Pensiamo troppo e sentiamo poco, ecco perché la felicità appare così lontana

Ce ne siamo dimenticati, è proprio così. Per troppo tempo in occidente è stata valorizzata la parte razionale dell’uomo, l’intelligenza, il raziocinio, il pensiero. Ci siamo dimenticati però che noi non siamo macchine con dei chip e delle schede forate; noi non siamo solo cablaggi neuronali che mutano all’apprendimento.

Noi siamo esseri fatti di emozioni, non di ragione.

Dobbiamo ritornare a sentire prima ancora di pensare. E questo per il benessere prima di tutto nostro (c.d. “orecchio interno”) e poi della civiltà che costruiamo scelta dopo scelta, secondo dopo secondo. Pensiamo, pensiamo sempre. Abbiamo una produzione di idee ipertrofica. Mentre dovremmo imparare di nuovo a sentire, sentire le nostre emozioni, i nostri desideri, i nostri valori.

Emozioni e ragione

La parte emotiva nell’uomo è come il vento sulle vele di una barca, dà la forza per andare avanti e imprime la direzione. La ragione è il suo timone, corregge la rotta, sceglie le soluzioni migliori, organizza il viaggio. Ma quale viaggio vale la pena fare se non quello che porta verso la felicità? Se tutti facessero questo viaggio, avessero il coraggio di crederci e di dedicarsi, la società sarebbe composta da persone più felici, più realizzate, meno aggressive, meno frustrate. Avrebbe tutto un senso.

È la felicità umana la stella polare che dovrebbe condurre le scelte dell’uomo. Siamo venuti al mondo per cercare di essere felici.

E allora chiediti: cosa stai facendo ora nella tua vita per esserlo, esserlo davvero, non solo sembrare felice?

Felicità

La felicità è fatta di attimi, sensazioni legate alla realizzazione di qualcosa a cui abbiamo tenuto; a volte è casuale, a volte è frutto di duro lavoro. In ogni caso è lei che dà sapore ad ogni fatto che, altrimenti, resta come cartone lì, visibile ma insapore. Soldi, traguardi, oggetti, relazioni non hanno alcun valore se non sono fonte di felicità. Quanti esempi abbiamo di regine, re, uomini famosi infelici. Eppure tutto farebbe pensare il contrario, ma così non è. Dietro il mondo patinato del successo spesso c’è tanta solitudine, tristezza, dolore, frustrazione.

Non sono le cose che danno senso a noi, bensì il contrario.

Senso, quindi direzione verso…

Felicità, chiedeva Totò:
Vurria sapè ched’è chesta parola,
vurria sapè che vvò significà (…)”

È quella sensazione di pienezza, di eterno presente, di completa presenza nell’attimo che è. Può essere nascosta in un gesto di una persona appena incontrata, negli occhi di tuo figlio, nel profumo di una donna, negli anelli di fumo di un sigaro, nella realizzazione di un sogno, in un oggetto, tra le righe di un libro, nei versi di una canzone. Sono attimi, attimi che donano energia e speranza, che fanno risuonare il nostro corpo come un violoncello che amplifica le vibrazioni delle corde.

Gli eventi anche di questi giorni, gli USA che lasciano il Patto di Parigi sul clima, il campanilismo locale che torna a creare barriere, muri visibili o invisibili…la storia che si ripete ciclica. La felicità umana, questo davvero dovrebbe essere lo scopo di ogni vita che, non dimentichiamolo mai, è solo di passaggio e ha in prestito risorse di un mondo che non gli appartiene: lui è li, noi passiamo. Il resto è pura illusione…

Vi lascio ora con il fantastico discorso tenuto al G20 di Rio de Janeiro nel 2012 dall’allora Presidente uruguaiano Peppe Mujica proprio sulla felicità….

 

E per voi cos’è la felicità? Scrivetelo e sarò felice di leggervi…

 

Mario Alberto Catarozzo

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