Lo Studio professionale parte dai giovani

In tutte le squadre sportive i giovani rappresentano la linfa vitale delle squadra. Sono il futuro, quella ventata di innovazione che permette di non essere sempre uguali a se stessi. Il cambiamento parte da qui, per evolversi e adattarsi meglio ai mutamenti ambientali. Cosa strana, invece, tutto ciò non accade negli Studi professionali. Ci riferiamo a quelli nostrani, perché se ci affacciamo oltreoceano la musica cambia, e anche molto. Leggo oggi di un sondaggio da cui risulta che oltre la metà dei praticanti avvocati non riceve alcun compenso, neppure il rimborso delle spese. A ciò si aggiunge che per i più la principale attività a cui sono adibiti durante la pratica professionale sono attività di segreteria. La ciliegina sulla torta è poi che per oltre il 60% non vi sono reali prospettive di crescita e di inserimento nello studio professionale.

Tutto ciò a chi crede nella leadership, nel gioco di squadra, nell’importanza della coesione interna per realizzare performance eccellenti, suona alquanto paradossale in un’ottica di lungimiranza strategica. Se in passato poteva funzionare questa tipologia di “giochino”, in cui il praticante andava spesso a sostituire la segretaria e si sobbarcava tutte quelle attività antipatiche tra cui code in cancelleria e simili, oggi non si può più pensare di creare uno Studio eccellente e al passo con i tempi se non si rivede, tra l’altro, questo aspetto.

Come ogni squadra cresce i propri campioni che un domani auspicabilmente indosseranno la maglia della serie superiore, così dovrebbe fare lo Studio professionale. Una volta chiariti i valori, lo stile e la vision dello Studio, sarà utile dedicare molto tempo a fare delle vere selezioni dei giovani praticanti che dovranno condividere tali caratteristiche in modo da poter essere successivamente tutti soddisfatti di lavorare insieme. Fatto ciò starà alla leadership di Studio creare le migliori condizioni di crescita e di formazione per i praticanti. Dedicare tempo ed energie a queste attività sarà il vero investimento dello studio. Ciò che tiene legati i giovani allo Studio non sono certo i cento euro in più o in meno, quanto le prospettive di crescita, le relazioni positive, il clima di studio, la vision collettiva e il piano di crescita individuale. Costoro nel tempo creeranno un senso di attaccamento e orgoglio al brand dello Studio, si sentiranno attori della sua crescita, parte attiva e non semplici spettatori o esecutori di attività alienanti. Questo sarà il vero collante dello Studio, non il denaro. Perché se tutto viene impostato in termini economici, non c’è da meravigliarsi poi che ci si venda al miglior offerente.

Il cambiamento delle organizzazioni di Studio deve partire anche da qui, da un nuovo approccio ai giovani, alla pratica e alla creazione di strutture coese e affiatate.

Buon lavoro!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

@MarAlbCat



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