Lo studio professionale italiano: la situazione attuale e il futuro che ci aspetta

Prendiamo oggi spunto dall’articolo pubblicato su Il Sole 24 Ore del 28 dicembre 2015, firmato da Valentina Melis, “Spinta all’aggregazione degli studi”.
Oggi gli studi professionali italiani lavorano ancora in modo isolato, individuale. La stragrande maggioranza degli studi è composta dal titolare e pochi collaboratori. Riprendendo l’indagine Censis-Adepp di un anno fa (dicembre 2014), ben l’81,6% dei professionisti in Italia svolge in modo individuale la professione, il 17, 2% ha uno o due dipendenti o collaboratori e il 21,2% ne ha più di due.
Che lo scenario delle professioni sia in veloce cambiamento è oramai palese, la vera sfida è capire verso quali forme di aggregazione si sta muovendo. Come saranno gli studi professionali tra 10 anni? Quale sarà la struttura più efficiente per esercitare la professione? E quale quella più efficace per essere competitivi sul mercato? Ecco, queste sono le vere sfide che i professionisti hanno davanti al proprio cammino.
Vediamo da dove partiamo e quali sono le opzioni che oggi i professionisti possono scegliere per organizzarsi al meglio.

Reti tra professionisti

Le linee di sviluppo che si stanno delineando sono quelle delle reti tra professionisti in veri e propri network di collaborazione tra studi di diverse categorie professionali e di diverse località geografiche. I network professionali sono oggi facilitati dagli strumenti offerti da Internet: dai social network, a Skype, al lavoro in cloud. Le declinazioni che tali collaborazioni possono assumere vanno dalla semplice collaborazione a distanza, con funzione di base di appoggio in altre città dello studio (sul modello della domiciliazione legale), al presentarsi sotto un unico brand come se i componenti fossero soci di un unico studio (pur non essendolo).
Non è un caso che nell’ultimo anno sono molti i progetti di strutturazione di network professionali che sto seguendo come coach, sintomo di un’esigenza sempre più diffusa in tal senso.

Associazione professionale

Già ampiamente diffuso sul territorio – circa il 12,9% fa parte di uno studio associato con più titolari (fonte: Censis-Adepp) – lo studio professionale associato sta velocemente aumentando il proprio appeal verso i professionisti. Piace perché permette di affrontare il mercato in modo più organizzato, di rivolgersi ad una clientela business di più ampie dimensioni, di migliorare la qualità dell’offerta di servizi professionali e di dividere le responsabilità e i rischi “imprenditoriali” con altri compagni di viaggio (professionale). L’associazione comporta la nascita di un nuovo soggetto giuridico, a differenza dell’aggregazione in reti professionali. Questa struttura richiede tuttavia delle buone competenze manageriali, in quanto l’organico di studio va gestito, così come le location; va definito un business plan e una vision con obiettivi ben chiari e un forecast di spese ed entrate. Da queste esigenze nascono i corsi di formazione che tengo da anni sia in aula, che presso gli studi professionali.

Stp

La normativa non è ancora matura circa la disciplina delle Società tra Professionisti, che dovrebbero accogliere professionisti che esercitano la professione e soci di capitale, sul modello delle società professionali anglosassoni. In questa forma l’esercizio della professione è decisamente inserita in alveo imprenditoriale. Al momento ancora poco utilizzate, in futuro possiamo ipotizzare che queste forme societarie diventeranno la norma.

Condivisione di spese

Vecchia come il tempo, l’aggregazione dei professionisti per dividere le spese della professione – affitto, bollette, segreteria – è una pratica seguita da molti, soprattutto negli ultimi due decenni, dove i costi per l’avviamento dello studio professionale sono cresciuti. Ciascun professionista pensa e lavora in modo totalmente individuale, senza progetti comuni o clienti condivisi. L’unica condivisione è, appunto, delle spese di location e derivati. È una forma light di condivisione o, se vogliamo vederla da un’altra prospettiva, un modo individualista di fare la professione “vicini” ad altri colleghi e non ancora insieme.

Studio individuale

È questa la forma per eccellenza dell’esercizio della professione, come abbiamo visto. Dominus, titolare, boss, fondatore, sono solo le varianti del nome che il professionista self made assume.
Come un pioniere che si apre la strada in prima persona, questa è la mentalità con cui oltre l’80% dei professionisti esercita ancora la professione. Un tempo ciò funzionava alla grande, ma in futuro? Saranno ancora competitivi gli studi unipersonali? Saranno ancora appetibili ai clienti gli avvocati generalisti? Riuscirà il consulente del lavoro a gestire il carico di spese da solo?

L’unione fa la forza

In conclusione, i cambiamenti in atto portano a riflettere su quali possano essere le forme organizzative che meglio coniugano flessibilità della struttura, organizzazione e qualità dei servizi professionali. Una cosa sembra certa: mai come oggi vale la regola secondo cui l’“unione fa la forza”. Ciò che c’è da capire è quale sia la forma migliore di tale unione.
Come coach e formatore da venti anni mi dedico a portare nel mondo delle professioni la mentalità e le competenze manageriali e imprenditoriali che permettano di affrontare più preparati e consapevoli i cambiamenti in atto.

Per saperne di più visita la pagina dedicata alla formazione manageriale per professionisti: www.mariocatarozzo.it/eventi

A presto

Mario Alberto Catarozzo

Leggi la seconda puntata dell’ebook “L’ORGANIZZAZIONE DELLO STUDIO PROFESSIONALE

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