Non farlo per soldi, fallo per amore. Il tuo

So bene che il titolo si presta a facili interpretazioni e battute. Ma il mio riferimento è ad un amore più prosaico, meno romantico e sicuramente meno fisico. Più vicino alla passione, all’entusiasmo per ciò che si fa.

È un periodo che mi capita spesso – forse complice la crisi e i tempi poco rassicuranti – di incontrare persone, professionisti e manager, assolutamente disincantati. Intendo disincantati da qualunque ideale, progetto entusiasmante, passione, ideale, valore. Mi sento ripetere che il lavoro è una cosa, la vita “vera” un’altra. Quale sarà poi quella “vera” e quella “finta” mi piacerebbe saperlo. Fatto sta che l’obiettivo numero uno è sopravvivere in questo momento critico e fare soldi. Sì, fare soldi, il business. Ancora in molti pensano che la serenità e la sicurezza risiedano lì: non voglio nemmeno fare l’abusato discorso di due cuori e una capanna, che ha fatto il suo tempo nell’età di ciascuno di noi. Anzi alcuni l’hanno saltata a pie’ pari quella fase. In ogni caso, non è il solito discorso qualunquista e alla leggera. Qui parlo di quella scintilla che tutti abbiamo dentro proprio ora, in questo momento. È che l’abbiamo messa in bacheca tra le cose che non si possono fare: sarebbe bello, mi sarebbe piaciuto, ma non è il caso, la “realtà” non me lo permette… mmmhhh, vabbé.

Mi tornano in mente libri e libri di grandi pensatori di diverse epoche, gente che in fondo un po’ di strada l’aveva fatta, che un po’, come dire, aveva vissuto. Avranno sbagliato tutti? Avranno tutti detto delle grandi sciocchezze? Possibile’ Oppure non li abbiamo letti bene, ascoltati bene, capiti bene. O abbiamo capito ma…non abbiamo proseguito.

Così da Seneca a Steve Jobs ritrovo alcuni tratti di continuità in chi suggerisce di fare le cose per passione, per convinzione, per amore. A chi richiama l’attenzione che la vita è cioè che facciamo mentre lo facciamo e che non si può dividere quella “vera” da quella “finta”. ci stiamo fregando da soli, così.

Se penso che perfino Donald Trump, che non mi sembra la persona più distaccata dal denaro del mondo, ci ricorda che quello, il denaro, arriverà dopo. Dopo cosa, potremmo chiederci? Dopo aver seminato con passione, dopo aver perseguito il nostro progetto perché ci piace! Perché ha senso così! Perché è il nostro e a quel paese tutto il resto!

“Non preoccupatevi di come fare i soldi. Chiedetevi piuttosto che cosa potete produrre,  quale utile servizio potete offrire ai cittadini e alla vostra comunità. Che cosa c’è da migliorare? Che cosa si può fare meglio e in modo più efficiente? (…) E soprattutto che cosa vi piacerebbe fare?” (Donald Trump).

Ora, da quanto tempo non ci chiediamo “che cosa mi piacerebbe fare?”. Sì, che cosa mi piacerebbe fare ORA. E niente più alibi legati ai soldi, al tempo, all’età, ai figli e mille altre cose che sappiamo bene essere scuse, perché se volessimo davvero, le faremmo e basta.

Quanta gente incontrate ogni giorno che pensa solo ai soldi? Sì, a fare soldi o che non ne ha abbastanza o chi ne ha più di lui. Perché da lì, dicono, arriverà la serenità. Tanti.  E quanta gente incontrate ogni giorno che invece pensa a migliorare i propri servizi, i propri prodotti per il prossimo, per i propri clienti, perché è bellissimo quando il tuo cliente è contento di ciò che fai per lui, perché è quella la prima vera moneta, l’altra di carta poii arriverà di conseguenza. Pochi.

Quindi fermiamoci un attimo a pensare come possiamo fare per migliorare ciò che facciamo e per fare ciò che ci piace e come ci piace. Piacerà di conseguenza anche ai nostri clienti che saranno felici, perché avranno un buon motivo, di pagarci. Eccoli i soldi.

Un caro saluto a tutti voi!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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