Lettori di slide

Capita a tutti, prima o poi, di cimentarsi in una presentazione in Power Point o in Key Note di un nostro prodotto, idea o progetto. E tutti, più o meno, ci siamo improvvisati designer ed esperti marketing scaricando sulle slide ciò che avevamo in mente. Spesso molte idee e molto confuse, per cui nel dubbio abbondavamo di puntati, numerati, testo e immagini. Meglio andare sul sicuro, ci siamo detti, tante volte mi dovessi dimenticare qualcosa…le slide mi faranno da binario.

Così, le nostre presentazioni sono diventate affollate di nozioni e noi ci siamo ridotti a lettori di slide, dove era maggiore il tempo passato a voltare le spalle al pubblico che quello a guardarlo, mantenendo con questo l’opportuno contatto visivo.

A quanti è capitato di andare ad un convegno o un seminario e trovare lo speaker seduto, con il suo bel computer davanti, con voce monotona, pochi gesti, incedere ritmicamente stile litanìa, e per ore cullarci nel dormiveglia tra concetti astratti e slide affollate?

Chi ha fatto l’università sa bene la differenza tra un professore che spiegava mettendo energia, fantasia, passione in quello che diceva e un pizzico di umorismo e invece il professore seduto immobile con aria seriosa e sguardo fisso che ripeteva con il pilota automatico l’ennesima lezione della sua vita.

Dunque progettare e gestire una presentazione è un’abilità che si può imparare e coltivare. È una forma di arte anch’essa che può essere molto gratificante per lo speaker.

Alcuni partono avvantaggiati perché possiedono doti naturali del comunicatore, hanno gusto estetico e sanno calcare il palco, altri meno. In ogni caso tutti hanno da imparare e perfezionare il proprio stile.

Innanzitutto dobbiamo distinguere 5 elementi del public speaking e del presentation skills:

  1. il pubblico
  2. il mezzo
  3. l’ambiente
  4. la comunicazione
  5. lo speaker

Vanno cioè considerati, prima di cominciare a programmare una presentazione, gli elementi che avremo a disposizione e con cui dovremo confrontarci in modo che l’esito sia così come lo abbiamo immaginato noi.

Ricordiamoci che una presentazione è fatta per comunicare qualcosa, per trasmettere un’emozione, dei contenuti, un’idea, quindi non è progettata su di noi, ma sul nostro interlocutore, sulla nostra platea. Una presentazione, sia essa ad un convegno, una conferenza, un meeting, un seminario non è sfoggio di cultura, non è il momento in cui dobbiamo dimostrare di sapere, è il momento in cui dobbiamo dimosrtare di saper trasferire. Dovremo quindi evitare di concentrarci unicamente su quello che abbiamo in testa con l’ansia di voler trasmettere tutto, ma su ciò che vogliamo venga recepito. Pochi concetti chiari e forti. Su questo abbiamo grandi maestri della comunicazione che insegnano, sia nel mondo del marketing, basti pensare a Seth Godin, sia nel mondo dell’Hi Tech, come non citare il grande Steve Jobs, sia tra i conferenzieri, pensiamo a W. Mitchell, sia tra i politici, un esempio oggi è il Presidente americano Barak Obama, in passato lo è stato Bill Clinton e prima ancora J.F. Kennedy.

Per ora ci fermiamo qui, nei prossimi post continueremo l’analisi dell’arte del public speaking e presentation skills.

Vi saluto con una frase di Buechner: “Possono dimenticare quello che dici, ma non possono dimenticare come li hai fatti sentire.

Mario Alberto Catarozzo



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