La gestione dei collaboratori in studio

Fare il capo non è semplice e chi lo è lo sa. Spesso non sai se essere duro o morbido con il collaboratore; se puntualizzare o lasciar andare; se pretendere tanto o accontentarsi.
La gestione dei collaboratori apre un capitolo nuovo di queste puntate dedicate all’organizzazione di studio, perché si passa dall’organizzazione di progetti, luoghi, procedure, alla gestione delle persone. Entrano quindi in gioco aspetti psicologici, emotivi e relazionali che ciascuno porta con sé, magari da lungo, lunghissimo tempo.
Troviamo così titolari di studio che non sanno farsi valere con i collaboratori; chi preferisce fare da sé, piuttosto che delegare, perché non si fida; chi non sa dire di no; chi si accolla le tensioni degli altri, e così via.
La gestione dei collaboratori coinvolge tematiche a cavallo tra managerialità e leadership.
Differenze? Beh, il manager organizza, il leader guida. Il manager cerca di ottimizzare e razionalizzare puntando all’efficacia e all’efficienza, il leader cerca di essere un ispiratore, una guida, un motivatore. Il primo vede nelle persone ciò che sono, il secondo ciò che possono diventare.

Il cappellino da manager

Come abbiamo visto nelle puntate precedenti, per poter gestire efficacemente un gruppo, il professionista deve dismettere i panni del tecnico e indossare quelle del manager.

Parte del tempo del titolare di studio e del team leader dovrà essere destinata a questa attività

L’organizzazione delle attività passa attraverso la gestione delle persone, come la gestione del tempo e dello stress. Gestire le persone vuol dire passare tempo con loro per conoscerle, sapere quali sono le leve motivazionali di ciascuno, quali sono le aspettative, i punti di forza e di debolezza.  Come il coach di una squadra conosce i suoi uomini, così anche il team leader in studio deve conoscerli e saperli motivare adeguatamente, uno per uno.

Il leader in studio

Nel momento in cui non ci limitiamo più a gestire il presente, ad organizzare, razionalizzare e ottimizzare, ma ci occupiamo di condurre, di guidare, ecco che siamo passati sul carro della leadership. Il leader deve essere autentico (sé stesso), un buon comunicatore che instaura empatia, apparire giusto, avere carisma e la giusta dose di autorevolezza. Il leader non si preoccupa di piacere, si occupa del bene comune e, se deve farlo, prende anche decisioni impopolari, tese al benessere collettivo. Il leader non è temuto, ma rispettato, è vissuto come un esempio, come fonte di ispirazione, come un punto di forza dell’organizzazione.

Qualche regola per migliorare

Vediamo alcune regole utili per gestire con efficacia i collaboratori di studio:

  1. Nelle relazioni salvaguarda l’identità delle persone e parla del fatto;
  2. Cerca di parlare del futuro e il meno possibile del passato, per evitare la polemica;
  3. Lascia sempre una via di fuga al tuo interlocutore, evita di infierire quando sei forte nella relazione;
  4. Sii chiaro nel manifestare le tue aspettative;
  5. Impara a fare molte domande ai collaboratori e limitare di muoverti con pregiudizi;
  6. Crea piani di crescita differenziati in base alle leve motivazionali di ciascuno.

Vedremo nei prossimi articoli tre strumenti fondamentali di gestione dei collaboratori e delle attività: le riunioni, la delega, il feedback.

Per ora buon lavoro.

Mario Alberto Catarozzo

Leggi la settima puntata dell’ebook “L’ORGANIZZAZIONE DELLO STUDIO PROFESSIONALE

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