Che tu pensi di farcela o di non farcela , avrai comunque ragione

Profezie autoavverantesi e il valore di averci provato

Ora tutti lodano Expo. Si sa, tutti salgono sul carro dei vincitori e, all’opposto, tutti non hanno mai conosciuto il perdente. Vecchia storia. Ma noi qui non vogliamo parlare né delle gesta dell’EXPO, né di cosa accadrà dopo. In questo blog parliamo di coaching e di strumenti di managerialità per migliorare se stessi e dare un futuro migliore alla propria professione. Continuiamo allora in questa direzione.

Cosa impariamo dall’esperienza di Expo

L’esperienza dell’Expo ci permette di porre una domanda: e se non ci avessimo neppure provato? E se avessimo accettato di non essere capaci? E se ci fossimo convinti che sarebbe stato impossibile?

Ebbene molti nella propria vita, professionale e non, fanno proprio così: si fermano di fronte alle sfide del nuovo, cedono alla convinzione che tanto non sono capaci o che è impossibile raggiungere per loro un certo risultato. Le profezie autoavverantesi puntualmente avranno ragione. Certo, ciascuno avrà con il proprio comportamento, con la sequenza delle scelte effettuate, creato le migliori condizioni perché si avveri la loro paura.

La sfida del professionista

Oggi il professionista si trova davanti sfide importanti:

  • allargare la propria competenza alla cultura manageriale
  • fare il passaggio da una mentalità professionale vecchio stile ad una professional-imprenditoriale
  • organizzare lo studio con un modello aziendale
  • usare le tecnologie per gestire e promuovere la propria attività.

Per non parlare poi  delle nuove competenze nella gestione del cliente, ben diverso da quello conosciuto per decenni.

Di fronte a questo scenario la prima vera decisione da prendere è se vogliamo affrontarle per vincerle, oppure se vogliamo stare fermi.

Un detto africano dice

Chi ha una meta trova una strada, chi non ce l’ha trova una scusa

L’esperienza che ruolo ha in questa sfida?

A questo punto c’è anche da chiederci che ruolo debba avere il passato in questa sfida del futuro. Chi ha lunga esperienza, chi ha una storia professionale con radici profonde, vedi gli studi di seconda o terza generazione, come devono interpretare e usare il proprio passato? Anche qui si trovano di fronte ad un bivio: possono scegliere di utilizzare come trampolino la loro storia, e quindi servirsi di tutto ciò che può dare spinta e vantaggio competitivo, oppure possono rimanere ancorati a quelle radici, che fungeranno da palla al piede, da zavorra che appesantirà il loro commino.

Lo so, molti potrebbero pensare che questa visione sia un po’ semplicistiche, ma la verità è che siamo maestri nel complicare le cose e appesantirle con le nostre stesse mani. Impariamo quindi a semplificare invece di complicare, ad alleggerire invece di appesantire e avremo fatto il primo concreto passo verso la costruzione di un futuro migliore, di cui noi soli siamo gli architetti e costruttori.

Buona domenica a tutti

Mario Alberto Catarozzo

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