Qual è il vero problema che hanno oggi i professionisti?

Poco tempo, tanto stress, scadenze continue, disservizi, incompetenza, crisi economica, clienti che non pagano, aziende che chiudono…potremmo continuare con un lunghissimo elenco tutto ciò che quotidianamente sento raccontare nel mio lavoro di coach con i professionisti e i manager. Ma sarà così, mi chiedo? Saranno questi i veri problemi che oggi dobbiamo affrontare? La sfida che ciascuno ha davanti è così frammentata in mille situazioni disagevoli con cui confrontarsi? Non penso. Anzi sono sicuro (convinzione potenziante) che non sono questi i veri problemi, né che si trovi lì la soluzione.

Vogliamo allora dare un nome al vero unico problema che ciascuno di noi si trova ad affrontare? Si chiama OMEOSTASI. Già, la tendenza di un organismo a riprodurre quell’equilibrio che in passato ha garantito un certo benessere.

Il coaching e la psicologia hanno poi declinato questo concetto biologico e antropologico in mille salse. Sono così compare le espressioni zona di comfort, paura del nuovo, ansia dello sconosciuto, abitudini ecc. Il punto resta sempre uno: se in passato un certo comportamento ha prodotto effetti positivi, noi tenderemo naturalmente a riprodurre quel comportamento, quelle scelte finché non ci sarà qualcosa che ci costringerà a cambiare, oppure finché non avremo maturato una determinazione che vincerà la paura del cambiamento. Questo si chiama coraggio.

Il cambiamento è l’evento più costante e certo che esista in natura. Si cambia sempre, che lo vogliamo o no. Non foss’altro perché si invecchia, perché il tempo passa. Allora si possono incanalare le nostre energie in modo da cavalcare i cambiamenti e in qualche modo condurli il più possibile nella direzione desiderata, piuttosto che cercare di contrastare questo fenomeno naturale e cercare di fermare un fiume con le mani. Cosa sarà meglio, un uomo con i suoi magnifici capelli sale e pepe o con la tinta? Una donna che porta con orgoglio e naturalezza qualche ruga, oppure una botulinata, tirata come un pallone che non riesce neppure più a sorridere?

La differenza sarà abissale: cambiare nostro malgrado indica che subiamo questo cambiamento, cambiare per scelta, invece, indica un processo attivo che si installa su un processo naturale. In questo caso il cambiamento può diventare miglioramento. Per migliorare dobbiamo allora uscire dalla zona di comfort, dalle abitudini, dal conosciuto. Se andremo a pranzo sempre nello stesso bar sotto l’ufficio, sempre con le stesse persone, ripentendo sempre la stessa strada, sarà difficile che impareremo qualcosa di nuovo su di noi e sul mondo che ci circonda. Il risultato sarà un lento impoverimento, poca consapevolezza, poca energia. Si sopravvive, ma in realtà si muore un po’ alla volta. Se non alimentiamo la novità, l’entusiasmo, la meraviglia non potremo creare le condizioni per migliorare noi e il nostro mondo: relazioni, ambiente, autostima, fiducia e perché no, business.

Ma ritorniamo all’omeostasi. Perché è il vero problema? Perché proprio il fatto che in passato certe scelte hanno funzionato sarà per noi difficile introdurre cambiamenti. I risultati positivi operano come rinforzo positivo sui nostri comportamenti. Per capirci, è un po’ ciò che accade al perfezionista: profonde una quantità di energie esagerate per cercare la sicurezza (e la presunta perfezione) in quello che fa e poiché avrà con ottime probabilità buoni risultati, legherà poi (interpreterà) i risultati positivi al fatto che ha effettuato tutti quei controlli, che ha profuso tutte quelle energie. Penserà, di conseguenza, che se in futuro dovesse rinunciare a tutte quell’impegno ciò lo porterà ad essere approssimativo e in ultima analisi a non ottenere più i buoni risultati del passato. Saranno, in sostanza, proprio i buoni risultati del suo comportamento a rappresentare un freno al cambiamento.

Pensiamo al fenomeno del passaparola. Oggi tutti i professionisti sono legati a doppia mandata con questo canale, il passaparola. Ancora moltissimi sono convinti che il passaparola classico resterà in futuro il principale canale di approvvigionamento di nuova clientela. Se guardiamo i dati oggi e il trend in atto, nulla suggerisce questa conclusione, anzi, esattamente il contrario. Tutto oramai si sta spostando sul web e con una velocità esponenziale. Le “vecchie” generazioni analogiche stanno pian piano cedendo il passo (anche per un fatto cronologico) alle nuove e le nuove vivono intrise di tecnologia e Internet. Conclusione? Tra pochi anni, pochissimi, il vero e unico passaparola sarà quello on line. Perché allora moltissimi ancora ritengono che ciò non accadrà? In parte perché nel presente ancora il passaparola tradizionale sta funzionando e in parte perché temono questo cambiamento radicale di costumi a cui non sanno come far fronte. Oppongono, in sostanza, una resistenza psicologica a questa idea di cambiamento e tendono, invece di essere lungimiranti e farsi trovare preparati all’appuntamento, a ripercorrere la vecchia strada che ha dato finora risultati.

Per cambiare ci vuole un progetto, una vision verso un obiettivo e coraggio. Ricordiamo che il coraggio in realtà non esiste se non nella sua forma di azione che vince la paura. La paura invece esiste, ed è non solo naturale, ma vitale, in quanto protettiva. Questo finchè la paura non diventa immobilismo che può produrre risultati più nocivi dei vantaggi.

Abbiate dunque un progetto per cambiare e per migliorare, come individui, professionisti, team di lavoro. E’ bellissimo, lo dobbiamo a noi stessi e alle generazioni che verranno e raccoglieranno quello che noi abbiamo seminato, nel bene e nel male. 

Vi lascio con questo bellissimo video.

Buon lavoro!

Bye bye

Mario Alberto Catarozzo

@MarAlbCat



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