Internet e Web, che storia ragazzi!

Correva l’anno 1957 e in piena Guerra fredda l’allora URSS parte alla conquista dello spazio con una navicella, lo Sputnik I a cui seguì a distanza di circa un mese lo Sputnik II. Quell’autunno l’allora Presidente americano Eisenhower ebbe giustamente di che preoccuparsi e avviò il progetto che prese il nome di ARPA, a cui solo dopo si aggiunse il suffisso NET, che significa “rete”. Ma cos’era ARPA?

L’Advanced Research Projects Agency era un progetto militare che avrebbe divuto mantenere il controllo della supremazia militare, logistica e informativa degli Stati Uniti. Come? Creando una rete che collegasse tra loro computer, allora macchine di considerevoli dimensioni, sparpagliate qua e là sul territorio americano, tra il Pentagono, quindi l’ambito militare, e gli studiosi delle più prestigiose università. Signori era nata la Rete! Si viveva l’anno 1969, noto anche per lo sbarco americano sulla Luna. Insomma il segnale era arrivato chiaro e forte oltre cortina.

Da questi studi emersero giorno dopo giorno scoperte innovative, una dietro l’altra: il computer passa dall’essere una macchina per fare calcoli ad uno strumento per comunicare, per condividere in tempo reale informazioni e contenuti, si passa al network, al lavorare in rete. Per questo ci vuole un linguagio comune per tutti, come dire, una lingua universalmente parlata, un metalinguaggio diremmo oggi. E fu trovato nel TCP (Transmission Control Protocol) e nell’IP (Internet Protocol). Ma che sono? Di fatto a pensarci bene è da quando usiamo i nostri computer su Internet che ne sentiamo parlare, ma pochi sanno a cosa servono questi protocolli. Beh, immaginate che ciascun computer sia un enorme telefono, per poter comunicare con un altro apparecchio telefonico avrebbe bisogno di due cose: un numero di telefono da chiamare e una linea telefonica per trasmettere i dati che nel nostro caso è la nostra voce, almeno come risultato finale. Ebbene, tra computer l’IP identifica l’apparecchio, è quindi il suo codice identificativo, cioè il suo numero di telefono, mentre il TCP è la linea, ciò che permette di trasmettere i dati.

Allora ora possiamo rispondere: che cos’è Internet? E’ l’insieme dei computer, dei macchinari, dei cavi ecc., cioè è la struttura fisica tangibile della Rete.

E il Web? Sarà la stessa cosa? Sono sinonimi? No, decisamente no. Anche se molti usano alternativamente le due espressioni, sono due cose diverse. Il Web è l’insieme dei contenuti che viaggia nella Rete. Sono le foto, i testi, i suoni e quant’altro rappresenta dati, contenuto, ma non si può toccare, è intangibile, appunto.

E allora cosa indica la sigla WWW? Sì, ok, lo sappiamo che significa World Wilde Web, ma al di là della traduzione in “ragnatela globale” cosa indicherà? Beh, immaginate due insiemi, due grandi cerchi, ecco Internet è quello più grande dentro al quale, tra l’altro, c’è il Web. Il Web è una parte di Internet, è l’insieme dei contenuti codificati che attraverso software chiamato browser (lett. sfogliare) noi vediamo sotto forma di immagini, parole, suoni ecc.

Ma se ARPANET era nata in ambito militare nel 1969, quando vede la luce il Web? Beh qui è passato qualche annetto in effetti, perchè le lancette dell’orologio devono scorrere fino ai primi anni Novanta quando uno studioso del CERN di Ginevra Tim Berners-Lee creò il primo linguaggio ipertestuale e multimediale poi codificato nell’html. Era nato il Web!

Da quel momento i due non si lasciarono più e come nelle più belle favole ebbero periodi di grandi amori ed emozioni e momenti decisamente difficili come la bolla della Net-Economy che a fine anni Novanta portò qualche problemino a investitori super fiduciosi sul trend inarrestabile di questa nuova rivoluzione. Fatto sta che al Web 1.0 informativo con l’utente passivo di fronte alla Rete, si è passati all’attuale Web 2.0 o web sociale, dove sono gli stessi utenti a creare i contenuti e interagire. Ma già in cantiere giacciono evoluzioni del Web 3.0 o web semantico, che saprà interpretare il significato delle ricerche e dei contenuti e poi il 4.0 detto anche “ubiquo“, perchè saremo sempre connessi, tutti profilati e sarà lui a prendere l’iniziativa e dirci dove trovare ciò che ci piace anche prima di aver espresso il desiderio, insomma ci conoscerà così bene da seguirci, coccolarci e anticipare ogni nostra richiesta. Ci piace? Era quello che volevamo? Addio privacy? Grande Fratello che si materializza? Mah, lascio a ciascuno le considerazioni personali, io spero d avervi dato qualche informazione in più che possa aiutare a capire perchè siamo qui, come ci siamo arrivati e verso cosa stiamo andando e in fondo ogni cosa se conosciuta fa meno paura, e perchè no, affascina pure. Soprattutto il web è un’enorme fonte di opportunità per fare business e per farci conoscere, per comunicare a distanza, per creare una nostra web reputation che oggi, più del passaparola di un tempo, conta, e tanto!

E con questo vi mando un digitale saluto.

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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