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Passi verso la saggezza. L’arte di tacere

Siamo a Parigi questa volta. È il 1771 e un ecclesiastico, l’abate Joseph AntoineToussaint Dinouart, pubblica un libretto (ora edito da Sellerio), L’arte di tacere. Sapete quei testi che nascono in sordina e poi col tempo come una valanga di neve cresce sul suo cammino fino a travolgere chiunque lo legga. Eccolo, lo avete ora tra le mani. Non vi aspettate toni eclatanti o solenni. Non vi aspettate dichiarazioni a stelle e strisce che ciò che leggerete vi cambierà la vita in 7 giorni, in 7 mosse o in 7 passi. Niente di tutto ciò. Si insinuerà e farà capolino nei vostri pensieri di tanto in tanto, come un ospite che vi eravate dimenticati di avere con voi. Ecco questo è L’arte di tacereun’arte eccellente, ma chi ci insegnerà l’arte di tacere?”. È stato un regalo per me, in senso fisico e morale. Tempo fa un amico mi disse “sai qual è il bello di regalare un libro? Che assume il volto di chi te lo ha regalato”. Bello, vero?! Da allora la mia libreria ha cambiato volto, o meglio, volti, assumendo quelli dei miei amici. Questo libro assume il volto di un Professore con cui ho avuto il piacere e l’onore di lavorare, una di quelle persone verso cui non puoi che provare una grande stima e ammirazione. E con la stessa ammirazione ho letto quanto scritto dall’Abate.

Dinouart tratta del silenzio e lo fa parlando. Siamo nella retorica classica, nei manuali delle buone conversazioni, dove scopro che il silenzio occupa spazi importanti nei trattati sul linguaggio del corpo, accanto a quello delle parole. Prima meraviglia: nel 1700 già si trattava della comunicazione verbale, non verbale e paraverbale! Sono diversi i significati e le motivazioni che sottendono il silenzio, ma ciò che mi colpisce come un concetto scagliato con una fionda che cattura in volo la mia attenzione è la frase che il silenzio denota “la qualità dell’uomo piscologico”. La qualità, capite!? Il silenzio che denota la qualità di un uomo! La qualità del gentiluomo, come la qualità del saggio. “La fisiognomica – scrivono nella loro Introduzione Jean-Jacques Courtine e Claudine Haroche – non si limita più a scrutare il viso, deve ormai ascoltarlo”. Fantastico! Il viso, nel silenzio delle sue espressioni, va ascoltato. Questa è calibrazione!

I pazzi hanno il cuore in bocca, mentre i saggi hanno la bocca nel cuore. Infatti i pazzi parlano e poi decidono, mentre i saggi decidono con la ragione e poi parlano con circospezione” (…) Il primo grado della saggezza è saper tacere; il secondo è saper parlare poco e moderarsi nel discorso; il terzo è saper parlare molto, senza parlare né male né troppo”. Dinouart propone una prospettiva nuova del silenzio, in un’ottica etica della parola e della scrittura. Chissà cosa direbbe di ciò che si sente e si legge oggi…

Vi saluto, a questo punto, con il primo dei quattordici principi che Dinouart riassume nel primo capitolo: “È bene parlare solo quando si deve dire qualcosa che valga più del silenzio”.

Buone Feste a tutti e shhhhhhhh, impariamo a fare un po’ di saggio e salutare silenzio “mai l’uomo è padrone di sé come quando tace”.

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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