Monotasking o multitasking: cosa conviene di più?

Prendiamo spunto dall’articolo pubblicato sul Corriere della Sera dal titolo “Tutti i modi in cui il multitasking ci rovina (davvero) il cervello” del 20 gennaio scorso. L’analisi dei ricercatori delle più prestigiose università ci restituiscono un quadro forse immaginabile anche con il buon senso, e cioè che fare più cose insieme (multitasking) non conviene. Aggiungono tuttavia elementi nuovi, e che cioè addirittura alla lunga fa male alla salute psico-fisica, cervello in primis.

Abbiamo altre volte in questo Blog affrontato l’argomento sia dal punto di vista dell’impatto sullo stress, sia sull’efficacia ed efficienza delle prestazioni. Lasciamo quindi tutte le considerazioni mediche e psicologiche a chi di dovere e cerchiamo invece di capire insieme perché è un inganno enorme l’idea che ci è stata propinata che se facciamo più cose insieme siamo più efficienti ed efficaci.

Come siamo fatti

La natura è perfetta, lo sappiamo. Siamo stati programmati in un certo modo per fare certe cose in un certo ambiente. Siamo fatti per fare una cosa alla volta. E quando facciamo una cosa alla volta siamo potenti, concentrati come un raggio laser. Tutte le energie sono lì, dedicate ad un unico sforzo, verso un unico obiettivo. Pensate a centinaia di migliaia di anni fa, quando eravamo predatori: come oggi l’aquila o il puma, anche noi eravamo capaci di stare concentrati, con lo sguardo fisso sulla preda. Anche noi, come i rapaci e i felini, eravamo delle molle di muscoli pronti a scattare e scatenare tutte le nostre energie in un’unica azione. Questa è la nostra natura: fare una cosa alla volta e dedicare anima e corpo a quello che stiamo facendo.

Efficienza

Nei tempi moderni (per citare il grande Charlie Chaplin) a tutti è stato trasmesso che più cose fai contemporaneamente e velocemente, più sei efficiente. Efficiente è chi ottiene un risultato con il minor dispendio possibile di risorse. Ma sarà vero ciò che ci hanno raccontato? Sarà vero che se faccio più cose insieme, come scrivere un atto mentre controllo il cellulare, oppure scrivere una mail mentre rispondo ad un collega, risparmio tempo? La risposta è categorica: NO! E’ una balla che ci hanno propinato. Poiché siamo strutturati per fare una cosa alla volta, ciò che in realtà accade nel nostro cervello è che continuiamo a saltare come una scimmia da un ramo all’altro di un albero tra i mille stimoli che ci raggiungono: mail, sms, messaggi, telefonate, richieste, sollecitazioni, pensieri, preoccupazioni. Come insegna una delle 6 leggi del tempo, la legge di Carlson: “svolgere un’attività in maniera continuativa prende meno tempo che dividerla in più volte“. Dunque, continuare ad interrompere l’attività che stiamo facendo, anche solo per guardare chi ci scrive o chi ci chiama, allungherà i tempi di svolgimento dell’attività.

Efficacia

Se essere efficienti vuol dire fare le cose con il minor dispendio di risorse, essere efficaci vuol dire raggiungere i risultati fissati. Chiediamoci dunque se il multitasking ci fa essere più efficaci. Anche qui la risposta non potrà che essere NO! Continuare ad interrompere un’attività che stiamo facendo comporta il rischio di dimenticanze, errori e di defocalizzazione dall’obiettivo. Dunque, le continue interruzioni non faranno altro che ridurre il nostro livello di efficacia e di efficienza.

Stress

E sullo stress il multitasking come influisce? Decisamente è un fattore stressogeno. Oltre al fatto che il multitasking crea nel nostro organismo una continua sensazione di allarme con conseguente attivazione degli ormoni dello stress (adrenalina e cortisolo in primis), continuare ad aprire nuove attività senza chiudere le precedenti comporta uno sforzo e un’energia maggiore, quindi una pressione maggiore che si trasforma in nervosismo, ansia, irritabilità, senso di confusione, mancanza di controllo.

Perché allora siamo tutti multitasking?

Le ragioni sono molteplici e diverse da persona a persona, però alcune ragioni comuni ci sono:

  1. per abitudine: oramai cresciamo in un contesto totalmente multitasking e iperconnesso e non ce ne accorgiamo neppure più;
  2. per necessità: per molti al lavoro viene richiesto di essere multitasking, di essere sempre “sul pezzo”, di essere sempre raggiungibili e pronti;
  3. per piacere: la sensazione superficiale che l’essere multitasking comporta è di apparente efficacia ed efficienza, di cui ci sentiamo gratificati;
  4. per solitudine: molti superano in questo modo l’alienazione da solitudine, con un altro tipo di alienazione…;
  5. perché ci piacciono le tecnologie: per alcuni l’uso delle tecnologie è una vera e propria attrazione.

Conclusioni

Vogliamo essere più efficaci e più efficienti? Vogliamo riprendere il timone delle nostre giornate? Vogliamo riappropriarci del tempo e degli strumenti tecnologici come strumenti da gestire e non da subire? Bene allora dobbiamo tornare all’arte del monotasking. Non sarà un caso che le filosofie più antiche, Tao, Zen, Epicurei e Socratici proponevano l’arte del fare una cosa alla volta come la vera via della saggezza, dell’efficienza e dalla serenità. Molti potranno pensare che i ritmi di oggi non ce lo permettono, che sono solo discorsi vuoti, teoria. E invece ciascuno può decidere di migliorare la propria relazione con la giornata, la gestione del tempo e delle attività se comincia ad applicare la regole della programmazione e poi del monotasking. Ok, non arriveremo alla serenità e pace Zen, ma sicuramente dei benefici e miglioramenti, anche in termini di performance ci saranno. Se volete saperne di più leggi La gestione del tempo nell’attività professionale

Buon lavoro!

Mario Alberto Catarozzo

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