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Professionisti: che strano periodo! E poi?

È un periodo strano. Ogni avvocato, ogni commercialista lo sa bene. E così tutte le altre categorie professionali, senza esclusione anche per le più tradizionali come i medici.

Più volte ci siamo detti che il cambiamento è epocale. Che da qui non si tornerà indietro. Che chi saprà affrontare il nuovo non solo sopravviverà – spero che ciascuno di noi auspichi qualcosa di più che sopravvivere e basta – ma uscirà rigenerato, rinvigorito. Ebbene sì, la vera novità è che il nuovo che abbiamo davanti ai nostri occhi nessuno lo conosce. Si azzardano ipotesi. C’è un bailame di teorie. Nascono guru dal nulla. Ma la verità vera è che non lo sappiamo. Nessuno sa cosa accadrà da qui a poco. E questo a livello economico, politico, sociale. Allora che fare? Invece di annaspare nell’acqua cercando di non affogare e così fare una fatica immane per pochi risultati non è meglio fermarsi un attimo? Non è meglio staccarsi un secondo dalla quotidianità che ci preme addosso e fare il punto, su di noi, sulla nostra attività, sul nostro progetto (professionale e personale) e così pianificare con una chimica mentale nuova il futuro? Ha senso – chiediamoci – applicare a nuovi problemi (perché questo sono) vecchie soluzioni? Un detto cinese – nientemeno che Confucio – dice che l’esperienza è come una lanterna appesa sulla schiena: illumina il percorso fatto ma non quello da fare.

E poi. Siamo così sicuri che oggi l’esperienza sia ancora il vero motore per affrontare il nuovo? L’esperienza ci dice cosa fare in condizioni uguali o simili a quelle già sperimentate? Vi risulta che ciò che stiamo affrontando sia uguale o simile a qualcosa già vissuta? Perché se è così si faccia avanti chi ne ha già fatto esperienza e ci illumini sul cammino.

La sensazione che riporto dagli studi professionale e dai professionisti con cui lavoro nella formazione e nel coaching è che l’esperienza sia in questo momento più un freno che benzina. Soprattutto se usata come uno scoglio a cui aggrapparsi. Oggi vedo che si muovono meglio e sono più lungimiranti, concreti e solidi proprio quei professionisti con uno spirito innovativo: coloro che hanno coraggio di dire “so di non sapere abbastanza per essere competitivo oggi”; coloro che riconoscono con umiltà intellettuale e intelligenza che ciò che era utile e sufficiente un tempo non lo è più. Parlo dei professionisti che ogni giorno trovano (perché lo vogliono) il tempo e il coraggio per chiedersi “cosa posso fare di nuovo”, “continuando ad applicare certi schemi dove mi porteranno”, “cosa mi porterà pensare e agire in questo modo”.

C’è bisogno di questa novità di pensiero e di azione, di questo coraggio. C’è bisogno di ripartire da se stessi. Soprattutto in un momento in cui tutto ciò che è materiale è effimero più che mai. Che senso ha concentrare tutte le proprie energie sul preventivo sì oppure no. Che senso ha perdersi nei dettagli, per quanto importanti e su cui certo attenzione va posta, invece che sul contesto nel suo insieme? Cosa ne dite: in uno studio professionale oggi è più importante il gestionale che si utilizza, oppure le persone che vi collaborano? Ha più senso investire sulle poltrone in pelle, oppure sulla costruzione di un team affiatato e motivato?

Siamo in una foresta signori, dove ci sono rami e dirupi, fiori e foglie, belve viscide e splendide farfalle, raggi di sole e zone buie. Che si fa? Passiamo il tempo a darci la colpa di chi si è perso? Facciamo la conta dei danni e restiamo lì? Ci aggrappiamo ad un ramo e aspettiamo che qualcosa accada? Oppure cerchiamo di uscirne, ma soprattutto di imparare qualcosa di nuovo dalla situazione, qualcosa che ci faccia fare passi avanti come professionisti e come persone?! Non sarebbe male investire del tempo a cercare un promontorio da cui vedere dall’alto la foresta, per non perdersi tra i rami e basta, per vederne la finitudine, per coglierne i sentieri e la direzione per uscirne?

Quando sento dire che manca il tempo per partecipare ad un corso, che non c’è il tempo per fare una riunione in studio, che non si sa dove ritagliare il tempo per fermarsi a pianificare, beh, francamente resto perplesso. Già, perché chi fa così sta pianificando una strategia faticosissima che renderà poco, professionalmente e non solo. Fatta di giornate ripetitive, di schemi sempre uguali, di abitudini…pur di non cambiare nulla e tirare avanti come sempre, con più fatica di sempre perché intorno è tutto nuovo.

È la chimica della mente che va cambiata, cioè il nostro modo di vedere le cose, di confrontarci con esse, di imparare di nuovo e di mettere in pratica con entusiasmo e grinta. Sono tutte sfide e sempre, tutto, ha una soluzione, almeno finché non arriveranno i titoli di coda e allora, come nei cartoni di quando eravamo bambini…The end!

Ma fino ad allora impariamo, impariamo sempre e sperimentiamo con coraggio. Mettiamoci in gioco. In fondo è tutto qui, un esperimento continuo a cui cerchiamo, dopo, di dare un nome e una forma perché abbia un senso ciò che abbiamo fatto.

Giornata di sole oggi, splendida!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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