La leadership di genere: chi è meglio tra uomo e donna?

Chi è il miglior leader tra uomo e donna? Domanda mal posta, potremmo dire. Già, ma è quello che solitamente leggiamo… Non esiste un meglio o peggio, in quanto la diversità non entra nelle graduatorie, ma nella eterogeneità delle situazioni e delle risorse necessarie a gestirle. Leggo spesso di questi temi e la sensazione che spesso mi assale è alternativamente quella dell’assalto della diligenza, dove c’è un tesoro (la supremazia maschile in questo settore) da tutelare per alcuni, oppure della tutela del panda dall’altro, dove c’è da tutelare una minoranza prossima all’estinzione (o che fatica a moltiplicarsi motu proprio).

Possiamo cambiare definitivamente prospettiva?

C’è un approccio alternativo alla questione, mi chiedo? Possiamo spostare la prospettiva per aprire nuovi tipi di considerazioni? Possono le due cose convivere e, anzi, alimentarsi a vicenda, senza prese di posizione garantiste od oltranziste? Penso proprio di sì.

Come tutte le diatribe intorno al concetto di genere, spesso non ci si accorge che il problema non esiste, se non nel nostro approccio che lo rende tale. Se parliamo di leadership, è ancora il caso di parlare di “generi” di leadership? Non stiamo forse alimentando una battaglia senza l’oggetto del contendere? A meno che l’oggetto non sia la risposta: a chi spetta il potere. Ma se non siamo in questa ottica, allora che senso ha parlare ancora di chi sa esercitarlo meglio tra uomini e donne? L’esercizio della leadership è una questione soggettiva e non di genere. Come ci sono leader uomini fantastici e altri scarsi, così anche per le donne vado lo stesso. Ma il punto di partenza non è il genere, in questi casi, ma l’attitudine delle persone: uomini, donne, gay, bianchi, neri, rossi o gialli che siano.

Banalizzare non serve a risolvere. Complicare inutilmente neppure

Come nel famoso film I Picari, di Mario Monicelli (1987) con Vittorio Gassman e Giancarlo Giannini, vogliamo forse riproporre la scena dei due viandanti a cavallo che per far cedere il passo all’altro cominciano a sciorinare ciascuno la propria genealogia fatta di papi, marchesi e duchi conte? Vogliamo così ricordare leader al femminile come Coco Chanel, come la Tatcher, la Merkel o Madre Teresa di Calcutta, contrapponendoli a leader al maschile, da Churchill a Kennedy, da Ghandi a Jobs? Che senso avrebbe, vero? Sono le PERSONE che contano, portatrici di idee, valori e azioni, non i generi o i colori.

Ripartiamo dunque da qui a costruire un mondo migliore nella politica, nelle organizzazioni aziendali, nella professione, nella famiglia.

Buon lavoro a tutti e…buona visione con la scena de I Picari, che meglio di ogni altro discorso ci fa capire la stoltezza di cui facciamo parte quando ci poniamo male i problemi.

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Mario Alberto Catarozzo

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