Mettete a frutto la conoscenza in Studio: Knowledge management e centro studi

Il knowledge management, cioè la gestione della conoscenza in Studio, è ancora molto sottovalutata nel suo potenziale. Spesso sono solo gli studi molto grandi e strutturati – in particolare di cultura anglosassone – a mettere a fattore comune la conoscenza in Studio perché diventi patrimonio comune a cui attingere.La cultura prevalente è ancora quella tradizionale dove il mio know how, quindi il mio patrimonio di conoscenze resta mio e gelosamente custodito. Se ciò può avere un senso in relazione ai competitors esterni (gli altri Studi professionali), non risulta molto strategico all’interno dello stesso Studio.

Se infatti partiamo dal presupposto che oggi per essere sempre più competitivi è necessario dotarsi di un’organizzazione, di fattori che aumentino la competitività (specializzazioni, strumenti innovativi di gestione del cliente, maggior efficienza e tempestività nell’erogare le prestazioni), è anche necessario che la conoscenza diventi patrimonio comune all’interno dello Studio.

Ciò vorrà dire in concreto:

  • creare momenti di condivisione (riunioni formative e informative);
  • percorsi di crescita con tutor per le nuove leve;
  • momenti di condivisione di progetti e obiettivi;
  • un centro studi con risorse aggiornate (libri, riviste, banche dati, servizi on line);
  • una sala studio (possibilmente) e una biblioteca interna.

Vi può sembrare strano o troppo impegnativo? Proviamo a pensare ciò che abbiamo già a portata di mano: una libreria ricca di libri e riviste (cartacee o sempre più digitali) è patrimonio di qualunque studio; una sala riunioni che può all’occasione fungere da sala studio ce l’hanno quasi tutti; momenti di condivisione li possono pianificare tutti; percorsi di crescita con momenti di formazione per le nuove leve e con un responsabile (tutor) di tale percorso è alla portata di ciascuno. Cosa manca? Un Centro Studi? Beh, anche quello è più vicino di quanto sembri: si tratta di catalogare i libri già in possesso, capire se manca qualcosa di essenziale e di tenere aggiornati gli strumenti professionali; si tratta di trovare chi possa dedicare quota parte del proprio tempo alla formazione dei colleghi dopo essersi a sua volta formato con corsi e lo studio su riforme e novità.

Vantaggi? Moltissimi. Vediamoli:

  1. il sapere quando diventa patrimonio condiviso si arricchisce dell’esperienza e idee di tutti, in un processo di continua crescita;
  2. tutti, nel tempo, raggiungono livelli di competenza e conoscenza maggiore e, come per vasi comunicanti, più omogenea di quanto non lo fosse fino a quel momento;
  3. lo studio verrà percepito dai clienti come più unitario e compatto, senza eventuali discrepanze di preparazione e di stile individuale;
  4. risparmio di tempo (e di costi): invece di formarsi ciascuno per conto proprio, la formazione viene gestita e ottimizzata nei processi.

Il sapere, così come l’amore, è una delle poche cose che non si divide ma si moltiplica; quando condividiamo sapere, chi dona continua a sapere e chi riceve si arricchisce di quel sapere. Il clima in studio migliora, le persone hanno occasione di fare team, di stare insieme e di provare soddisfazione per la materia che hanno scelto come professione.

Buon lavoro, dunque!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

@MarAlbCat



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