Professionisti e liberalizzazioni. E ora?

Tariffe minime e massime sparite. Obbligo di “contrattualizzare” il cliente. Obbligo di preventivare l’attività specificando tempi, mezzi, modalità operative. Obbligo di avere e comunicare l’assicurazione professionale. Insomma, molta più informazione, molto più coinvolgimento del cliente, molta più chiarezza. Lo so, già sento molti indignarsi: “ma come si fa nella professione”, “non vendiamo oggetti”, non si può fare”, “è assurdo”, “non siamo commercianti”, ecc. ecc. Si può, si può. E’ solo questione di abitudine, di volerlo e saperlo fare.

Da coach prendo atto che con ieri un pezzetto del mondo dei professionisti è cambiato e guardando avanti mi chiedo se fossi un professionista iscritto ad un Ordine come potrei ragionare per cogliere le opportunità insite in questo cambiamento epocale? Potrei farmi delle domande invece di darmi sempre e solo risposte, spesso sempre le stesse. Potrei chiedermi:

  • cosa posso fare da oggi di nuovo?
  • cosa posso smettere di fare?
  • cosa posso fare di più?
  • cosa posso fare di meno?

Sembrano banali? Bene fatevele. Foglio bianco davanti e scrivetevi le risposte. E se vi va poi scrivetemi com’è andata.

Ma cosa è accaduto venerdì 20 gennaio 2012? Si è ufficialmente passati dall’epoca dei professionisti 1.0, in cui il professionista era depositario della scienza e il cliente no, all’epoca dei professionisti 2.0, in cui il cliente partecipa, dice la sua, si informa, vuol sapere, sceglie, cambia e insieme al professionista costruisce un percorso. Nessuno avrebbe pensato negli anni ’90 che dal Web 1.0 si sarebbe passati al Web 2.0, partecipativo, virale, circolare. Invece così è stato. Le cose cambiano e noi con esse, necessariamente.

Quindi invece di lamentarsi non sarebbe molto più furbo prepararsi al nuovo mondo che abbiamo davanti?

Ieri volutamente non ho scritto nulla in merito, volevo 24 ore per sentire gli animi, per vedere le reazioni, per leggere le posizioni di ciascuno. E purtroppo non ho visto nulla che non temessi di vedere e sentire. Cioè sempre le stesse cose. Il vecchio.

Non voglio – me ne guardo bene – entrare nel merito dell’opportunità, efficacia, contenuto ecc. del decreto cresci-Italia e tantomeno dell’articolo 9 che si focalizza sui professionisti. Voglio solo fare due passi con voi e condividere alcune considerazioni, amichevolmente e senza posizioni aprioristiche, se vi è possibile su questo tema.

Vi premetto che vengo da una famiglia di avvocati ed ho vissuto dall’interno cosa voleva dire la professione dagli anni ’80 in poi; ho visto le sue evoluzioni da figlio prima, da studente e praticante poi, da chi aveva deciso di virare e fare altro nella vita ma, per una legge  del contrappasso di dantesca memoria, ha poi sempre lavorato, da oltre quindici anni, con avvocati e commercialisti di tutta Italia. Penso di sapere, insomma, di cosa stiamo parlando. Non sono il formatore o il coach che arriva dal mondo aziendale, magari un po’ americano, e non conosce la mentalità, dinamiche e contenuti della professione. Nel mio dna ci sono entrambi.

Un attimo di antipatia permettetemelo. Leggo testualmente da Wikipedia sotto corporazioni: “Indipendentemente dalle diversità e dal coinvolgimento politico più o meno profondo, il compito primario di ogni corporazione era la difesa del monopolio dell’esercizio del proprio mestiere e chi lo praticava pur non essendovi iscritto veniva considerato, dalla corporazione, un lavoratore che costituiva un potenziale pericolo verso gli iscritti. È quindi possibile individuare dei tratti comuni a tutte le corporazioni, riguardanti la loro linea di condotta e gli scopi perseguiti”.

Specifichiamo subito che una regolamentazione, in particolare nell’esercizio di professioni particolarmente delicate, è indispensabile. Non dovrebbe essere questo infatti il nodo della discussione, quanto la funzione delle regole: se le regole hanno funzione di tutelare realmente gli utenti, oppure di tutelare gli appartenenti  alla categoria. C’è una bella differenza.

La società in cui viviamo compone, visto da un’altra prospettiva, il tessuto economico in cui si opera. Il mercato, per dirla brutalmente. L’avvocato è anche cliente del commercialista, il commercialista è cliente dell’ingegnere, l’ingegnere è cliente del tassista, il tassista è cliente del farmacista, il farmacista è cliente del consulente del lavoro, il consulente del lavoro è cliente dell’architetto e potremmo andare avanti all’infinito, mettendoci dentro l’imprenditore, l’edicolante, le pompe di benzina, le pompe funebri,  fino ad approdare ad una delle note più dolenti in assoluto (più delle pompe funebri): tutti siamo clienti delle banche…e qui mi fermo come in una sosta della via crucis per far riflettere in silenzio ciascuno.

Cosa penso di tutto questo? Come dicevo all’inizio voglio volare alto per avere, insieme a voi, una visuale diversa dal solito. Se vogliamo vedere la foresta nel suo insieme dobbiamo sorvolarla; mentre ci camminiamo dentro vediamo solo rami e piante e non possiamo cogliere l’insieme. Inoltre ciascuno secondo le proprie inclinazioni ed esperienze vedrà ciò che può (o ciò che vuole): il falegname vede tante assi di legno per i suoi mobili e tocca i tronchi, l’ornitologo guarda tutto il tempo in alto alla ricerca di specie meravigliose di uccelli, il micologo procede guardando a terra per scovare funghi sotto le foglie o dietro i tronchi. 

Ecco in questo momento mi sembra che tutti gli italiani stianno vagando ansiosamente tra i boschi, ciascuno alla ricerca di ciò che gli interessa, di ciò che vuole vedere, perdendo di vista migliaia di opportunità, novità, situazioni e soprattutto sottovalutando che stiamo costeggiando gli argini di un torrente che ad ogni metro diventa sempre di più rapida.

Vi saluto con Tiziano Ferro:  “Lo sanno tutti che in caso di pericolo si salva solo chi sa volare bene, quindi se escludi gli aviatori, i falchi, nuvole, gli aerei, aquile e angeli, rimani te“.

Chi ne uscirà alla grande? Chi oggi, mentre gli altri si arroccano sul vecchio, sta scoprendo le sue ali e si sta preparando al volo, per scoprire, come un uccello a cui hanno tagliato il ramo su cui era appollaiato, che non solo sa volare, ma che è bellissimo, più di prima!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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