La lezione di comunicazione di Papa Francesco

Papa Francesco sarà ricordato, tra l’altro, come uno dei più grandi comunicatori della storia.

“Pronto? Sono Papa Francesco, diamoci del tu…” questo è quanto si leggeva pochi giorni fa su tutti i quotidiani circa la telefonata fatta da Papa Francesco ad un ragazzo che gli aveva lasciato una missiva (senza troppa convinzione di ricevere una risposta, come ha sottolineato lo stesso ragazzo). Il Papa riceve la comunicazione e telefona, di persona. Come se non bastasse, non trovandolo ad un primo tentativo, lo richiama. Bellissimo gesto, quello del Papa. Dimostra coerenza con il suo messaggio: cura per i fedeli, attenzione, umiltà, concretezza e grande abilità comunicativa. Di nuovo – si legge oggi sui giornali – telefona ad una donna vittima di violenza in Argentina, che aveva raccontato al Papa in una email la sua storia e grazie alle parole del Papa la vita riprende nuovamente un senso e non è più pervasa da solitudine. Non era mai successo che un Papa fosse così vicino, così costantemente presente tra la gente. Come non era mai accaduto che un Papa salisse le scale dell’areo portandosi la ventiquattrore in mano. Oppure che un Papa scegliesse di tenersi le proprie scarpe nere invece delle canoniche papaline rosse. O ancora, che l’anello del Pescatore fosse d’argento placato oro, invece che tutto d’oro. Voleva una “Chiesa povera per i poveri”, questo il suo primo messaggio e questa la sua coerenza tra parole e fatti.

Il comportamento che segue le parole, il comportamento che precede le parole, il comportamento che affianca le parole. I due, in ogni caso, sempre in armonia e coerenza. E questo piace alla gente. Piace chi mantiene le promesse, perché è affidabile. Piace chi mette in pratica ciò che dice, perché coerente, rassicurante. Piace chi è “simile “ a sé, è familiare, vicino. Lui sa esserlo come nessuno prima.Papa-Francesco

Aveva promesso innovazione nella Chiesa, la sta portando, in prima persona. Dice e fa, e fa per primo. L’esempio, eccolo lì. Alla gente piace perché ha carisma, leadership, sa ispirare, sa essere un esempio, sa condurre (quindi va per primo, fa per primo).

Chiunque si occupi di comunicazione, di leadership sa bene quanto queste doti siano fondamentali e costruiscano le basi per grandi opere: affidabilità, coerenza, esempio, lungimiranza, ascolto attivo, condivisione, vicinanza.

Chi mai prima aveva raccontato (perché di un racconto si è trattato) come un Papa avesse scelto il proprio nome, il dietro le quinte, passo dopo passo, del Conclave. Lui con humor ha in qualche modo saputo condurci in quel mondo chiuso al resto del mondo.

Humor, ecco un’altra dote: un Papa che sa sorridere e che sa far sorridere. E poi una gestione del non verbale, del linguaggio del corpo, magistrale: l’uso della gestualità, le espressioni del viso, comportamenti come quello di non utilizzare la “Papa mobile”, di sedere accanto al precedente Papa a pregare, di mangiare nella mensa con gli altri.

Insomma una grande lezione di umanità, fede, comunicazione da cui abbiamo tutti da imparare.

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

 @MarAlbCat



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