Quanto conta l’atteggiamento nella professione? Chi ce la farà e perché. Osate cambiare….

Mi trovo quasi tutti i giorni in aula a lavorare con professionisti in tutta Italia. Ciò mi permette di confrontarmi con centinaia di professionisti ogni settimana: avvocati, commercialisti, consulenti del lavoro, notai. Ho la fortuna in questo modo di raccogliere opinioni, difficoltà, aspettative, progetti, passioni di ogni tipo, che come razzi propulsori spingono le loro scelte, oppure come ganasce frenano i loro entusiasmi.

Alcune considerazioni sono dei comun denominatori trasversali a tutte le professioni:

  1. i clienti che hanno difficoltà a pagare
  2. il lavoro che è peggiorato come qualità
  3. il cliente che è diventato più pretenzioso
  4. la normativa che è sempre più alluvionale e indecifrabile.

In molti queste difficoltà e questi cambiamenti hanno eroso le antiche passioni che hanno spinto verso la professione, mentre in altri hanno generato una vera e propria disillusione sul futuro loro e della professione.

Le conseguenze sono palpabili:

  • preoccupazioni costanti sul fatturato
  • stress cronico
  • cattivo umore
  • rapporti tra colleghi più tesi dove non mancano colpi bassi
  • tensioni all’interno dello Studio
  • desiderio di cambiar vita e aprire il mitico baratto in Costa Rica (questo tutti!).

Un diverso approccio determina scelte diverse e…risultati diversi

Dopo un primo momento di smarrimento passato in una sorta di limbo in attesa che un orizzonte apparisse, molti professionisti oggi sono passati all’attacco, riprendendo in mano le redini del proprio destino professionale. Ne sono l’esempio nuovi siti Internet di Studio, introduzione di una sorta di organizzazione interna che razionalizzi il lavoro (dai gestionali, ad un organigramma e funzionigramma), ai primi tentativi di impostare la comunicazione dello Studio in modo propositivo, senza più limitarsi passivamente al passaparola che per tanti anni li ha supportati.

Altri, invece, sono ancora increduli, smarriti, preoccupati, indispettiti. Il disappunto sulla politica legislativa, sull’andamento dell’economia, sulle cattive abitudini assunte dai clienti e sul deterioramento nei rapporti tra colleghi occupano buona parte del tempo non dedicato attivamente alla professione, tra fascicoli, cancellerie, aule e codici. Per alcuni il disappunto assume la forma di vera e propria ansia, per altri riveste forme malcelate di negatività e rabbia.

Di sicuro, per tutti, la “zona di comfort” che aveva accompagnato la professione per decenni, è venuta meno o si è ridotta ai minimi termini. Crogiolarsi in essa non è più possibile, questo è chiaro a tutti.

Cosa distingue dunque i primi proattivi, dai secondi reattivi?

L’atteggiamento! Quello mentale, prima di tutto, e quello comportamentale, di conseguenza (cosa pensi e cosa fai per…). La ragione per cui la natura ha dotato l’uomo di un organo così prezioso, strabiliante e potente quale è il cervello, è la sua funzione adattiva. Di fronte ai cambiamenti, un organismo intelligente procede cercando di effettuare tutti i cambiamenti interni necessari ad adattarsi all’ambiente esterno mutato. Il compito di un organo così sofisticato, come il nostro cervello, dobrebbe proprio essere questo: cogliere velocemente i cambiamenti e permetterci di correre velocementi ai ripari, adottando tutte le strategie adattive del caso. Possibilmente nel tempo minore possibile. Così la natura ha cercato di garantirci la sopravvivenza. Fisica, certo, ma non solo.

Darwin è rimasto famoso per la sua celebre frase in cui dice che non è il più forte della specie e neppure il più intelligente a sopravvivere, ma colui che si adatta più velocemente al cambiamento. Chi è più flessibile, dunque.

Cosa può sostenere la ripresa e lo sviluppo professionale

Bene, nel nostro caso, poiché stiamo parlando di sopravvivenza professionale e, auspicabilmente, qualcosa di più della semplice sopravvivenza, possiamo affermare che saranno coloro che risulteranno meno rigidi di altri, meno arroccati su vecchie prese di posizione, meno chiusi in automatismi assunti con l’età ad avere la meglio. Volgendo tutto in positivo, come il coaching ci insegna, saranno i più flessibili, lungimiranti, aperti all’innovazione, dotati di umiltà intellettuale ad avere la meglio ed uscire per primi dalle secche della stagnazione del mercato.

Nel celebre film L’Attimo fuggente, il mitico professor Keating (“o capitano, mio capitano…”) ripete ad increduli alunni in piedi sulla cattedra “osate cambiare…è proprio quando pensate di sapere le cose che dovete guardarle da angolazioni diverse…”.

Dunque ciò che farà la differenza nella professione (dando per acquisita l’importanza dell’eccellenza nella preparazione professionale) tra chi ce la farà alla grande, e anzi trarrà giovamento da questi cambiamenti, e chi rimarrà al palo, sarà l’atteggiamento, la nuova chimica mentale che guiderà le giornate in Studio.

Dedicate tempo e risorse a questo aspetto troppo spesso sottovalutato, a cui si guarda con la coda dell’occhio, che non si ha mai il tempo di sviluppare e allenare a dovere.
Fate attenzione, potrete essere imbarcazioni con potenti motori e con una scocca fantastica, ma se chi è lassù, nella cabina di pilotaggio è miope, è abitudinario, è pigro, è in preda all’ansia…la navigazione risulterà molto molto difficile, nonostante i mezzi eccellenti.

La lezione del professor Keating

Vi lascio con il professor Keating, ora:

Buon lavoro e a presto!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo



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