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Anche per lo Studio professionale il futuro passa dall’istruzione

Pages and glowing letters flying out of a book

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Instruo latino significa arricchire. Partiamo da qui. Così come un legale istruisce una causa, la arricchisce di particolari, di elementi, così dovremmo fare con le nostre vite professionali, arricchirle.

Eric Fromm diceva che molti si preoccupano di allungare la propria vita, quando invece dovrebbero allargarla.

Istruzione come forma mentis

Prendo spunto dall’articolo in prima pagina oggi sul Corriere della Sera, di Gian Arturo Ferrari, intitolato “Il passaggio della maturità”. L’Inghilterra – quella fatta di persone e non di calcio – ha lanciato una sfida nel 1997 con Tony Blair, dichiarando come priorità per gli anni a venire l’istruzione. E i fatti, a oltre quindici anni da allora, pare le diano ragione. “Nessuno è oggi tanto sprovveduto – scrivere Ferrari – da non accorgersi che la ricchezza delle nazioni, presente e futura, consiste e soprattutto consisterà nel livello culturale dei cittadini, nella loro utensileria mentale”. Utensileria mentale è un’espressione che rende bene l’idea. Io nei miei corsi uso spesso l’espressione cassetta degli attrezzi; nulla di nuovo, certo, ma serve a rendere l’idea che se non vogliamo divenire replicanti di comportamenti abitudinari e spesso disfunzionali ai nostri scopi, è utile imparare a continuare ogni giorno ad imparare. Scusate il gioco di parole, ma il cuore è proprio questo.

Investire sulle persone nelle organizzazioni di Studio

Ogni organizzazione di persone, azienda, studio professionale, ma anche famiglia, può migliorare solo le persone sono ogni giorno migliori. Per permettere in concreto questo bisogna avere la lungimiranza di investire sulle persone, realmente.

All’interno degli Studi professionali questo si concretizza nell’acquisire innanzitutto una nuova mentalità: per fare bene business le persone devono essere felici. Solo in una organizzazione dove le persone sono felici si raggiungono grandi traguardi. Negli altri casi l’inefficienza è altissima: tanto stress, tanto dispendio di energie, poca reale soddisfazione. Magari si raggiungono anche gli scopi economici prefissati, ma ad alto, altissimo prezzo. E ne vale la pena? Si può fare diversamente? Certo, bisogna avere il coraggio di cambiare paradigma mentale e di capire che è solo attraverso l’istruzione – nel senso di un arricchimento di nuova cultura – che passa il business “felice”.

Ora, per non rischiare di scivolare in qualunquismi o in petizioni di principio da new age, chiariamo che per business felice non intendiamo il volersi tutti bene e cose del genere, ma alzarsi la mattina e sentire di percorrere una strada verso qualcosa che dia soddisfazione; vuol dire tornare la sera a casa e mentre ci si toglie le scarpe provare la soddisfazione di aver portato avanti mattone su mattone il nostro progetto. Il business per il business è qualcosa senza anima. Intendo senza l’anima di ciascuno. Il sacrificio fine a se stesso è contro natura. Il sacrificio è strumentale a raggiungere uno scopo, che sia di adattamento o di miglioramento.

Quale nuova istruzione per il professionista?

L’istruzione per il professionista di oggi e per il suo Studio, è l’istruzione trasversale alle competenze già acquisite, quelle tecniche. Che bisogna essere preparati e aggiornati, non vi è alcun dubbio. Solo che essere oggi monotematici, non è utile, non è funzionale.

La capacità che il professionista oggi dovrebbe coltivare è di essere al contempo specialista e poliedrico. Specialista nelle materie tecniche, centro del proprio lavoro. Quindi, per esempio, un avvocato generalista dovrebbe cominciare a pensare di comunicare e coltivare alcuni rami del diritto e magari aggregarsi con colleghi esperti su altre tematiche. Questo perché il cliente oggi cerca sempre di più lo specialista. Al contempo, usciti dall’area tecnico-giuridica, l’avvocato dovrebbe comprendere che tornare ad una cultura poliedrica paga, e molto. Quindi conoscere un po’ di tecnologia, avere i rudimenti del marketing e della comunicazione, conoscere i principi della negoziazione, saper gestire il public speaking, avere conoscenze di time management, sono tutte competenze necessarie per essere competitivi. Ma andrei oltre: anche leggere di arte, musica, riscoprire i classici greci e latini fa parte di quella “utensileria mentale” indispensabile per essere flessibile, aperto, veloce nell’adattarsi al cambiamento e ai cambiamenti che giorno per giorno si troverà a vivere.

Lavorare su se stessi, tra l’altro, è la cosa più bella che si possa fare ed è l’unica cosa che nessuno potrà mai toglierci.

Vi ricordo, per chi ha piacere di migliorare le proprie capacità negoziali, che venerdì 20.06.2014 si terrà a Milano il corso dedicato a NEGOZIAZIONE EFFICACE PER PROFESSIONISTI, GESTIONE DEI CONFLITTI E PROBLEM SOLVING.

Buon lavoro a tutti.

Mario Alberto Catarozzo

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