Il professionista liquido. Come cambierà il modo di fare la professione

Se Zygmunt Bauman, il grande filosofo polacco, volgesse lo sguardo al mondo dei professionisti, con ogni probabilità parlerebbe anche qui di “liquidità” come fenomeno che caratterizza la professione di oggi. Le relazioni tra professionista e clienti diventano infatti sempre più “sfuggenti”, legate da un filo sempre più leggero, segnate da una volatilità un tempo impensabile.

Dalle sicurezze del fordismo al modello “liquido” di Bauman

Le relazioni professionali seguono d’altronde le relazioni sociali e il loro destino. La solidità che ha caratterizzato la cultura fordista industriale, dove l’organizzazione rappresentava da un lato una limitazione alle libertà individuali, ma dall’altro un elemento di contenimento e di rassicurazione, oggi non c’è più.

Qual è dunque il vero pericolo che oggi attende il professionista? Il non accorgersene e continuare a giocare con le regole di un gioco che non c’è più. Qui ci viene in aiuto il pensiero positivo, inteso non in senso new age, ma in senso pragmatico di imparare e vedere e cogliere le opportunità che ogni cambiamento porta con sé.

Se è vero che le relazioni professionali sono più liquide con i clienti, sarà anche vero che saranno decisamente maggiori le probabilità di incrociare molti più clienti di un tempo.

Se un tempo la formazione professionale si concentrava negli anni della pratica e nei primi anni della professione, dopodiché quasi motu proprio si procedeva ripetendo incessantemente le stesse attività per il resto dell’attività, oggi la formazione è continua e abbraccia tutta la vita professionale.

Un tempo il professionista si confrontava e competeva con chi la sorte gli aveva piazzato geograficamente vicino, oggi con Internet siamo professionisti globali, potenzialmente senza patria e senza tempo.

Un tempo il professionista era settoriale: fuori dalle competenze professionali spesso non si andava, salvo i casi di passioni. Oggi nessun professionista può sentirsi completo se non conosce le regole base del web, se non sa comunicare in modo efficace, se non sa gestire un team di collaboratori.

Chiediamoci ora se, al di là delle comprensibili difficoltà che tutti si trovano a dover affrontare, tale cambiamento sia davvero così negativo.

Vediamo il bicchiere mezzo pieno

A rischio di sembrare anacronistico, vorrei con voi sottolineare per una volta le opportunità che il futuro riserva al mondo professionale, a condizione che le sappia vedere e cogliere al volo:

  • oggi qualunque studio professionale, anche di piccole dimensioni, se sa interpretare al meglio le proprie risorse ed essere molto attivo (anche sul web) può competere con studi molto grandi su clienti impensabili fino a qualche anno fa;
  • oggi la professione può essere molto più variegata e creativa di un tempo; se da un lato richiede continuo sforzo di innovazione e adattamento, dall’altro comporta lo sviluppo di competenze un tempo impensabili;
  • oggi lo Studio del professionista non conosce limiti spaziali e temporali con il web; sono praticamente infinite le possibilità che ci leggano in tutto il mondo, che ci conoscano nei posti più impensabili, dal paesino di montagna alla metropoli.

Ricordiamoci sempre quanto affermava Gilbert ArlandSe non colpisci il bersaglio, non è mai colpa del bersaglio”. La natura ci ha “costruito” per adattarci all’ambiente: può darsi allora che, semplicemente, i decenni di benessere precedenti abbiano fatto un po’ arrugginire queste doti. E’ allora arrivato il momento di riprendere in mano il proprio destino professionale, consapevoli che, come è sempre stato, anche stavolta dipende solo da noi.

Vi saluto con una bellissima frase di Coco Chanel:

La natura ti da la faccia che hai a vent’anni; è compito tuo meritarti quella che avrai a cinquant’anni.

Coco Chanel

Buon lavoro!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

 



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