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Liberi professionisti: il self publishing come strumento di business development

Lo sviluppo del business (business development) per lo studio professionale passa attraverso diversi canali e strategie. Oggi parleremo di un canale nuovo quanto a modalità, tradizionale quanto a concetto. Parleremo del self  publishing, cioè della pubblicazione in totale autonomia di libri e pubblicazioni. Se fino a qualche anno addietro scrivere un libro, un vademecum, una guida pratica era appannaggio solo di pochi professionisti che avevano tempo, competenze e canali aperti con editori specializzati, oggi è alla portata di tutti. La ragione principale di questo cambiamento è legata ai nuovi strumenti tecnologici che permettono a chiunque di lavorare in totale autonomia contenuti editoriali e pubblicarli con esiti eccellenti. Esistono in commercio, infatti, decine di text editor che permettono la lavorazione dei testi dall’editing all’impaginazione alla correzione di bozze. Uno strumento estremamente flessibile e con risultati decisamente buoni è il gratuito iBook Author di Apple, scaricabile dall’Apple Store. Questo è lo strumento da me preferito per la lavorazione dei miei ebook gratuiti messi a disposizione sul mio sito.

Se da un lato i programmi di text editing permettono a chiunque di diventare un piccolo editore “fai da te”, dall’altro il Web completa queste opportunità permettendo la pubblicazione delle proprie opere sia sul proprio sito o blog, sia sui social network, sia su piattaforme di self publishing a ciò dedicate come Lulu.com, oppure Ilmiolibro.it, Bachecaebookgratis.com, Liberliber.it, Wikisource.org, Gutemberg.org. Per chi usa Apple, una ottima opportunità è costituita dall’iBook Store.

A differenza di un tempo, oggi le scelte possono spaziare dalla pubblicazione cartacea a quella esclusivamente digitale. Nel primo caso, dopo aver scritto la nostra opera potremo rivolgerci ad uno dei siti sopra elencati, oppure ad altri servizi che abbondano sul web di self publishing per avere un preventivo di stampa. Fino ad un certo numero di copie stampate (300-500) la stampa potrà avvenire in digitale, contenendo i relativi prezzi.

Altra opzione è di mantenere il nostro capolavoro esclusivamente in formato digitale, quindi in ebook. Tanto per fare un po’ di chiarezza sulla terminologie anche spesso troviamo qua e là:

  • e-book indica semplicemente che l’opera è in digitale (non cartacea);
  • e-pub è un formato con cui può essere realizzato e quindi letto un ebook. L’epub è open source, quindi utilizzabile da tutti e non legato ad un particolare produttore, e viene letto da tutti i principali e-reader; in alcuni casi gli ePub sono protetti da un particolare sistema di criptaggio chiamato DRM (Digital Rights Management);
  • e-reader (chiamati anche ebook reader oppure e-ink, per via dell’inchiostro “elettronico” che li caratterizza al posto dello schermo LCD degli altri device mobili) indica i lettori di e- book, quindi gli strumenti con cui si possono fruire gli ebook. I più famosi sono Kindle di Amazon (ho comprato il PaperWhite e lo trovo fantastico per leggere al buio la sera), Kobo della Mondadori, oppure l’ereader Sony PRS T3 o ancora Cybook Odyssey della Booken. Tutti ottimi lettori di ebook sul mercato.
  • pdf è il formato tipico di Adobe con cui si possono salvare e quindi leggere pubblicazioni;
  • iBook è il formato di Apple, il cui lettore iBooks è fornito con l’ultima versione di IOS 7 gratuitamente sia sui device mobili che sui MacBook.

Realizzata la nostra pubblicazione professionale, possiamo poi scegliere di distribuirla gratuitamente, oppure a pagamento. Considerate che in questa scelta entrano implicazioni, quali l’uso del codice ISBN per far entrare a catalogo la pubblicazione, i diritti SIAE per proteggere con il diritto d’autore l’opera e gli aspetti fiscali relativi ai pagamenti on line ricevuti. Tutto ciò, invece, viene bypassato nel momenti in cui la vostra pubblicazione risulta distribuita gratuitamente. Se volete proteggere il diritto d’autore dell’opera gratuita, un modo semplice ed efficace è inviarvi con posta elettronica certificata a voi stessi (su posta elettronica certificata) il file della pubblicazione. Ciò rappresenterà data certa di realizzazione dell’opera contro eventuali contestazioni future di terzi che se ne volessero indebitamente appropriare (non avendo voi registrate l’opera alla SIAE, nel qual caso, invece, sarebbe questa registrazione a comprovare data e paternità dell’opera).

Perché pubblicare e distribuire gratuitamente una pubblicazione con contenuto normativo o comunque professionale, vi chiederete? Non è un modo per disperdere il proprio know how? Non si “scredita” il proprio sapere rendendolo pubblico?
Andando in ordine, vi invito a fare alcune riflessioni insieme:

  1. primo punto: da sempre il modo migliore, più elegante ed efficace per comunicare le proprie competenze e la propria attività è la trasmissione del proprio sapere e della propria esperienza attraverso i contenuti. Tali contenuti possono essere trasmessi sia per via orale (ad esempio, come relatore in convegni), sia per via scritta. Pubblicare un ebook scritto appositamente per i propri clienti, quindi con un lessico appropriato e contenuti mirati, sarà il modo migliore per promuovere in modo utile, efficace ed elegante se stessi e la propria attività. Inoltre, in tal modo contemporaneamente fornirete contenuti utili ai lettori e vi farete conoscere da chi ancora non vi conosce. Win-win, dunque, vincono tutti. Voi perché farete promozione del vostro brand e competenze; i lettori perché riceveranno strumenti per loro utili. Molto diverso, quindi, dal fare pubblicità aggressiva, invadente, che personalmente non sopporto molto;
  2. secondo punto: dispersione del know how. Non esiste più come un tempo l’idea di custodire gelosamente il proprio sapere. Oggi più di un tempo non è tanto il sapere in sé ad avere valore, ma il saper fare, e questo non si può trasmettere via ebook. Inoltre, ricordiamoci di uno dei principi sulla comunicazione persuasiva del prof. Robert Cialdini: il principio di reciprocità. Devo prima dare qualcosa, per poi aspettarmi di ricevere da chi è “grato” per il beneficio ottenuto;
  3. terzo punto: la gratuità non è screditante per il vostro brand. Peggio sarebbe mettere in vendita a basso costo il vostro sapere. La gratuità rientra nelle nuove dinamiche di condivisione del sapere, nella logica del web e crea le basi per un accesso facilitato al vostro mondo. In questo modo permettere a chi non vi conosce di entrare in modo soft nel vostro mondo e di potervi conoscere e scegliere. Così davvero i migliori saranno scelti, non coloro che fanno più pubblicità o che sono insistenti.

In conclusione, il self publishing può essere un ottimo strumento di business development per il professionista dell’area legale (e non solo). Infatti, lo studio dell’avvocato, del commercialista, del consulente del lavoro, del notaio può ottenere molteplici benefici dal pubblicare da sé un libro, vediamoli:

  • fidelizzare i clienti in portafogli, fornendo contenuti aggiornati, utili e ben confezionati;
  • raggiungere nuova clientela, che in questo modo “saggerà” le competenze professionali del professionista;
  • valorizzare il proprio brand on line;
  • stampare la pubblicazione e distribuirla con canali quali riviste, magazine, convegni senza dover passare sotto le forche caudine degli editori.

Buon lavoro dunque!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

 



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