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Modernità liquida

Modernità. Tutti prima o poi abbiamo pronunciato questa parola, molti ne hanno fatto un cavallo di battaglia, ma che vuol dire, oggi? 

Sono come al solito in libreria (uno dei posti preferiti dove passare del buon tempo in compagnia) è domenica pomeriggio, di questo fine gennaio ghiacciato. Le mani ancora intorpidite dal freddo cominciano a sfogliare l’ultimo libro di un autore che conosco bene, di quelli che quando parlano, o scrivono, i neuroni si mettono sull’attenti. E’ Zygmunt Bauman, sociologo e uomo di buon senso, professore a Leeds e Varsavia. Il titolo in copertina non lascia dubbi sul contenuto: “Modernità liquida“. Parla di noi, parla di oggi, parla di dove viviamo e soprattutto come. Modernità? “La modernità nasce allorché spazio e tempo vengono disgiunti tra loro – scrive Bauman – e dall’esperienza di vita quotidiana…“. “Nella modernità il tempo ha una storia“, continua Bauman. Già il tempo moderno ha una sua storia disgiunta dai fatti, dagli episodi. L’ingegno umano oggi permette di passare attraverso il tempo, modificarlo, appropriarsene. Avete mai pensato al concetto di velocità? A scuola, da ragazzo, mi avevano insegnato che la velocità è uguale allo spazio diviso il tempo. Io in macchina so a che velocità sto andando in base al rapporto della distanza percorsa nell’arco del tempo. Ok, ci siamo. A che velocità va Internet? Qual è la velocità delle relazioni in un social network? E potremmo continuare. E’ cambiato anche questo, oggi, il concetto di velocità, di tempo e…di spazio. In questo momento, mentre scrivo, posso vedere in tempo reale gli animali che vanno a bere in un lago nel Ngorongoro, in Tanzania. Una web cam me lo permette. Sono a Milano e…contemporaneamente nel Serengeti; sono in pianura poco sopra il livello del mare e nello stesso tempo a 2200 metri nell’altipiano circondato da uno dei più antichi crateri vulcanici spenti. Flessibilità, espansibilità, liquidità, precarietà, individualità comune, queste le nuove regole a cui siamo chiamati a rispondere con equilibrio.

Tutto è fonte di conquista: spazio, tempo, luoghi, relazioni. “Non riusciamo più a sopportare nulla che duri” scrive Paul Valéry. Pensate alla carriera, si quello che un tempo rappresentava l’ideale crescita professionale in azienda. Si entra, si trovano delle regole, si seguono oppure no, si avanza nelle funzioni, nelle responsabilità, nella retribuzione e poi alla fine si esce, congedati. Si può ancora parlare oggi di carriera? Di regole di ingresso, crescita e uscita? Esistono ancora aziende dall’identità definita e stabile in cui fare carriera? Sembra che se per l’uomo l’idea di liquidità si sposa bene con il suo status, per le aziende sarebbe meglio parlare di “plasticità“. Già, la capacità di doversi modellare sui cambiamenti e quanto più velocemente tanto più efficacemente. E i dipendenti? Liquidi nella plasticità!

Abbiamo parlato in un post di qualche giorno fa di autostima. Questa un tempo si acquisiva in un percorso di crescita interiore lento e graduale. Autostima era il depositato della fiducia in se stessi, della capacità di credere che siamo abili, che siamo capaci. E oggi? Mmhh, tutto più complicato. Abili e capaci sono concetti transitori, perché tutto cambia e così velocemente che la tua abilità di oggi può non essere più sufficiente domani. Insomma, per concludere con Bauman, la modernità solida che un tempo aveva coinciso con il capitalismo solido non esiste più. Oggi come il capitalismo è volatile nelle sue forme, così lo è la modernità che ci accompagna.

E allora? Allora così come non ha più senso oggi essere proprietari di un’auto che diventa vecchia in pochi mesi, di un computer, relegato tra i cimeli storici in un’annetto, di un cellulare, obsoleto col passare di una stagione, così non ha molto senso investire su ciò che è esterno a noi, materiale, cercando, come hanno fatto i nostri genitori, in esso sicurezza, stabilità, continuità. Ciò che possiamo fare è investire su noi stessi, sulla mente, sulla nostra liquidità necessaria e utile per realizzare noi stessi tra le pieghe della vita quotidiano e non tentare semplicemente di sopravviverci. Questo almeno finché non passeremo allo step successivo della modernità gassosa, ultima fase, dopo quella solida e quella liquida, dell’evoluzione umana. Ma penso che di questo se ne prenderanno cura i nostri nipoti, per ora affrontiamo quello che abbiamo noi sotto mano.

Ah beh, liquido per liquido, ricordiamoci che uno dei migliori è un buon bicchiere di vino in compagnia di amici, piccole oasi di solidità affettiva.

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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