Non esistono fallimenti, solo feedback

Così non va bene! Non capisci nulla, quante volte te lo devo ripetere! Di te non mi posso fidare! Do you remember? Sicuramente vi siete trovati qualche volta dalla parte della vittima e qualche volta dalla parte del carnefice. Questo spesso viene scambiato per un “feedback”. Mmhh, non è proprio così. Che cos’è allora un feedback? E’ uno strumento utile per acquisire maggior consapevolezza, trarre insegnamento e migliorare.

È importante dunque imparare a dare e a ricevere feedback. Nel primo caso stiamo svolgendo un’importante funzione di supporto per la crescita del nostro interlocutore, mentre nel secondo abbiamo a disposizione una opportunità di miglioramento che dobbiamo cogliere ed elaborare a nostro vantaggio.

E fin qui ok. Ma torniamo alla domanda iniziale: che cos’è il feedback? È il riscontro dato da un terzo relativamente a ciò che ha osservato/capito di un nostro comportamento, è una descrizione/osservazione di ciò che si è visto e quindi del risultato di un nostro comportamento. Il feedback non dovrebbe essere né un giudizio né una critica, infatti l’obiettivo è quello di far aumentare la consapevolezza nel nostro intelocutore così da permettergli di individuare i propri punti di forza e le aree di miglioramento. Spesso quando noi riceviamo un feedback da un amico, da un familiare, dal nostro capo siamo portati a rispondere immediatamente giustificando con mille perché il nostro comportamento invece di ascoltare quanto ci viene detto.
Perdiamo così un’occasione di crescita, siamo più preoccupati di avere ragione che interessati a capire se i nostri comportamenti sono stati percepiti secondo le nostre intezioni. Allo stesso modo, quando siamo noi a dare feedback dovremmo limitarci a descrivere ciò che abbiamo visto e capito, in modo che il destinatario possa individuare le aree di crescita su cui agire. Il feedback non dovrebbe mai essere un giudizio sulla persona che va a ledere la sua autostima, bensì dovrebbe avere ad oggetto il suo comportamento, dovrebbe contenere quante più informazioni utili a far comprendere cosa e come può migliorare in futuro.

Questa operazione la possiamo fare anche con noi stessi, diventando contemporaneamente autori e destinatari del feedback. In questi casi è utile cercare di vederci dall’esterno come se fossimo un terzo che ci osserva. Innanzitutto è indispensabile allontanarsi anche emotivamente dai nostri comportamenti in modo da non essere coinvolti nel risultato, soprattutto quando questo è catalogato da noi come “errore” o “fallimento”. Per poter imparare da eventuali nostri errori è necessario non esserne travolti emotivamente. È utile mantenere alto il nostro livello di motivazione ed energia, per cui sempre meglio partire prima dall’osservazione di ciò che ha funzionato, dei successi e passare poi agli insuccessi ed agli errori di percorso. Questo ci permetterà di essere maggiormente predisposti ad accettare gli errori e a valutare nuove strategie più funzionali.

Buon pomeriggio a tutti.

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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