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L’importanza dei gesti nella comunicazione

Composta da almeno 27 ossa e con terminazioni nervose direttamente collegate al cervello, la mano riveste una funzione molto importante nella comunicazione. Ciò vale tanto nel public speaking, quanto nella comunicazione one to one. Può rinforzare e sottolineare quanto abbiamo detto, piuttosto che contraddire il significato delle nostre parole e creare confusione nel percepito del nostro interlocutore. Non a caso gli oratori, i politici, gli attori, i comici (l’ordine non è casuale) hanno dedicato tempo allo studio della gestualità. 

Così, le mani possono scandire i ritmi del discorso, aiutare a creare pause, collocare nello spazio concetti. La gestualità può servire a mantenere alta l’attenzione dell’audience, a “guidare” gli sguardi del pubblico, a focalizzare l’attenzione. All’opposto, un uso casuale e non coordinato può creare confusione in chi ascolta: può così generare sentimenti contrastanti in chi guarda tra il significato delle parole che ascolta e il non verbale dei gesti. Provate a pensare ad uno speaker che mentre espone concetti di tutto rispetto comincia a scrocchiarsi le dita. Oppure ad un avvocato in udienza penale che mentre conduce la propria arringa difensiva tiene le mani in tasca.

Al contrario, immaginate che effetto possa avere la gestualità quando un politico che espone il concetto di fratellanza tra i popoli unisce le mani incrociando tra loro le dita, rinforzando così il concetto di unione e commistione. Pensate per esempio ai personaggi carismatici come il Papa quando simbolicamente allargano le braccia per comprendere tutti nel loro discorso. 

Passiamo ora alle strette di mano: stringere la mano con il palmo verso l’alto è un segno di accoglienza, quasi di sottomissione. Al contrario, stringere la mano mostrando il dorso è un segno di sfida, di superiorità. Vi è poi chi stringe con forza la mano trasmettendo decisione; chi invece porge la “mano morta”, inerme senza vita, molle molle. Entrano in gioco poi le culture diverse, passando da strette di mano sudamericane dalla durata infinita all’inchino giapponese in segno di rispetto senza toccarsi.

Quanti significati può avere nel linguaggio del corpo un dito, neanche l’intera mano, ma un solo dito. Pensiamo al pollice verso l’alto segno di “ok”; al pollice riverso in basso segno che qualcosa non va e con un salto di duemila anni indietro fino all’antica Roma…poteva decretare la vita o la morte di un gladiatore. E che dire dell’indice: vi ricordate lo Zio Sam vestito della bandiera stelle e strisce americana che reclutava soldati? Ecco, lui puntava col dito te, proprio te e sotto il manifesto la scritta recitava “Io voglio te!”. Altre storie si potrebbero raccontare invece sul dito medio alzato, ah, quanti sono stati mandati a fare…. con quel semplice silenzioso dito medio. Se poi si passa alle due dita si può spaziare dalla V di vittoria del grande Winston Churchill alle meno nobili corna di cui sono pieni gli arbitri per tornare alla V di chi necessita di alzarsi per andare in bagno.

Insomma, la posizione delle mani e la loro gestualità possono comunicare lo stato d’animo di una persona e le sue intenzioni anche senza proferire parola. Se sto raccontando la vacanza che mi aspetta è possibile che sfregherò tra di loro le mani, in segno di compiacimento per ciò che sto immaginando di lì a poco di vivere. E persino la velocità con cui una persona sfrega le mani comunica qualcosa. Infatti, chi sfrega velocemente le mani tra loro sta immaginando un proprio vantaggio pregustandoselo; è in fondo sincero. Chi invece vi espone un vostro vantaggio e sfrega contemporaneamente le mani lentamente…sta mentendo. Già, infatti vi sta dicendo una cosa (che state facendo un ottimo acquisto) ma ne sta manifestando inconsciamente tramite la gestualità delle mani un’altra (ti sto fregando, l’affare lo sto facendo io). 

Se incrocio le dita prima di un esame, sto comunicando con un gesto scaramantico il mio stato di tensione. Se sono seduto al tavolo negoziale e incrocio le mani, sto manifestando uno stato di controllata tensione, mi sto trattenendo, mi sento frustrato.

Le mani sono importanti, esse infatti sono sempre davanti a noi, precedono le altre parti del corpo e spesso sono il primo contatto con l’altro. Ma davvero sono sempre davanti a noi? No, a volte sono dietro di noi. Alcuni hanno infatti l’abitudine di camminare e di dialogare con gli altri mettendo le mani dietro la schiena. Cosa significa? Questa postura, usata molto dai militari e in generale da chi occupa posizioni di potere, significa sicurezza di sé e autoritarismo. Ma anche qui qualche distinguo va fatto: mani dietro la schiena mano nella mano indica quanto abbiamo appena detto, ma mani dietro la schiena dove una tiene il braccio o il polso dell’altra indicano invece frustrazione e, come per le mani giunte davanti, tentativo di controllare le proprie reazioni.

Potremmo continuare a lungo spostandoci sui significati delle mani portate al volto tra imbarazzo, vergogna, menzogna, stupore. 

Siete ancora sicuri che il linguaggio del corpo sia secondario? E se non è così, non vale forse la pena conoscerlo meglio per saperlo leggere negli altri ed avere noi stessi una coerenza, un’armonia tra postura, gestualità, espressioni del viso e parole? Comunicare in modo efficace vuol dire anche questo: armonia tra ciò che diciamo, come lo diciamo e ciò che facciamo mentre lo diciamo.

Ne parleremo nel corso La comunicazione efficace per lo studio professionale. Comunicare in studio, comunicare con i clienti che si terrà a Bologna lunedì 16 aprile, corso accreditato dall’Ordine degli Avvocati di Bologna con 7 crediti formativi (per informazioni clicca qui) e a Milano mercoledì 20 giugno (per informazioni clicca qui).

A presto!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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