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Come coordinare esperienza e innovazione nello Studio professionale. Il ruolo del marketing

Buisness futureSiamo alla terza puntata della nostra guida pratica sul marketing per lo Studio professionale. Se nella puntata precedente abbiamo visto da dove partire prima di intraprendere azioni di marketing, vediamo ora come chiarirsi le idee sulla meta che vogliamo raggiungere. Da buon coach, vi ripeto sempre come un mantra che ogni scelta che facciamo dovrebbe essere funzionale ad uno scopo per essere strategica. Più volte abbiamo chiarito cosa significa essere strategici, cioè avere la capacità tra le mille opzioni possibili di scegliere le più utili al raggiungimento degli obiettivi che ci siamo posti. L’alternativa è andare a caso, a braccio, improvvisare e sperare che vada bene.

La prima cosa che dobbiamo imparare, quindi, è a definire la stella polare che ci guiderà nel cammino. Questa stella polare è l’obiettivo a cui puntiamo.

Accanto a questo l’altro punto a cui dobbiamo fare attenzione è il vero primo ostacolo che ci troviamo tutti ad affrontare: le abitudini. E qui gioca un ruolo particolare l’esperienza.
Affrontiamo ora questo tema, mentre nella prossima puntata chiariremo quali sono le modalità per definire gli obiettivi in modo il più possibile chiaro.

Il ruolo dell’esperienza

L’esperienza è un “animale strano”, nel senso che può essere tanto utile, quanto limitante. L’esperienza ci aiuta ad affrontare le situazioni, ci fa trovare velocemente soluzioni, ci permette di sentirci più sicuri di fronte alle novità. Però l’esperienza è anche ciò che ci tiene anche legati, che ci impedisce di provare la strada nuova, che ci offusca la vista di nuovi panorami. L’esperienza è ciò che abbiamo già fatto, visto, sentito, capito. Non è il modo migliore, la strada più utile…è l’unica che già conosciamo. Sappiamo che l’animo umano è più portato a ripetere ciò che conosce, piuttosto che intraprendere nuove strade. Siamo più ripetitori, che scopritori. Questo anche quando le vecchie strade non portano a nulla (vedi, per esempio, nelle relazioni personali gli stessi comportamenti disfunzionali ripetuti all’infinito, nonostante siano nefasti); figuriamoci poi se le vecchie strade hanno prodotto risultati in passato. Il risultato funge da rinforzo positivo e pertanto sarà ancora più difficile fare nuove scelte abbandonando quelle che hanno già sortito effetti positivi. Il vecchio adagio “non lasciare la strada vecchia per la nuova” sintetizza bene questo approccio.

Trasferiamo tutto questo nel mondo della professione e delle nuove scelte che il cambiamento ci induce a percorrere.

Che cosa può rendere l’esperienza una risorsa e non un limite?

La consapevolezza. Sì, questa è la risposta al quesito. Se siamo consapevoli di ciò che pensiamo e di come reagiamo alle situazioni, allora saremo più liberi. Se siamo presenti a noi stessi e prima di attivare la “scheda forata” e applicare il solito schema ci poniamo delle domande nel nostro dialogo interiore, ci stiamo donando delle nuove possibilità.

Se invece agiamo per abitudine, lasciamo il timone della nostra vita in mano all’esperienza passata, a ciò che già fa parte del nostro modo di interpretare, reagire, valutare le cose. Thoreau diceva “Non sono le cose a cambiare, siamo noi a cambiare”. Troppo vero!

Dunque, quando parliamo di marketing per lo studio professionale, è abbastanza naturale che un professionista che non se n’è mai occupato si senta spaesato e la tentazione è quella di rifiutare tutto in blocco e andare avanti a fare quello che si è sempre fatto: nulla. Viene in questo modo difeso a spadatratta il passaparola, che equivale a dire non fare nulla, appunto, di intenzionale per alimentare il proprio business.

Una buona strategia per affrontare il nuovo

Provate a fare questo esperimento, un po’ come si faceva da bambini quando si applicavano le distorsioni temporali e ci si immaginava da grandi. L’esperimento consiste nell’immaginare cosa sarà accaduto tra dieci anni. Siamo ad agosto del… 2024 … cosa vedremo? Dove saremo arrivati? Come sarà il nostro Studio? E la nostra attività? Che tipo di clienti avremo? Cosa abbiamo messo in atto in questi dieci anni per alimentare il nostro business? Quali scelte abbiamo compiuto?

Troppo tempo dieci anni? Forse. Allora perché fate piani per la pensione, che magari arriverà tra 30 anni (se mai l’avremo)?

Lavorando su quella che si chiama time line, la linea del tempo, rendetevi alleato il cambiamento cercando di vedere oltre questo momento, di capire per cosa state costruendo, in che direzione. Diceva Confucio che “l’esperienza è come una lanterna che illumina il passato e non il futuro”. Inutile cercare di fare luce con cose passate su cose nuove, fatelo con la vostra consapevolezza sempre presente e con un approccio positivo, da pioniere e da inventore.

Il futuro va scritto, non replicato.

Buon ferragosto a tutti!

Mario Alberto Catarozzo

Studi professionali, affrontare il futuro

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