registrati dal nostro cervello come fonte di pericolo. Pertanto la reazione tipica di fronte all’emozione paura sarà l’attacco o la fuga. Gli stessi geni che caratterizzano certe nostre reazioni “comuni” come umani, servono anche a differenziarci l’uno dall’altro. Questo grazie a “mutazioni” genetiche avvenute nel corso dell’evoluzione che ha permesso di trasmettere ai propri figli comportamenti geneticamente diversi. Per citare ancora LeDoux “i geni ci danno la materia prima con la quale costruire le nostre emozioni. Specificano il tipo di sistema nervoso che avremo…ma il modo esatto in cui agiamo e pensiamo, e quello che proviamo in una particolare situazione, sono determinati da molti altri fattori e non sono iscritti nei geni. Alcune e forse molte emozioni hanno una base biologica ma i fattori sociali, vale a dire cognitivi, sono altrettanto cruciali. La natura e la cultura sono socie nella vita emotiva e il problema sta nello scoprire quali siano i loro rispettivi contributi.” – Joseph LeDoux, Il cervello emotivo).

Affascinante, vero? Ciò vuole anche dire, detto in altri termini, che le nostre reazioni e i nostri comportamenti in parte sono “innati”, frutto di selezione genetica che ci ha permesso di sopravvivere come specie e arrivare fino a qui, altri, invece, sono frutto dell’esperienza diretta nostra e di chi ci ha preceduti. Ecco perché di fronte alla paura tutti reagiscono con alcune manifestazioni “di base” che rappresentano un comun denominatore. Perché di fronte alla paura i nostri geni hanno nell’arco dell’evoluzione specificato la miglior strategia comportamentale che garantisse la sopravvivenza. Poi, però, allontanandoci sempre di più da queste reazioni “di base”, ecco che prendono piede le differenze caratteriali di ciascun individuo e di ciascuna linea genealogica all’interno della quale alcune caratteristiche comportamentali si trasmettono.

Cominciamo a capire a questo punto i detti popolari della serie “guarda i genitori e vedrai come diventeranno i figli”; oppure che il “lupo cambia il pelo ma non il vizio”; insomma che l’indole di una persona difficilmente cambia, che “chi nasce tondo non può diventare quadrato” e così via. Avete presente?

Darwin condusse molti esperimenti in questo senso sugli animali per capirne i comportamenti in ottica evolutiva. Il pelo ritto dei gatti e dei cani, le ali dispiegate degli uccelli, il dispiegamento delle pinne dei pesci sono comportamenti innati, cioè geneticamente determinati, e non determinati dall’esperienza del singolo. Se mettete un topolino davanti ad un gatto, tenderà a scappare anche se non ne ha mai visto uno. Perché? Perché i suoi geni hanno nelle generazioni di topolini selezionato questo comportamento come il migliore da tenere se si vuole portare a casa la pelle. Le stesse considerazioni valgono per l’animale uomo (non di fronte al gatto, ma di fronte ad un serpente, per esempio).

Caroline e Robert Blanchard condussero innumerevoli esperimenti sulla paura nell’uomo e negli animali. ” Se accade qualcosa di inatteso – scrivono i due ricercatori – la gente tende a reagire immediatamente…smette di fare quello che stava facendo…si orienta verso lo stimolo e cerca di determinare il suo potenziale di pericolo reale”.

Insomma, in parte siamo geneticamente determinati, in parte apprendiamo dall’esperienza e ci adattiamo, in parte siamo consapevoli e possiamo decidere chi essere e come comportarci. E qui inizia il bello per noi esseri umani. Ci è dato almeno un pezzetto di libero arbitrio! A differenza degli altri mammiferi, possiamo decidere di migliorare, possiamo decidere, almeno un pochino, come essere, come comportarci, cosa fare, come pensare, come relazionarci con gli altri. Bello, vero?! Ma quanti poi lo fanno. Intendo dire, quanti poi almeno in questa sfera di libero arbitrio non mettono il classico pilota automatico – che è più comodo – e decidono di fare qualcosa per diventare esseri migliori, per sé e per gli altri?! Che spreco non farlo! Possiamo scegliere e non lo facciamo. O meglio, non tutti lo facciamo. E tanti piloti automatici fanno sì che la vita insieme diventi come un videogioco dalle regole scritte, fatto di azioni e reazioni ripetute, all’infinito. 

Una volta presa coscienza di ciò sarebbe bello fare tutto ciò che è nelle nostre reali possibilità, in questo scorcio di strada che ci è dato consumare nell’evoluzione umana, per dare il nostro contributo al miglioramento della specie umana, da noi, i nostri figli, in poi. 

Ah, Dawkins, Darwin, Blanchard, Le Doux…che grandi uomini!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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